Stamani i consiglieri regionali in visita a cava Sari

Stamattina il presidente della commissione consiliare speciale per il controllo sulle bonifiche ambientali, i siti di smaltimento dei rifiuti, l’ecomafia e il riutilizzo dei beni confiscati della Campania, Antonio Amato, accompagnato dai consiglieri regionali Anita Sala e Flora Beneduce e i rappresentati di diversi comitati e associazioni di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase, tra cui La Fenice Vulcanica, la Rete dei Comitati Vesuviani e le Mamme Vulcaniche, si è recato alla discarica ex cava Sari per una visita ispettiva e per verificare assieme ai tecnici dell’Arpac le condizioni dell’ecomostro insidiato in pieno Parco Nazionale del Vesuvio.

La delegazione ha compiuto un sopralluogo anche nei vecchi siti adibiti a discarica: sono più di 2 milioni le tonnellate di rifiuti interrati nell’intera area di Pozzelle, senza contare alcune migliaia di ecoballe marcescenti pericolosamente esposte agli agenti atmosferici. Non è solo la “Sari 3” a preoccupare, ovvero l’impianto ora in chiusura, ma la situazione di degrado amabientale che insiste tutto attorno con le discariche abbandonate prive di qualsivoglia, mai messe in sicurezza.

Secondo Amato l’intero Parco Nazionale del Vesuvio versa in gravissime condizioni e altrettanto gravi e innegabili sono le ripercussioni sulla salute dei cittadini. Lo Stato ha avuto certamente delle responsabilità nell’opera di devastazione ambientale su cui hanno lucrato anche camorristi e imprenditori corrotti.

Oggi l’accertamento e le conseguenti azioni di “messa in sicurezza” e risanamento ambientale devono diventare una priorità nazionale: Amato si dice pronto a “investire ufficialmente della questione gli organismi istituzionali preposti a partire dai ministeri dell’ambiente e della salute, dalla commissione nazionale sul ciclo dei rifiuti e naturalmente la Regione Campania“.

I cittadini continuano a denunciare il cattivo odore che emana la discarica Sari 3 sulla quale la SapNa, con altre aziende, sta lavorando alla chiusura: i tecnici che lavorano in discarica hanno ribadito che dalle loro analisi tutto è a norma e che si sta procedendo secondo quanto previsto dalla normativa per la chiusura della stessa.

Durante la visita di questa mattina si è appreso che l’Arpac non tornava a fare analisi dell’aria dal momento in cui sono terminate le attività di conferimento dei rifiuti: entro fine mese dette analisi saranno eseguite “in contraddittorio”, sia per quanto riguarda la qualità dell’aria che delle acque.

Restano da approfondire alcune questioni techicne, a partire dalla possibile necessità di realizzare altri due pozzi per intercettare le acque di falda a monte e a valle del sito. La chiusura della discarica, come illustrato dai tecnici della Sapna, dovrebbe avvenire entro sei mesi. C’è però da dire che l’area non potrà mai essere bonificata e nella fase di gestione “post mortem” resterà interdetta per i prossimi 30 anni, continuando a produrre biogas e percolato. Attualmente, in mancanza di depurazione e immissione in fogna, il percolato, assieme alle acque piovane raccolte, viene smaltito con i camion in stabilimenti regionali ed extraregionali, fino in Calabria. Amato ha richiesto la documentazione completa delle ditte di trasporsto e degli impianti coinvolti: è necessaria la massima trasparenza perchè “i trasporti sono pericolosi e rappresentano un affare che nella fase di conferimento dei rifiuti superava addirittura i 150mila euro mensili mentre oggi comporta spese per decine di migliaia di euro”.