Vesuvio, apocalisse inevitabile secondo gli esperti

Il Vesuvio esploderà e causerà un’apolicasse“: tante volte, negli ultimi mesi, abbiamo letto dichiarazioni di scienziati di ogni parte del mondo preoccupati per le conseguenze di un’eventuale esplosione del Vesuvio. Dichiarazioni, per fortuna, mai accompagnate da elementi che possano far presagire il peggio nell’immediato perchè il Vesuvio, da 50 anni, dorme sonni beati e addirittura l’attività sismica pare essersi ridotta.

Niente allarmi, insomma, come ribadito più volte dall’Osservatorio Vesuviano. Peccato manchino ancora i piani di evacuazione comunali: allo stato attuale si conoscono solo le regioni gemellate con i comuni della cosiddetta “zona rossa” ma non si sa in che modo avverà l’evacuazione, con quali tempi e in base a quali segnali e soprattutto con quali mezzi. Con una Circumvesuviana disastrata, una SS268 già tristemente nota come “superstrada della morte” e una linea ferroviaria Torre-Cancello dalla quale si sono fregati perfino i binari non è per niente chiaro come si possano far sgomberare i circa 800mila abitanti alle falde del Vesuvio.

In tanti non possono fare a meno di pensare che in qualche segreto cassetto sia nascosta un’atroce verità. Una verità, forse, conosciuta soltanto agli addetti ai lavori.

A rafforzare questo dubbio ci pensa proprio un vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano, Giuseppe Mastrolorenzo, che in una trasmissione radiofonica, assieme all’urbanista Aldo Loris Rossi, ha candidamente ammesso: “Si rischia una catastrofe senza precedenti“. Non solo: i due si sono spinti ad affermare che “il Vesuvio e i Campi Flegrei rappresentano un pericolo di proporzioni catastrofiche per Napoli, per la Campania, addirittura per il mondo“.

Insomma, si rischia una catastrofe planetaria. Basterebbe questa dichiarazione a scatenare il panico generale se i due non ci avessero messo il carico da novanta: non è possibile, in nessun modo, far evacuare circa tre milioni di persone, “non esiste una organizzazione reale che sia in grado di portar via la gente in caso di eruzione“.

Alla faccia di quanti sono convinti, non si sa su quali basi, che l’allerta potrebbe arrivare addirittura con settimane di anticipo e spera ancora nei piani di emergenza nazionali: se a dire che è impossibile mettere in salvo tre milioni di persone è proprio uno di quelli che dovrebbe premere il “pulsante rosso” c’è veramente poco da stare tranquilli.

E allora si fa largo un ulteriore dubbio: sarà per questo che il Parco del Vesuvio versa in uno stato pietoso di abbandono e degrado e al suo interno sono state piazzate diverse discariche di Stato addirittura arrivando a minacciare la popolazione con l’apertura di quella più grande d’Europa, interamente localizzata in area protetta? Forse dando per spacciata l’intera area, che prima o poi dovrà essere colpita da una catastrofe di proporzioni immani e assolutamente imprevedibile, non vale la pena investire fondi e risorse.

Stando alle ultime ricerche, un’unica camera magmatica unisce Vesuvio e Campi Flegrei. Un magma capace di produrre eruzioni di grande portata in tempi brevi con flussi piroclastici (nubi ardenti) che si svilupperebbero per decine di chilometri e che, nel caso dei Campi Flegrei, complici i venti che spirano in direzione occidentale, finirebbero direttamente sulla città di Napoli.

Secondo Aldo Loris Rossi, l’ignoranza di certe problematiche è putroppo consolidata: architetti, ingegneri e territorialisti ignorano cosa sia il rischio vulcanico. Nonostante la densità abitativa dell’area vesuviana sia scesa dai 16mila agli 11mila abitanti per chilometro quadrato, è impossibile pianificare la fuga da città densamente popolate: le strade strette si rivelerebbero “prigioni” e il rischio è quello di un nuovo orto dei fuggiaschi.

di Francesco Servino