Venti anni fa moriva Massimo Troisi, genio partenopeo

Venti anni anni fa moriva Massimo Troisi, attore, regista e sceneggiatore dal grandissimo talento, componente dello storico trio “La Smorfia”.

Una scomparsa che ha lasciato un segno indelebile nelle menti di un’intera generazione: ancora oggi, tanti sono scossi dal ricordo della sua morte. Per molti napoletani è stato come perdere un figlio o un fratello. Un fatale arresto cardiaco, conseguenza di una malattia di cui soffriva da tempo, ha stroncato la brillante carriera di questo genio partenopeo, costellata di tanti successi e riconoscimenti anche postumi.

Nato a San Giorgio a Cremano il 19 Febbraio 1953, Troisi cominciò la carriera di attore nel 1969 nel teatro parrocchiale della Chiesa di Sant’Anna. Successivamente, in un garage, diede vita al Centro Teatro Spazio che rappresentava spettacoli pulcinelleschi.

Nel 1972 gli venne diagnosticata un’anomalia cardiaca che lo obbligò, nel 1976, a recarsi negli Stati Uniti per un intervento alla valvola mitralica. L’operazione ebbe buon esito e Troisi riprese la carriera teatrale. Il Centro Teatro Spazio, nel frattempo, si era assottigliato cambiando il nome in “I Saraceni”: ne facevano parte Enzo Decaro e Lello Arena. Il gruppo, divenuto un trio, cambierà il nome in “La Smorfia“, in omaggio al modo tipicamente napoletano di affrontare e risolvere i problemi.

Dopo gli spettacoli al Teatro Sancarluccio di Napoli e in vari altri luoghi d’Italia, il gruppo approda in televisione partecipando ad alcuni programmi: “Non stop” (1977), “La sberla” (1978), “Luna Park” (1979). L’ultimo spettacolo teatrale del trio è “Così è (se vi piace)”.

Troisi lascia poi La Smorfia per intraprendere la carriera cinematografica: debutta come attore, sceneggiatore e regista col film “Ricomincio da tre”. Il film permise a Troisi di vincere parecchi riconoscimenti.

L’anno seguente accettò di dirigere uno speciale televisivo trasmesso da Rai Tre, dedicato ai nuovi comici italiani, dal titolo “Morto Troisi, viva Troisi”, con Marco Messeri, Roberto Benigni, Lello Arena e Carlo Verdone.

Torna a recitare nel 1982 nel film di Lello Arena “No grazie, il caffè mi rende nervoso”. Nel 1983 recita in “Scusate il ritardo”. Nel 1984 recita assieme a Roberto Benigni nel film “Non ci resta che piangere” dando vita a una serie di gag molto apprezzate e ricordate. Nel 1987 è attore e regista di “Le vie de Signore sono finite”. Collaborò poi con Ettore Scola in tre film, di cui due con Marcello Mastroianni, “Splendor” (1988) e “Che ora è?” (1989): con quest’ultimo vince la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia per la migliore interpretazione (ex aequo con Mastroianni). Nel 1990 interpreta Pulcinella ne “I viaggi di capitan Fracassa”, presentato in anteprima alla 41esima edizione del Festival Internazionale di Berlino. Nel 1991 Troisi firma la sua ultima regia, “Pensavo fosse amore… Invece era un calesse”.

All’inizio del 1994 la malattia di Troisi peggiora ed è costretto a tornare nel Stati Uniti per dei controlli cardiaci apprendendo di doversi sottoporre a un trapianto di cuore: decide di non rimandare le riprese del suo nuovo film, “Il Postino”. Troisi porta a termine le riprese con grande sacrificio e sofferenza, facendosi sostituire da una controfigura in alcune scene perchè stremato. Muore nel sonno, 12 ore dopo aver completato il film.

Due anni dopo la morte di Troisi, “Il postino” ottiene la candidatura a cinque premi Oscar (tra cui il premio per il miglior attore) ma vince solo nella categoria miglior colonna sonora (scritta da Luis Bacalov). Ad oggi resta il maggior successo del regista Michael Radford. Il film, girato anche a Procida, ha dato notorietà e successo anche all’attrice Maria Grazia Cucinotta.

Da un teatro di parrocchia agli Academy Awards di Los Angeles: Troisi è il sogno napoletano che diventa realtà, la speranza di farcela lottando e reagendo a un destino avverso. Un esempio per le generazione future, un segno indelebile nella storia di Napoli e del suo paese natale, San Giorgio a Cremano.