Vedi Napoli… Che è meglio

Venghino signori, venghino, sono aperte le iscrizioni allo “SputtaNapoli”, il gioco che mette in palio sontuosi premi come notorietà per i giornalisti e consensi facili per intellettuali e politici d’oltrepò. Nell’arena Massima il guerriero Giletti e il valorosissimo scudiero Matteo Salvini sono pronti a menar fendenti ai pericolosissimi “napolecani” pescando a casaccio dal panaro dei cliché: delinquenza, spazzatura, pizza, mandolino, sfogliatelle e frittatine di pasta. Abbondantis abbondatum. Si parte con un poco lodevole video: l’eroico Carlo Iannello osserva: “Se i cittadini per andare allo stadio devono acquistare il biglietto non si capisce per quale motivo i consiglieri comunali possono andare allo stadio senza pagare il biglietto. Poi ci meravigliamo quando la Merkel viene a Napoli e acquista i biglietti”. “Nessuno si meraviglia, abbiamo constatato che “il tedesco” è abituato così” risponde un saggio in aula. Interviene lo “Zimbaldone”: “I consiglieri [il biglietto gratis] se lo meritano dopo una settimana di lavoro: avendo a che fare con i cittadini ci possiamo premiare andando a vedere la partita”. E certo, non è roba da politici avere a che fare coi cittadini. Tuona Crocetta, non il noto Rosario ma un suo omonimo questuante: “La nostra funzione è quella di sovraintendere al corretto funzionamento di tutte quelle che sono le strutture comunali, ivi comprese quello dello stadio”. Fine del filmato. La parola al conduttore, tagliente come la lama del rasoio da cui prende il nome: “Avete capito o non avete capito? Napoli non solo tiene mille problemi ma tiene pure quelli che vanno allo stadio aggratis!”. Scoop: a Napoli le autorità accedono allo stadio gratuitamente. “Ad approfondire la questione c’è nientepopodimeno che la nostra inviata comica”. L’inviata-comica, fingendosi, non si sa in che modo, “consigliere comunale di Napoli”, si reca allo stadio San Paolo e per divertire il pubblico telepagante inizia a misurare i napoletani con un metro, alla vecchia maniera lombrosiana. La situazione diviene esilarante quando la comica, cioè l’inviata, infastidisce i tifosi sfoderando un improbabile vernacolo: “Noi siamo shtanchi, arriviamo al fine settimana dishtrutti”. Nel resto d’Italia si arriva al fine settimana attivi, energici e con tanta voglia di lavorare. Appare un assessore a caso, Sandro Fucito. L’inviata-comica, scaltra, gli chiede: “Ha in mano un biglietto gratis?”. L’assessore replica: “Si, ma lei non farebbe mai la stessa domanda all’assessore di un’altra città”. E c’ha pure ragione: non era meglio verificare la situazione in un altro stadio d’Italia? No, e poi chi la faceva la sceneggiata? L’assessore, la sceneggiata, la fa: straccia il biglietto e lo getta in testa all’inviata (perché i napoletani sono pure rudi sessisti). Ci sarebbero tutti i prodromi per condurre una puntata sulla bassezza tipica di gran parte della classe politica e dirigente italiana, di chi ritiene i privilegi un diritto e via discorrendo: quanto avvenuto nel consiglio comunale di Napoli, infatti, è rappresentativo di un’abitudine consolidata un po’ in tutte le parti d’Italia, con eccessi più o meno localizzati. Ma potevano mai invitare Giggino De Magistris o un agguerrito meridionalista o un luminare del diritto in studio? No, meglio l’assessore che ha stracciato il biglietto e il “consigliere-sopraintendente” dello stadio San Paolo: due persone che difendono lo stesso privilegio. Giletti esordisce con una battuta: “Fucito, lei non è venuto qui perché gioca il Napoli?”. Ma Fucito non ha ricevuto alcun invito (questa volta). L’assessore, che vorrebbe parlare dei “problemi” di Napoli, si limita a sottolineare come nel capoluogo compano, allo stesso modo di tutte le parti d’Italia, allo stadio sia presente una tribuna autorità alla quale accedono emissari della prefettura, magistrati, carabinieri, poliziotti e chi più ne ha più ne metta. Avendo esautorato rapidamente la questione privilegi, Giletti, per mantenere viva l’attenzione, ricorre a un domandone che manco Frost/Nixon: “Perché ha strappato il biglietto?”. L’assessore si difende: “Non faccio altro che accettare un invito, è uno dei tanti inviti che un assessore riceve”. “Non facciamo come Totò e Peppino” afferma Giletti, e dà inizio alla sagra degli stereotipi. “Lei da giornalista non siede gratuitamente in tribuna?” replica più infucinito che mai l’assessore. “Lei è tale è quale a Peppino” replica Giletti. Si, e Giletti è Totò. Ma ci (Filippo) “Facci” il piacere. La giornalista-comica, per sedare un incontenibile Fucito, lo invita a seguire il proprio labiale: è noto che i napoletani fanno fatica a comprendere l’italiano. Interviene il direttore del Messaggero Veneto: “E’ chiaro che un biglietto gratis a Napoli, in cui ci sono tanti problemi, è più grave che altrove” (questa la sostanza). Non fa una piega. Salvini “va oltre”: “A Napoli c’è l’emergenza rifiuti e ci sono le case occupate dai clan della camorra”. Applauso in studio. Galvanizzato dalla platea, il leader leghista affronta con piglio la problematica dell’RC Auto: “Napoli è la capitale europea delle truffe sui falsi incidenti d’auto”. Una deputata del PD in studio lo guarda estasiata e annuisce. Poi Salvini si mostra addirittura consapevole di quella che è stata la battaglia ecologista di tanti cittadini e attivisti per trovare una soluzione al problema rifiuti: “Se io fossi assessore a Napoli farei l’inceneritore e si risolve tutto”. Infine, per sciorinare l’intero repertorio partenopeo, si mette a urlare “Uè, uè”, tra le risa di Giletti, Rita Dalla Chiesa e altri ospiti di imprecisata natura e attinenza. E’ il momento di lanciare un altro filmato: musica d’avanspettacolo, teatrino in aula consiliare. De Magistris si impunta: “Io credo che nessun consigliere comunale debba avere biglietti omaggio”. Amen. Interviene la deputata del PD: “Non è vero che in altre parti d’Italia vengono dati biglietti omaggio e in ogni caso decidono le società a chi dare i biglietti”. Ecco, l’ha detto lei: sono le società a volere le autorità in tribuna, per mille, molteplici motivi – barra – interessi. Ci sarebbe da riportare anche l’intervento dell’avvocato Crocetta, che appare come deus ex machina da dietro il LED Wall, che pur difendendo la sacralità dell’omaggio ribatte colpo su colpo ai “j’accuse” di Giletti. Ma è chiara la piega che ha preso la trasmissione: a Napoli soltanto, e non i tutti gli stadi d’Italia, è presente la tribuna autorità. E’ un “probblemino”, certo, ma pur sempre un probblema (con due “b”): a detta tribuna accedono addirittura le “autorità”! Salvini però non vuole parlare di inviti, forse perchè ne riceve troppo pochi: “I problemi di Napoli sono l’emergenza rifiuti, la mancanza di scuole (!), le case della camorra”. Applausi. “Uèèèèè”. Il consigliere Crocetta, stizzito: “Giletti, lei mi toglie la parola: non ci facciamo dare lezioni da Salvini, lei mi deve consentire una replica. Parliamo degli investimenti che non si fanno al Sud. O la Rai non vuole parlare del Meridione?”. E’ la goccia che fa traboccare il vaso: Giletti si inalbera: “Napoli è indecorosa, abbandonata. Se esce dalla stazione trova solo immondizia in tutti i vicoli. La Rai fa un grande lavoro perché racconta con le fiction i problemi della camorra”. Perché Napoli è solo camorra. E le fiction sono il modo migliore di affrontare i problemi e risolverli. Purtroppo è questa una trasmissione del servizio pubblico italiano.

Non vorrei avanzare parallelismi con le città di Roma e di Milano: in entrambe ho incontrato sia bella che cattiva gente. E tanto a Napoli, quanto a Roma e Milano, ho vissuto gli stessi tipi di problemi: le periferie e le stazioni fanno paura allo stesso modo, tanto per fare un esempio. Esci di casa, a Baranzate, e trovi un’auto distrutta ed il foro di un proiettile nel vetro di una banca, ma nessun media riporta la notizia. Trovi un po’ di spazzatura lasciata dagli ambulanti fuori alla stazione centrale di Napoli ed assume tutto proporzioni gigantesche: vergognoso, indecoroso. Vogliamo parlare di biglietti? Abbiamo comprato un biglietto, fatto una fila di ore per accedere ad Expo e scoprire che c’erano altre ore di fila da fare per entrare nei padiglioni e vedere cose che si possono vedere su YouTube. Dell’alimentazione non abbiamo appreso un tubo. Credo ci sia una class action in atto: si fosse tenuto a Napoli l’Expo – e a Napoli doveva tenersi, perché lo sviluppo va portato al Sud – staremmo parlando delle mille cose che non hanno funzionato, delle code, dei trasporti difficili, dei chilometri in taxi per raggiungere la propria abitazione a due chilometri di distanza, della pessima organizzazione. Perché Napoli, a prescindere, è una città dove niente funziona. Una città che fa schifo, puzza ed è la vergogna d’Europa. Poi scopri che gli ordinati e puliti tedeschi, quelli che truccano le emissioni delle proprie auto, la amano da sempre: la amava Goethe e la ama la Merkel che se ne va in vacanza a Ischia (pagando di tasca sua il traghetto). Scopri pure che un intellettuale come Facci non sa esprimere un pensiero più profondo di “Vedi Napoli e poi puzza”, che c’è chi crede che gli inceneritori risolvano l’emergenza rifiuti, che c’è chi ha il coraggio di parlare di case della camorra quando nei suoi luoghi ha la ‘ndrangheta intrufolata in ogni orifizio e non fa nulla per combatterla. Ci sono anche quelli che i rifiuti ce li hanno portati, “quelli” abituati al grigiore, al livore e al brutto al punto tale da non riconoscere più il bello. Noi napoletani non dobbiamo mai perdere la capacità di indignarci ma dobbiamo trovare un più voglia ed energie per esprimere il nostro dissenso e dare forma alle nostre idee costruttive. Difendiamo sempre la nostra storia e non perdiamo mai il senso della bellezza che scaturisce dalle fantastiche visioni alle quali siamo abituati: è il nostro punto di forza, ciò che ci permette uno scatto di civiltà.  L’orgoglio.

di Francesco Servino