Unesco, a Pompei “gravi danni”… A Terzigno danni di serie B

Troppi turisti affollano Pompei, si rischiano gravi danni“: a lanciare l’allarme sono due ispettori dell’Unesco, Christopher Young e Jean-Pierre Adam, in visita alla città sepolta dal Vesuvio per valutarne la conservazione. Gli stessi ispettori che tra Dicembre 2012 e Febbraio 2013 hanno redatto il rapporto contenente dure critiche alla gestione degli Scavi, classificati dal 1997 dall’organismo dell’Onu “patrimonio mondiale dell’umanità“. Il responso sullo stato di salute dell’area archeologica di Pompei sarà reso noto la prossima primavera: i funzionari Unesco riferiranno direttamente agli uffici della sede centrale di Parigi della loro agenzia.

Qualcosa però è trapelato: secondo i due archeologi, Pompei sarebbe a rischio per le violazioni del sito e per il modo in cui vengono custoditi gli scavi, fatto sicuramente grave e che desta la massima preoccupazione, ma anche per i “troppi turisti” che affollano il sito. Il professor Jean-Pierre Adam ha chiesto alla sua accompagnatrice Adele Lagi, funzionario dell’ufficio Unesco del Ministero per il Beni Culturali, “quali piani di azione si intendono adottare per debellare l’erosione turistica terrificante dovuta al calpestio di migliaia di persone“. D’un tratto il problema di Pompei diventano i troppi turisti che con le proprie scarpe sgretolano le pietre.

Come non essere d’accordo, se non fosse che a pochissima distanza da Pompei, a Terzigno, è evidente lo stato di degrado dell’area archeologica di cava Ranieri che ricade interamente nel Parco Nazionale del Vesuvio, riserva Unesco MAB (Man and Biosphere) avente lo scopo – sulla carta – di associare la “conservazione dell’ecosistema e la sua biodiversità con l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali a beneficio delle comunità locali“: dentro cava Ranieri le ville fanno il paio con la spazzatura e convivono serenamente con una discarica di rifiuti solidi urbani che versa in condizioni di completo disfacimento.

Una delle ville, la numero “2”, è stata coperta anni addietro, maldestramente, con delle lamiere e dei mattoni appoggiati sopra sorrette da assi di legno che col tempo sono marcite, causando un crollo che ha portato danni enormi ai dolia sottostanti. L’Unesco, insomma, si dice preoccupata per la millenaria pietra di Pompei calpestata da turisti con il sandalo e il calzino ma non di quei reperti “tutelati” in maniera vergognosa che ricadono in una vicina area di loro interesse. La spazzatura che ricopre le ville rustiche e la vergogna di non rendere fruibile un’area archeologica unica nel suo genere è cosa di minor conto.

Non c’è niente da fare, esistono “gravi danni”… E danni di serie B. Di quel Parco Vesuvio violato non sembra importare concretamente a nessuno e nella testa ronza una domanda: perchè? Su cava Ranieri è ancora attiva una petizione rivolta alle più alte cariche dello Stato affinchè procedano subito alla bonifica e alla riqualificazione dell’area. Se a Pompei ci sono troppi turisti, ne dirottino qualcuno a Terzigno che alla popolazione fa piacere.

di Francesco Servino