Una riserva per gli animali estinti

Riportare in vita gli animali estinti e popolare con essi una riserva: è il sogno in stile “Jurassic Park” di un gruppo di genetisti e biologi americani che lavorano al progetto “Revive and Restore” promosso dalla Long New Foundation in California. Un sogno, però, che non riporterebbe in vita i dinosauri ma altre specie animali tra le quali il mammut.

Il DNA di molte creature non più esistenti sarebbe ben conservato nei campioni esposti ai musei e in alcuni fossili. Con le conoscenze attuali dovremmo essere in grado di leggere e analizzare  l’intero genoma. Ma come si possono far rinascere delle specie animali ormai estinte? Trasferendo le genetiche nelle cellule nei loro diretti discendenti in linea evolutiva. Il progetto della Long New Foundation prevede anche il recupero dell’habitat originale nel quale la specie estinta viveva, per farla sentire “a casa”.

Nell’elenco dei futuri candidati da resuscitare in laboratorio, compaiono l’orso grizzly della California, il parrocchetto della Carolina, la tigre della Tasmania, la vacca marina di Steller (un grosso mammifero acquatico) e l’alca impenne (un tipo di pinguino), tutti animali scomparsi tra il XVIII e il XX secolo. Ma tra gli obiettivi della Long New Foundation c’è anche quello di riportare in vita il mammut, estinto da qualche migliaio di anni.

creato nel nordest della Siberia dallo scienziato russo Sergey Zimov. Un intento anche ambientalista quello della Long New Foundation, volto a ripristinare la steppa dell’Artico: il pascolo dei mammut, infatti, favorirebbe la crescita di una varietà di erbe proteggendo il permafrost dalla fusione.

Un concetto secondo il quale il reinserimento in natura di una specie estinta dovrebbe rafforzare l’ecosistema. Ma non tutti i biologi concordano. Anzi, molti considerano la de-estinzione non solo troppo costosa, ma persino un azzardo. Le specie riportate in vita potrebbero diventare veicoli di malattie sconosciute. E in ogni caso, gli animali creati in laboratorio utilizzando cellule di esemplari viventi geneticamente diversi non sarebbero dei veri e propri cloni.