Terzigno, successo per la passeggiata archeologica

Non sono bastate le avverse condizioni meteorologiche a frenare l’entusiasmo di decine di appassionati che ieri si sono dati appuntamento a Terzigno desiderosi di conoscere la storia delle ville rurali di Cava Ranieri: accompagnati dallo studioso di archeologia vesuviana e nolana Gennaro Barbato, hanno appreso qualcosa in più su un territorio ricchissimo e dalla storia plurimillenaria.

La passeggiata archeologica si è avvalsa del prezioso contributo del presidente dell’associazione “Archeo”, Italo Picciau, che ha messo a disposizione materiale fotografico eccezionale sui rinvenimenti a Cava Ranieri, delle testimonianze del direttore regionale dei Gruppi Archeologici d’Italia, Luigi Sorrentino, e di una rete di attivisti di Ottaviano, Terzigno e altri comuni vesuviani che ha deciso di far qualcosa per il patrimonio culturale.

Un gruppo eterogeneo si è fatto beffe del maltempo e, ombrelli alla mano, ha sfidato i pesanti scrosci d’acqua per apprendere una storia appassionante: giovani e giovanissimi si sono mostrati in particolar modo attenti. Tutti, indistintamente, si sono chiesti come sia possibile non riuscire a valorizzare un patrimonio enorme e unico nel suo genere: potrebbe essere un volano di sviluppo dell’area vesuviana, quale sia il senso dell’abbandono delle ville e dell’area archeologica di Cava Ranieri, vero e proprio paradiso anche sotto il profilo geologico e naturalistico, proprio non si sa. Siamo in pieno Parco Nazionale del Vesuvio: ci si aspetta che il neoeletto presidente intervenga per risolvere almeno la piaga dei rifiuti.

Basterebbe ricordare un fatto eclatante per far capire quanto sia importante investire nella cultura: nel 2013 il British Museum è divenuto il secondo museo più visitato al mondo sorpassando il Metropolitan Museum di New York. Cosa c’entra con Terzigno? Questo risultato è stato reso possibile da una mostra con i reperti provenienti dall’area vesuviana che ha fatto registrare 400mila visitatori.

L’attenzione del mondo intero è concentrata su Pompei, di cui Terzigno faceva parte, eppure non si è grado di valorizzare patrimoni nelle vicinanze che sarebbero capaci di calamitare centinaia di migliaia di turisti, decongestionando gli Scavi in giornate critiche come le prime domeniche del mese, quando vengono presi d’assalto creando problematiche che destano la preoccupazione dell’Unesco.

Ci sono paesi in Europa che hanno fatto passi da titani puntando tutto sulla cultura e uscendo in questo in modo da una condizione di degrado e di miseria che li ha caratterizzati per lungo tempo, trasformando le proprie città in meraviglie del mondo moderno, con servizi all’avanguardia. Certo anche i finanziamenti europei sono stati utili, ma la questione è proprio questa: altrove non un centesimo finisce sprecato. L’Italia è ancora parecchio indietro: mancano l’innovazione, adeguate riforme, la volontà di togliere i “grandi vecchi” che la tengono immobile dai ruoli decisionali e di comando. Anche l’apertura di un museo fatto e finito a Terzigno va alle calende greche.

La grande sfida che i comuni vesuviani devono affrontare con coraggio è proprio quella della cultura: è il patrimonio da impiegare per dare un futuro ai giovani e il Sud Italia abbonda di questa ricchezza. Cultura non è solo archeologia: il mare, i parchi naturali, i borghi, l’agricoltura sono una grande risorsa. Questa sfida va colta con competenza: Torre Annunziata è l’esempio da seguire, Palazzo Criscuolo non ospiterà più gli uffici comunali ma diverrà una sede museale permanente, questo grazie al successo della mostra sugli ori di Oplonti.

Lo stupore di chi ieri ha visto la Cava era alle stelle, nonostante i visitatori abbiano potuto osservare una villa distrutta dall’incuria e una che sembra una collina perchè è stata interrata: è un luogo che affascina. Un’altra villa, invece, non è stato possibile visitarla perchè è stata inghiottita dai rovi. Meraviglia ha destato anche la flora e la fauna: nonostante la spazzatura venga depositata al suo ingresso, Cava Ranieri in questo periodo dell’anno è un eden: tante specie vegetali si sviluppano, i papaveri colorano di rosso i prati, le ginestre iniziano a sbocciare e l’odore pungente di menta stuzzica il naso. Simpatici rospetti smeraldini hanno eletto a propria tana pezzi di stucchi e tegole delle ville ammassate sui sentieri.

Non una virgola è stata spostata, anzi la presenza di storici dell’arte nel gruppo ha reso possibile il riconoscimento di frammenti rinvenuti durante la passeggiata. Il disastro della Cava è imputabile unicamente a chi dovrebbe vigilare e impedire che le tettoie sulle ville crollino. E’ bene inoltre che le autorità intervengano quanto prima per portare in salvo preziosissimi reperti, come una macina per le olive in ottimo stato, che andrebbero il prima possibile esposti in un museo e che invece se ne stanno all’aria aperta, a disposizione di vandali e tombaroli.

di Francesco Servino

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