Terzigno, dossier tumori

Osservando i dati e ascoltando le storie di chi lotta contro il cancro e di chi questa sfida, per fortuna, l’ha vinta, verrebbe da parafrasare una celebre massima di Eduardo De Filippo: “’A Terzigno fuitevenne”. Un censimento delle patologie tumorali, portato avanti da volontari e cittadini, mette in luce una situazione che non rappresenta la norma e che dovrebbe suscitare la dovuta attenzione delle autorità. Partiamo dal 2007, anno in cui cava Sari venne inclusa nel novero delle discariche e a partire dal quale il registro dei tumori di Terzigno, che esiste ed è in mano all’Asl Napoli 3, non è stato più aggiornato: l’intento era quello di fotografare la situazione attuale, tramite una raccolta di schede effettuata presso la sede di una locale associazione, dato che il Comune, neanche per questo tipo di attività, ha voluto mettere a disposizione una stanza. Si tratta di dati frammentari, raccolti da Novembre 2010, che forniscono un quadro parziale delle patologie tumorali, riferibili in molti casi all’inquinamento ambientale. “Quando ti rechi da un oncologo e gli dici che provieni da Terzigno ti risponde che non c’è bisogno di aggiungere altro”, spiega Elena Bianco, malata di cancro che il suo male è riuscita a sconfiggerlo: “Mi ritengo una privilegiata, perchè il tumore che avevo io, se preso in tempo, è curabile”. La cosa impressionante è la velocità con cui si sviluppano i tumori a Terzigno, che nel giro di breve tempo evolvono in metastasi e conducono alla morte. “Non riusciamo a stare appresso alle nuove patologie: è una situazione che sta diventando la norma, si parla di tumori come se niente fosse” continua Elena. 100 i casi censiti, ma sono solo una piccola parte: molti altri non c’è stato il tempo di documentarli. Tutto questo ha radice nell’indifferenza generalizzata, nella complicità criminale di chi ha lasciato che il territorio venisse inquinato e ha continuato a riporre fiducia in una classe politica trasformista che bada a preservare ben altri interessi. L’area più colpita è quella attorno cava Ranieri, discarica “provvisoria” nel Parco Nazionale del Vesuvio in funzione nell’anno 2000: il 41% dei casi censiti si riferisce alle strade che fanno quadrato attorno alla cava. “Ma a Terzigno si verifica un fenomeno particolare, la permanenza della temporaneità” spiega Maria Rosaria Esposito, avvocato che dà battaglia contro le discariche dal 2007. Certo il nesso di causalità è tutto da dimostrare, ma quando in una strada trovi un caso di tumore in ogni famiglia, e quella strada si trova a ridosso di una discarica, il principio di precauzione dovrebbe sempre prevalere. Anche i tre casi recenti di leucemia fulminante si sono verificati nella stessa zona. “E’ partito tutto con un mal di schiena” spiega Annapina Avino, una delle volontarie che hanno condotto il censimento: “un’amica se n’è andata nel giro di due settimane: a Dicembre ha partecipato con me alle proteste, a Febbraio di quest’anno non c’era più”. Cava Sari ha aiutato a focalizzare l’attenzione sul problema, che ha una radice ben più vasta e preoccupante: a Terzigno l’inquinamento è legato all’eternit sparso ovunque, ai roghi tossici di rifiuti che sprigionano diossina, alle acque di falda e alle discariche abusive. “Da ordinanza sindacale, è vietato usufruire delle acque dei pozzi, ma i contadini le utilizzano lo stesso” spiega Maria Rosaria Esposito. Ma provvedimenti per le bonifiche non vengono presi.

di Francesco Servino