Terra dei Fuochi, seconda marcia generale a Napoli

Una Campania avvelenata dalle discariche e dai roghi tossici chiede a gran voce che le vengano restituiti quei diritti inviolabili garantiti dalla Costituzione: a Napoli e a Caserta gli incendi di rifiuti sono all’ordine del giorno e a nulla è valso un decreto legge e l’invio dei militari.

E così, nella giornata di ieri, migliaia di cittadini si sono mossi in corteo da Piazza Dante a Piazza del Plebiscito chiedendo, per l’ennesima volta, interventi immediati, non più chiacchiere ma fatti: slogan e striscioni ricordavano quello che è il dramma quotidiano vissuto dalle popolazioni dell’entroterra, avvelenate da fumi tossici e discariche di ogni tipo.

Si è trattata della seconda mobilitazione generale dopo quella dell’anno scorso. L’obiettivo dichiarato dall’organizzatore Angelo Ferrillo era ovviamente quello di riportare il tema “terra dei fuochi” al centro del dibattito politico perchè, dopo le promesse di risanamento, il biocidio è ancora in atto.

Tramite megafono, Ferillo se l’è presa con le forze dell’ordine che non si recano nelle campagne ad arrestare i camorristi che incendiano i rifiuti. Per dirla tutta bisognerebbe intensificare i controlli sulla filiera, andare a colpire direttamente chi produce i rifiuti, coloro che per lo smaltimento si affidano molto spesso a corrieri o manovali della camorra che vanno in giro coi furgoncini a sversare materiali tossici nei luoghi meno battuti. Il problema va affrontato a monte, andando a colpire l’economia sommersa: un obiettivo che nessun Governo si è  mai prefissato di fare e che risanerebbe l’intera Italia.

Nonostante il dramma abbia assunto le dimensioni di un vero e proprio olocausto, con migliaia di persone che si ammalano ogni anno di tumore, è la cecità e l’ipocrisia delle istituzioni a fare rabbia più di ogni altra cosa: intollerabile è, ad esempio, che il ministro della salute Beatrice Lorenzin affermi che in Campania “non si muore per i roghi ma per gli stili di vita scorretti” definendo le malattie “suggestioni e ipotesi”: su quali basi lo afferma? Ha qualche studio per le mani sconosciuto alla popolazione? Una tale forma di negazionismo, in un paese civile, dovrebbe condurre un ministro alle dimissioni. E poi, onestamente, più che alle convinzioni personali di una diplomata in maturità classica è meglio dare ascolto a pareri più eminenti di scienziati che sui roghi tossici e la pericolosità delle combustioni hanno condotti studi seri e, purtroppo, preoccupanti.

Sempre la Lorenzin sembra lavarsene le mani, come Ponzio Pilato, quando afferma che i roghi non sono competenza del suo ministero ma delle forze di polizia. Ma quando la più importante rivista scientifica del mondo, Nature, propone la Campania come laboratorio a cielo aperto per il biomonitoraggio, fare finta che il problema sia solo di ordine e di polizia lede direttamente i diritti della persona umana, è vera e propria violenza psicologica.

Per non parlare del sottosegretario alle riforme costituzionali e ai rapporti con il parlamento, onorevole Sesa Amici, che definisce “abbastanza soddisfacenti” le iniziative di contrasto ai roghi aggiungendo che questi diminuiscono: è una colossale balla, la realtà purtroppo è sotto gli occhi e sotto il naso di tutti e i dati relativi al reato di incendio dei rifiuti sono decisamente al di sotto delle aspettative. Chi brucia, in Campania, la passa tranquillamente liscia.

Nei giorni scorsi, alla presentazione del libro “Dentro la Terra dei Fuochi” di Gerardo Ausiello e Leandro Del Gaudio a Roma, anche il presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone ha ricordato il dramma dei roghi tossici, affermando che la questione è quasi scomparsa dall’agenda nazionale e sottolineando non solo l’urgenza di passare alle bonifiche ma di assicurare che non si consenta alla camorra di fare affari pure con esse.

Nessuna forza politica ha mosso le fila del corteo a Napoli ed è giusto che sia così: ci ha tenuto a precisarlo Ferrillo, non si sono viste “bandiere”. Per dirla tutta, non convincono nemmeno più gli “Spazzatour”, anche quelli una passerella, perchè poco, molto poco, è stato fatto da chi è giunto in Parlamento con la promessa di scardinare il sistema: come al solito, in prima linea, restano i cittadini abbandonati che non hanno altro modo per far sentire la propria voce che scendere in piazza e manifestare. Sperando che in alto qualcuno di buona volontà e con una coscienza presti attenzione. Se c’è.

di Francesco Servino