Suore trucidate in Yemen: il silenzio dei media

E’ intollerabile per un sito d’informazione che si rispetti trascurare le notizie provenienti da altre parti dal mondo: la logica editoriale, l’appartenenza a una fede o l’orientamento politico di una testata non devono mai definire il tipo di contenuto pubblicato o viene meno l’etica del giornalismo.

Una premessa doverosa per riportare una fatto ampiamente trascurato dai media: la barbara uccisione di quattro suore Missionarie della Carità avvenuta in Yemen, ad Aden, uno Stato nell’estremità meridionale della penisola araba tra i più poveri al mondo, dipendente esclusivamente dagli aiuti umanitari.

Anselm, Judit, Marguerite e Reginette sono le donne simbolo di questo 8 Marzo: provenivano da India, Kenya e Ruanda. Affascinate dalla figura di Madre Teresa di Calcutta, prestavano assistenza a disabili ed anziani di famiglie povere in prevalenza musulmane in una casa di riposo da loro gestita: i corpi di queste donne sono stati trafitti assieme a quelli di altre 12 persone dai proiettili di un commando fondamentalista forse appartenente allo Stato Islamico.

Pur consce della difficoltà di operare in una zona ad alto rischio hanno scelto di restare laddove ve n’era bisogno: quante donne “invisibili”, anche in virtù della propria fede, vengono perseguitate e subiscono violenze di ogni genere. Comunque si voglia inquadrare la vicenda, le quattro suore uccise sono un simbolo del coraggio femminile.

Sono molti a non spiegarsi il silenzio sulla strage: è brutto affermarlo ma è una storia d’altri mondi e le suore non erano di nazionalità europea. Rientrano tra quelle vittime del fanatismo che noi occidentali siamo abituati a trascurare perchè rappresentano una statistica: è la globalizzazione dell’indifferenza. Da operatore dell’informazione è questa la spiegazione mi viene da dare. Ma il silenzio in questo 8 Marzo va rotto ed è d’obbligo l’indignazione: non esistono donne diverse dalle altre, non sono diverse quelle che hanno fatto un voto di fede.

Il pensiero, ovviamente, va anche a Don Thomas Uzhunnalil, sacerdote dei salesiani di Bangalore (India), missionario dal 2012 ad Aden, sequestrato lo stesso giorno dell’eccidio delle suore probabilmente da Al Qaeda o Daesh: l’unica a scampare al massacro è stata la madre superiora Sally, scortata in un luogo sicuro.

Le stragi sono sempre stragi, che riguardino cattolici, laici e individui di qualsivoglia estrazione: è impellente la necessità di collaborare per trovare una soluzione ad una guerra “sparsa” che sta mietendo tantissime vittime in tutto il mondo ed esprimere una condanna non verso i musulmani, non verso le altre confessioni religiose ma verso quei barbari ignoranti che nel segno del fanatismo vogliono instaurare un regime del terrore e dell’intolleranza. Il mondo intero ha bisogno di amore. E per l’amore lavoravano le quattro suore martiri della cristianità.

di Francesco Servino