Successo di visite per l’apertura di Villa della Pisanella

Centinaia di visitatori hanno preso preso parte alla visita alla Villa della Pisanella: l’evento si è svolto con il patrocinio del Comune di Boscoreale in collaborazione con varie associazioni del territorio tra le quali la Pro Loco Boscoreale “La Ginestra”, La Fenice Vulcanica, il Gruppo Teatro della Scodella, Silva Regia. Le associazioni hanno allestito un gazebo di accoglienza in piazza Vargas, proprio all’uscita della stazione della Circumvesuviana, e hanno offerto un punto di ristoro e informativo dal quale ci si dipartiva, secondo dei turni e scortati dal servizio di Protezione Civile, verso la zona dello scavo meglio conosciuta dai boschesi come “Pasanella” dove affiorano i resti di quella che era una eccezionale villa rustica. Si sono visti anche due turisti giapponesi, segnale evidente del richiarmo che la manifestazione ha avuto.

Nell’antico “Pagus Augustus Felix Suburbanus”, un villaggio suburbano della città di Pompei costituito dagli insediamenti di Boscoreale e Boscotrecase e che in epoca imperiale fu zona residenziale, nell’antichità erano presenti numerose ville sia rustiche che patrizie, come testimoniano i numerosi ritrovamenti avvenuti alla fine dell”800 e nel ‘900. In località Pisanella, in un fondo appartenuto ai De Prisco, nell’attuale Via Settetermini, è stata rinvenuta una grande villa rustica a due piani risalente al I sec. a.C., probabilmente di proprietà del ricco banchiere pompeiano Lucius Caecilius Iucundus. Fu scoperta nel 1876 durante dei lavori per lo scavo di fondamenta di un muro, ma l’esplorazione riprese dal 1894 al 1899 quando la struttura fu portata alla luce nella sua interezza da Vincenzo De Prisco. Della notizia del rinvenimento se ne occupò pure il noto poeta Salvatore Di Giacomo che, in veste di giornalista, si recò alla Pisanella per scrivere diversi articoli per il Corriere di Napoli e alcune note riviste dell’epoca.

La residenza aveva una vasta zona dedicata alle attività produttive con un panificio, una stalla, un frantoio, una presas per il vino, una cella vinaria con 84 dolia e diversi ambienti adibiti a dormitori per la servitù. Era inoltre presente un secondo piano, crollato in seguito all’eruzione del 79 d.C., costituito da cubicola, depositi e un solarium e che presentava quindi maggiori opere decorative, come gli affreschi in terzo stile pompeiano nel quartiere termale. Ma il rinvenimento più importante, avvenuto in uno dei locali della villa (il torcularium) è sicuramente il cosiddetto “Tesoro di Boscoreale”, oggi in parte conservato al Museo del Louvre di Parigi. Un tesoro che era costituito in origine da 117 pezzi di argenteria finemente lavorati, tra cui le due coppe chiamate “Trionfo di Tiberio” e “Augusto in Trono” (oltre alle “coppe degli scheletri”) ma anche bicchieri e phialai, e un bottino di 1037 monete d’oro.

La visita guidata allo scavo della Pisanella si è arricchita della partecipazione di due giovani artisti, Umberto Carotenuto e Serena Esposito, che hanno realizzato un bellissimo dipinto donato alla Pro Loco nonchè della presenza di figuranti con i vestiti d’epoca. Del magnifico scavo presente in origine, oggi è visibile in particolare un “archetto”, la cui volta ha la particolarità di essere divenuta un tutt’uno con una radice che la sorregge, e la parte superiore di un dolium. Sono visibili anche i resti di parte delle mura della villa, per lo più inghiottita dagli alberi e dalla fitta vegetazione e che in un punto viene addirittura attraversata da via Settetermini.

L’evento ha riunito tanti appassionati e, per una mattina, ha dato l’idea di rivivere un’antica scena dei fori antichi, dove la gente si incontrava e discuteva: l’archeologia è divenuta anche una “scusa” per poter parlare di bellezze poco valorizzate e dell’immenso patrimonio archeologico vesuviano, costituito da tracce di grandissimo valore storico che riaffiorano pure, ad esempio, dalla vicina Terzigno e che potrebbero costituire un autentico volano di sviluppo basato sulle eccellenze. I cittadini, insomma, si sono riappropriati di quel bene comune che è la storia e che deve essere pure l’archeologia, perchè la sacralità che si vive in certi luoghi rimanda direttamente a quelle radici culturali pagane di un tempo basate sul rispetto e l’armonia con la natura, un sodalizio tra uomo e ambiente dove il rispetto di quest’ultimo diveniva fondamentale per la produzione di tanti beni che costituivano la vera ricchezza del territorio vesuviano, a giudicare pure dalle dimensioni che assumevano grosse “aziende” come quella della Pisanella. E’ conoscendo la propria storia che può maturare una coscienza civica improntata al rispetto della collettività e dei beni comuni.

L’evento era il penultimo del Maggio dei Monumenti di Boscoreale, dedicato quest’anno proprio ai “luoghi del tesoro” e che si è arricchito, tra l’altro, della visita all’Antiquarium in occasione della Notte dei Musei e delle visite guidate a Villa Regina – altro gioiello vesuviano – anche per le scolaresche.

L’ultimo giorno di visite si è svolto invece al palazzo De Prisco, sito in via Sanfelice. Un palazzo a due piani, in stile neoclassico, che vede la sua costruzione tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900. Un edificio apparentemente “scarno” all’esterno ma caratterizzato, internamente, dagli importanti ambienti del piano nobile, completamente ricoperti di affreschi ispirati a quelli rinvenuti nel corso degli scavi e pertinenti ai principali edifici pompeani e boschesi. Un delizioso giardino interno, corredato da una immancabile fontana in pietra, accoglie i visitatori del Palazzo, ricalcando gli ingressi della tipica domus romana. All’interno del Palazzo hanno trovato posto delle installazioni artistiche di autori locali contemporanei, un modo per dare un “input” al lancio del concorso di idee volto alla valorizzazione e alla individuazione di una probabile destinazione d’uso per lo storico edificio. Il gruppo di artisti Vesuvio Creativo ha partecipato all’evento con l’intento di “dare forte un segnale per una cultura come volano di sviluppo sociale ed economico, ma soprattutto quello di essere ospitati in un gioiello d’arte, Palazzo De Prisco, abbandonato e sconosciuto”. Hanno esposto Bigal, Neotto, D’Aquino, D’Ambrosio.

In altri luoghi di Boscoreale di sono tenute, inoltre, proiezioni di documentari, esposizioni di prodotti tipici locali e la mostra “Le vie dell’arte: Boscoreale nei musei del mondo” a cura dell’Associazione Vesuviando. Negli stessi giorni è stato possibile visitare anche la Chiesa di Santa Maria Salome ed i suoi sotterranei. Uno sforzo congiunto delle associazioni, improntato alla libera fruizione della cultura, che si spera possa fungere da esempio anche per i comuni viciniori che hanno dimostrato la propria partecipazione e vicinanza. Ricordando che nell’antichità, da Pompei fino a Nola, quello vesuviano era un unico popolo che viveva nelle grazie e le bellezze di una natura senza eguali, purtroppo rovinata da taluni scempi. Iniziative così fanno ben sperare nel riscatto culturale e sociale perchè fanno bene alla mente e fanno bene allo spirito.

di Francesco Servino

>> La storia del Tesoro di Boscoreale