Ho visto Star Wars, ecco cosa ne penso

L’hanno definito l’evento cinematografico del decennio: un’attesa lunghissima per un sequel all’altezza. Ma è veramente convincente? Vale la pena andarlo a vedere? Leggete questo articolo per scoprirlo.

Per comodità dividerò la recensione in una spoiler free zone, per chi non ha visto il film, e una zona “cosa funziona e cosa non funziona” per chi invece l’ha visto. Ma “togliamoci questo dente”, come diceva Peter Griffin in un celebre episodio parodia: Star Wars soddisfa le aspettative dei fan, si o no? La risposta è… .

SPOILER FREE ZONE

Sia chiaro, a scrivere queste righe è un appassionato di Guerre Stellari che senza ritegno, nelle occasioni che contano, sfodera dal borsello l’agenda moleskine con la maschera di Darth Vader sulla copertina fregandosene ben poco del giudizio degli astanti. In virtù di questo, il mio punto di vista conterà qualcosa.

Affidare la regia del sequel della saga fantasy stellare più amata del mondo a J.J. Abrams era parsa una scelta obbligata considerata la sua bravura nel riavviare Star Trek (a proposito, non vi salti in mente di vedere il trailer di Beyond, vi ho avvertiti).

Tecnicamente non si può negare che il lavoro svolto con Star Wars VII sia eccelso. Ma complice una sceneggiatura debole, che vede il ripetersi di stessi fatti e stesse situazioni senza portare quella ventata di innovazione che tanto ci si aspettava (confidando nel solo ritorno in scena di Han Solo e Chewbecca per riabilitare i fasti della saga), il film scivola in troppi punti, specie nel finale, nel banale e nel prevedibile divenendo, sì, anche noioso, con ridondanti sequenze caotiche di cui si fa fatica a capire il senso.

E’ questo l’elemento che non convince, la ripetitività: episodio VII non è altro che un sunto degli episodi IV, V e VI. Molte scene sono prese di pari passo dalla saga degli anni ’70 e ’80, un’abbondanza di citazioni non necessarie. Siamo in no-spoiler zone, il resto lo leggerete in calce. Quello che ci si aspettava dal nuovo Star Wars era freschezza, ma ve n’è poca: si rimpiangono gli intrighi di potere di lucassiana memoria e a confronto la tanto vituperata prima ma seconda trilogia va sicuramente rivalutata.

Viene da chiedersi come abbia potuto toppare a tal punto Spielberg definendo “Il Risveglio della Forza” il film migliore di tutti i tempi: in realtà la Disney ha messo in moto un’abile operazione commerciale per attrarre nuove generazioni di fan fregandosene altamente di realizzare il sequel che da dieci anni in molti aspettavano. Con l’acquisizione del brand stellare l’intenzione della casa di Topolino è di avviare una macchina del merchandising da sfruttare fino a quando non genererà più profitti, come per il filone dei supereroi.

Bel film ma non il capolavoro che ci aspettava. Non c’è nemmeno da rammaricarsene: la saga di Star Wars poteva ritenersi conclusa con le prime due trilogie, non c’era bisogno di aggiungere altro. Le uniche operazioni che avevano senso erano procedere con il classico remake o spostare gli eventi ben al di là dei trent’anni avendo in questo modo molti più elementi tra cui spaziare, rompendo vincoli e legami col passato e introducendo una storia e dei personaggi completamente nuovi con pochi ed essenziali riferimenti.

Entriamo ora nello specifico: non leggete se non volete rovinarvi la visione del film. Continuate a leggere se l’avete già visto. Leggete comunque se volete appagare la vostra curiosità.

COSA FUNZIONA E COSA NON FUNZIONA

Cosa funziona: abbiamo visto Jedi passare con facilità al lato oscuro della forza ma con Star Wars VII apprendiamo che è possibile fare anche il percorso inverso. E che i nuovi stormtrooper non sono esseri senz’anima ma sono capaci anche loro di provare emozioni. Certo il Primo Ordine non è formato da cloni programmabili a piacimento ma da ragazzini “rapiti” in ogni angolo della galassia e a cui è stato fornito un addestramento, dunque sono più facili prede di sbandate. Il tradimento di Finn, comunque, era difficile da prevedere.

Interessante è che la protagonista sia tutti gli effetti una ragazza, Rey: non che la principessa Leia fosse da meno, tipa tosta anche lei. Ma ora abbiamo a che fare con una donna che sa decisamente il fatto suo, che sa combattere e che sa addirittura pilotare non una nave spaziale qualsiasi ma il Millennium Falcon. Girl power. Yeah.

Il robottino BB8: simpatico, puccioso, regala molti momenti di ilarità al film. E’ il sostituto ideale di R2-D2 alias C1-P8.

Il nuovo imperatore, o presunto tale: appartenente a una razza mai apparsa prima in Star Wars (mi correggano i fan più accaniti se sbaglio), appare di dimensioni colossali, non si sa da dove venga nè da chi abbia appreso l’uso della forza. A tutti gli effetti è il vero elemento di mistero assieme alle origini di Rey.

Cosa non funziona: l’Impero aveva già costruito una devastante arma distruggi-pianeti, la Morte Nera, lasciando una falla incredibile per cui la si poteva facilmente far esplodere con un raggio laser. Fatto tesoro di quell’esperienza, il Primo Ordine che fa? Costruisce una nuova Morte Nera, più grossa, trasformando un intero pianeta… Ma ripetendo lo stesso errore e lasciando la stessa identica falla. La facilità con cui Han Solo e compagni si infiltrano nella base nemica per disabilitarne gli scudi è imbarazzante.

Altrettanto facile è per i soggetti adulti scoprirsi improvvisamente maestri nell’uso della forza: alla faccia dei lunghi addestramenti propinati fin da piccoli, già Luke Skywalker, sebbene allenato da Yoda, ci aveva dimostrato che si può diventare Jedi studiando dal prontuario. E così Finn e Rey si dimostrano immediatamente padroni delle spade laser.

Veniamo a Kylo Ren: perchè indossa una maschera-copricapo del peso di svariati quintali? Perchè è tanto devoto a Darth Vader? Nessuno gli ha detto che suo nonno, alla morte, si è in qualche modo ravveduto e ora siede nel paradiso degli ologrammi assieme a Yoda e Obi Wan Kenobi? Di sicuro Kylo non è un cattivo all’altezza della situazione ma un moccioso a cui hanno insegnato due trucchetti e perciò si atteggia a Sith. Il suo addestramento non è completo, ma farsi mettere KO da una che ha scoperto in due secondi l’esistenza della forza è ridicolo. Badi meno al look e più a rendersi credibile.

Abbiamo detto dei membri delle truppe d’assalto che mettono a nudo la propria “umanità”. Niente da fare però, la loro leggendaria mira non è migliorata di un decimo: non azzeccano un bersaglio manco a millimetro di distanza.

La presenza di Han Solo è emozionante quando riprende possesso del Millennium Falcon. Poi ti accorgi che Harrison Ford è troppo vecchio per essere credibile nei panni di un eroico avventuriero ed è un sollievo, dunque, la sua morte: almeno servirà a caratterizzare lo scialbo personaggio di Kylo.

Cose che si ripetono di pari passo: se prima era Luke a fronteggiare il padre Anakin su un ponte, ora è Kylo “Ben” a fronteggiare il padre Han Solo su un ponte. Se prima era Yoda a sparire dalla faccia della galassia per aver fallito, ora è Luke a fare la stessa cosa per aver fallito. Se Luke raggiungeva Yoda per sottoporsi all’addestramento, ora è Rey a raggiungere Luke per sottoporsi all’addestramento. Ok, abbiamo capito il discorso dei corsi e i ricorsi storici, dei cicli e ricicli e dell’equilibrio nella forza… Ma chi ha scritto la sceneggiatura di Star Wars era o no consapevole di dover inventare qualcosa di nuovo? Quel qualcosa di nuovo cos’è? Un cattivo con l’elmetto? Una diatriba padre-figlio? Un pianeta che è un’arma di distruzione di massa? Un Jedi esiliato che addestra una padawan? Una raccatta rottami su un pianeta desertico che parte per un’epica avventura? Un droide custode di una mappa stellare a cui tutti danno la caccia? Se si pensa alla scontatezza di ciò che vedremo nei prossimi episodi un pò di scoramento viene. Ma in fondo è Star Wars, e va preso come è: c’è solo da migliorare.

di Francesco Servino