Satochi Nakamoto scovato da Newsweek

In molti pensavano che Satoshi Nakamoto, il presunto creatore di Bitcoin, fosse in realtà uno pseudonimo dietro il quale si nascondeva un collettivo di programmatori. Ma la giornalista Leah McGrath Goodman della rivista statunitense Newsweek avrebbe svelato il mistero: nato in Giappone nel 1949, Nakamoto è emigrato negli Stati Uniti all’età di 10 anni, si è sposato ed ha avuto 6 figli. Vive attualmente sulle colline di Los Angeles con la madre 93enne e ha l’aspetto di un pensionato trasandato e un carattere schivo e riservato.

Figlio di un samurai, proviene da una famiglia di geni della matematica e ha la passione per i treni in miniatura. Quarant’anni fa ha smesso di farsi chiamare Satoshi, preferendo il nome “Dorian S. Nakamoto”.

Sebbene le probabilità che si tratti del “vero” Nakamoto restino alte, va anche detto che l’uomo non ha mai confermato l’ipotesi di essere il creatore di Bitcoin: alcune ore dopo la pubblicazione dell’inchiesta, Nakamoto, inseguito da una troupe di reporter, avrebbe dichiarato di non aver inventato la valuta virtuale. Come se non bastasse è comparso un messaggio su un forum di un altro Satoshi Nakamoto che sostiene che quello di Los Angeles non sarebbe lui.

Nakamoto preferisce comunicare esclusivamente tramite mail. Un suo presunto braccio destro, Gavin Andresen, principale sviluppatore del progetto, racconta di lunghe conversazioni effettuate con lui senza mai alzare la cornetta. Almeno fino al 2011, quando Nakamoto se ne distacca sempre di più e sparisce. “Ho avuto l’impressione che lo facesse per ragioni politiche” ha dichiarato Andresen.

Non ammetterà mai di aver lanciato il Bitcoin” ha spiegato a Newsweek Arthur Nakamoto, fratello di Satoshi. E la smentita ufficiale aggiunge ulteriore fumo a una vicenda – quella di Bitcoin – che in questi giorni sta attraversando uno dei momenti più critici: Mt. Gox, una delle piattaforme di scambio di criptovalute, ha subito un furto di 850mila monete (pari a circa 345 milioni di euro) ed è in bancarotta. Stessa sorte sta attraversando un altra “banca specializzata”, la canadese Flexcoin, attaccata da hacker e derubata di 896 Bitcoin, pari a 600mila dollari.

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