San Vito a Ercolano, tumori in 2 famiglie su 3

In pochi lo sanno ma quella che si consuma a San Vito, frazione del Comune di Ercolano, è una vera e propria tragedia: in due famiglie su tre, infatti, si registrano gravi patologie tumorali, probabilmente di origine ambientale.

E’ il dato sconcertante emerso da un’indagine conoscitiva realizzata dal Gruppo Salute Ambiente Vesuvio, coordinata dal professore Gerardo Ciannella, medico chirurgo, direttore del Servizio di Medicina Preventiva dell’Ospedale Monaldi di Napoli e docente in Medicina del Lavoro all’Università “Federico II” di Napoli.

L’indagine è stata chiesta tre anni fa da don Marco Ricci e padre Giorgio Pisano quando si recarono da Ciannella per esporgli il dramma di San Vito, in particolare raccontadogli dei tanti funerali di bambini celebrati. Non si tratta una “maledizione” – come nel tempo hanno titolato molti giornali – perchè tale termine ha una connotazione innaturale, riconducibile al fato e a circostanze alle quali semberebbe impossibile opporsi.

Le malattie potrebbero essere a tutti gli effetti collegate all’inquinamento: negli ’80 e ’90, infatti, le cave di San Vito sono state utilizzate come discariche. Molti, negli anni, hanno denunciato lo sversamento abusivo di rifiuti nella zona, con camion provenienti anche dal Nord Italia (stando alle targhe che recavano): i tentativi di sollevare l’attenzione sul problema, però, si sono rivelati inutili.

Siamo in pieno Parco Nazionale del Vesuvio e la zona sarebbe anche bella e caratteristica se non fosse per una macabra connotazione che, purtroppo, la rende simile ad altri territori vesuviani che, proprio in prossimità di cave e sempre in area protetta, lamentano gli stessi identici problemi: San Vito, frazione più alta di Ercolano, è limitrofa alla discarica Ammendola-Formisano e a Contrada Novelle Castelluccio.

L’Ammendola-Formisano può sembrare un’amena collinetta vulcanica ma è costituita, in realtà, da rifiuti delle più varie tipologie: essi formano una collina di 300 metri che è cresciuta dalla fine degli anni sessanta fino agli anni novanta, quando è avvenuta la sua chiusura (in realtà sversamenti illegali di rifiuti anche altamente pericolosi al suo interno parrebbero essere proseguiti). Nella discarica permangono i siti di stoccaggio provvisori del 2001 e del 2008 identificati dai sindaci Luisa Bossa e da Nino Daniele.

Contrada Novelle Castelluccio è anch’essa sita nel Parco Nazionale del Vesuvio: si tratta a tutti gli effetti di una zona costellata di traverse che conducono a ex cave, luogo soggetto a scarichi abusivi di rifiuti ai quali viene dato fuoco. Contrada Novelle rasenta il centro di San Sebastiano al Vesuvio: in questo posto viene abbandonato selvaggiamente qualsiasi tipo di rifiuto, dai copertoni usati all’eternit, forse anche rifiuti ospedalieri radioattivi.

La rabbia che gli abitanti di San Vito non nascondono è che questa area non viene considerata nel novero della “terra dei fuochi”. In effetti, tante zone vesuviane sembrano tagliate fuori dal mondo, come se qualcuno, “in alto”, fosse cosciente della condanna che su di esse grava reputando inutille intervenire, forse anche in virtù di tante, troppe commistioni e interessi da tutelare: solo così si spiega l’abbandono di territori che sono stati al centro, per decenni, di un’opera criminale di devastazione ambientale e che meriterebbero maggiore attenzione per quanto riguarda la salvaguardia e le bonifiche.

Quando la politica è arrivata addirittura a pensare di aprire la cava Vitiello, ovvero riempire di rifiuti un’intera costola del Parco Nazionale del Vesuvio, si è capito che ogni barlume di senno nel quale riporre speranza si era definitivamente spento. Nessuno controlla e le punizioni, quando avvengono, non sortiscono alcun effetto: le leggi, inadeguate, non tornano utili nelle opere di contrasto all’azione criminale e addirittura, con le ultime direzioni intraprese, sembrano quasi voler “condonare”, mostrando un approccio comprensivo nei confronti di chi si macchia dei più peggiori crimini nei confronti dell’umanità.

Il dramma di San Vito non è il dramma di un solo quartiere, ma dell’intera popolazione di Ercolano e di tante altre popolazioni vesuviane.

L’indagine del Gruppo Salute Ambiente Vesuvio si è svolta dalla fine del 2013: questionari sono stati consegnati a 314 famiglie di San Vito che tramite essi potevano segnalare i casi di malattia. Il campione preso in considerazione è composto da 1100 persone su un totale di circa 5mila abitanti residenti in zona (circa il 20% di essi). Ne è venuto fuori un quadro preoccupante: 203 famiglie su 314 hanno componenti malati di leucemia (50 casi), neoplasie respiratorie (62 casi), all’apparato digerente (27 casi), all’apparato urinario (23), al cervello (17), alle mammelle (14). Si registrano inoltre 4 casi di SLA e 6 tumori ai danni di altri apparati. In particolare la concentrazione di neoplasie è allarmante: in 62 famiglie, infatti, si sono registrati casi di mesotelioma pleurico, un tumore incurabile che, come è noto, è causato dall’amianto. Le persone che l’hanno contratto non sono esposte a rischi professionali, ma hanno respirato le fibrille trasportate, probabilmente, dalla combustione di rifiuti.

C’è anche un altro fattore da mettere in evidenza: la presenza nella zona di San Vito di tralicci dell’alta tensione, antenne della telefonia mobile e ripetitori radiotelevisivi. La Scuola Elementare Statale “Antonio De Curtis”, che insiste nel medesimo territorio, ha un altissimo numero di bambini ammalati rispetto alle percentuali normalmente riscontrabili, probabilmente a causa dell’inquinamento elettromagnetico (situazione che interessa pure la vicina Scuola Media Statale “Giuseppe Ungaretti”).

Il professor Ciannella ha così commentato l’esito dell’indagine: “Il dato non è esaustivo ma significativo: più della metà del territorio è ammalata”. Nei prossimi mesi, una pubblicazione scientifica curata dallo stesso Ciannella renderà noti i dati.

di Francesco Servino