San Gennà, pienzèce tu!

Ore 9,11, il miracolo si ripete: il sangue di San Gennaro è già sciolto quando il cardinale Sepe estrae l’ampolla dalla teca. Un rapporto viscerale quello tra il santo e la città di Napoli, un patto di sangue che lo lega indissolubilmente a Parthenope: in passato, quando il sangue non si scioglieva, preannunciava catastrofi o eventi sociali di grossa portata, dalle eruzioni del Vesuvio alla rivolta di Masaniello. Fuori al Duomo, uno striscione sugli ostaggi dimenticati della Savina Caylyn: i pirati somali si dicono pronti a torturare l’equipaggio, ma il Governo non interviene sulla vicenda. Presenti alla celebrazione il sindaco De Magistris, al suo “primo San Gennaro”, il presidente della Regione Stefano Caldoro, il presidente della Provincia Luigi Cesaro, il procuratore Giovandomenico Lepore e il prefetto Andrea De Martino. “A nessuno è permesso strumentalizzare la natura prodigiosa di questo evento, non determinato dalla mano né dalla volontà dell’uomo” ha spiegato il cardinale. Per De Magistris, “Qualcuno ha pensato di cancellare la festa di San Gennaro, pensando che un Governo in scadenza possa cambiare anche le festività religiose. San Gennaro è una tradizione popolare, indentitaria, religiosa che unisce, al di là del credo politico e religioso: fa bene alla città, ma Napoli non ha bisogno della religione e dei miracoli per andare avanti ma del lavoro duro delle persone”. Il sangue di Gennaro è la proiezione stessa della città, dal momento che “bolle come il magma del Vesuvio, i fumi e i vapori della Solfatara” e “come il ragù o l’acqua per il caffè” con la macchinetta napoletana. O come il pomodoro sulla pizza. Qualcuno si augura che il santo, oltre al sangue, faccia sciogliere anche il Governo “e quella vergogna nazionale che è la Lega”. In molti si sono affannati alla ricerca della formula alchemica che si celerebbe in realtà nella mistura presente nell’ampolla: secondo alcuni fu creata ad arte da Raimondo Di Sangro, principe di San Severo, una delle personalità più affascinanti ed enigmatiche della città, o si tratterebbe di un composto a base di cioccolato, acqua, zucchero e siero di latte. Sta di fatto che la festa è l’espressione dello spirito della città di Napoli, attaccata alla religione e alle proprie strabilianti tradizioni di cui il Governo vorrebbe farle scippo: è come se le strappasse un organo vitale. “San Gennaro è intoccabile” si affanna a dichiarare il presidente della provincia Luigi Cesaro, aderendo alla petizione lanciata da Lunaset per non cancellare la festività patronale: tra i firmatari, oltre a 21300 napoletani, il cardinale Crescenzio Sepe, il capo della procura di Napoli Giovandomenico Lepore, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e il vicesindaco Tommaso Sodano. Stupisce la presenza di Cesaro: il PdL fortemente ha caldeggiato la cancellazione della festività a partire dal 2012. In occasione della festa, il presidente della Provincia ha dichiarato: “Sono un politico, ma anche un cattolico osservante, ed ho ben presente i limiti d’azione della politica sul Credo. Cerco di fare mie le richieste dei napoletani, impegnandomi in uno spirito cristiano a svolgere al meglio la mia attività pubblica”. Chissà che non sia questo il vero miracolo. Intanto per i tifosi del Napoli il miracolo c’è già stato: la tripletta di Cavani al Milan, che ha regalato gioia a chi da quest’anno può iniziare a parlare senza troppi tabù di scudetto, perché la prova dei ragazzi di fronte al club più forte d’Italia è stata più che buona e la squadra ha dimostrato finalmente di avere la maturità necessaria per riportare a Napoli l’ambito tricolore. Peccato che i tifosi del Milan, di ritorno dallo stadio San Paolo, abbiano sfasciato e derubato un autogrill: nessuno si azzarderà a dire i “soliti milanesi”, allo stesso modo di come al nord qualcuno è abituato a dire “i soliti napoletani”. I soliti napoletani sono quelli che vogliono bene alla propria città e ne rispettano le tradizioni, che hanno un valore sociale e simbolico importante. Bisogna ripartire da San Gennaro, dal senso autentico della napoletanità per ritrovare quello spirito identitario che consenta alla città di tornare ai fasti di una straordinaria epoca perduta.

di Francesco Servino