Robocop: il futuro… E’ già passato

Il giudizio su questo film po’ variare a seconda degli occhi con cui lo si va a guardare: se lo si va a vedere con gli occhi del teenager (al massimo ventenne) venuto su a furia di videogames ipercinetici e che si contenta di vedere un Robocop – di cui i suoi fratelli maggiori se non addirittura genitori nerd gli hanno detto un gran bene – che sfreccia su una moto figa alla Judge Dredd in un’armatura robotica smilza e nera che pare la calzamaglia di Diabolik…. Allora, tutto bene!!

La storia scorre discretamente: la tecnologia futuristica lascia un po’ a desiderare, ma il problema filosofeggiante, diciamo così, del rapporto uomo-macchina è discretamente reso anche se qui Robocop/Murphy (senza volersi richiamare a tutti i costi a quello “originale”) resta un po’ troppo compunto e serio, un po’ troppo macchinale (appunto!);  la storia fa decisamente qualche concessione di troppo all’introspezione psicologica ed al familismo (quasi spropositato lo spazio concesso dalla trama alla famiglia di Murphy) mentre tutti i cattivi risultano un poco piatti, tranne un’incredibilmente invecchiato Michael Keaton/Raymond Sellars, capo della OCP, stronzo al punto giusto ed al Dr. Norton, interpretato e sviluppato in maniera interessante da un Gary Oldman che sembra molto a suo agio nei panni del Demiurgo Robocoppiano.

Delusione massima vi aspetta se guardate il film pensando all’originale dell’87. Il romanzo “Neuromante” di William Gibson era uscito da pochi anni e la tematica cyberpunk del rapporto uomo macchina era sugli scudi dell’immaginario sci-fi… Ed un ispirato Paul Verhoeven propose la sua visione/soluzione della questione con “Robocop”.

Ma intanto, son passati quasi 30 anni: c’è stato Matrix, c’è stato Internet, c’è stato il dilagare del “politically correct”, c’è stato l’11 Settembre e le conseguenze in termini di politica e di immaginario collettivo….  E quindi:

– Il piano satirico-ironico è di grana così grossa che lo capirebbe anche un lattante;

– Ovviamente autoironia, zero;
– Non ci sono cattivi degni di questo nome;
– Non c’è sesso;
– Non c’è cocaina o droghe di altro tipo;
– Non c’è una goccia di sangue che sia una;
– L’ED 209 è stato trasformato in tappezzeria e, pure se non è mosso a passo 1, siamo nel 2028 e quasi quasi è più arretrato lui delle versione che sta sperimentando oggi nel 2014 l’esercito USA.

Infine: Murphy usa quasi sempre un taser piuttosto che la Beretta allungata dell’originale che – quando la usava durante i tiri al poligono – faceva sobbalzare tutti i colleghi piedipiatti.

Insomma, rifare la commedia nera e superviolenta, l’action movie con l’anima da black comedy superviolenta di Verhoeven oggi, quasi trent’anni dopo, non avrebbe avuto senso. E allora come fai a tirar fuori un Robocop diverso, quando non vuoi girare lo stesso tipo di film? Oh è molto semplice: non puoi, non lo fai.

E quindi, tanto vale che fai un altro film, perché così è come fare una focaccia col ketchup ed il gorgonzola ed avere la faccia tosta di chiamarla “pizza” perché è rotonda.

di Riccardo Bruno