Rinnovabili vs. Nucleare, intervista ad Odoardo di Stefano

Ingegnere, quali pericoli comporta la scelta del nucleare?

Esistono diversi tipi di problematiche ambientali relative al processamento dell’uranio che non sempre vengono trattate come si dovrebbe. I problemi sono legati all’estrazione del minerale grezzo, alla preparazione del medesimo per l’utilizzo nei reattori a fissione, al trasporto e allo stoccaggio, senza contare  che problemi tecnici e catastrofi, naturali o meno, possono disperdere materiale pericoloso nell’ambiente provocando contaminazioni da radionuclidi che hanno durate ben superiori a quella della normale vita umana. La tecnologia di produzione dell’energia da fonte nucleare non è pericolosa solo per gli incidenti spettacolari che può generare o per la mancanza di siti sicuri di stoccaggio delle scorie esaurite che risultano al termine del ciclo produttivo, ma anche per le radiazioni che le centrali rilasciano normalmente nell’ambiente circostante, nonostante tutte le misure di sicurezza, per gli scarti di lavorazione del materiale grezzo e per le estensioni di territorio sottratte all’uomo per la gestione delle miniere. Un Paese come l’Italia, inoltre, verrebbe a dipendere  totalmente da altri Paesi fornitori della materia prima e dal costo oscillante della stessa per il tempo in cui l’uranio sarà disponibile sul mercato internazionale.

Perché puntare sulle rinnovabili?

Per l’estrazione dell’uranio vengono letteralmente devastate ampie zone del pianeta che poi, essendo l’uranio un materiale radioattivo e quindi potenzialmente dannoso per la salute umana, risulteranno interdette per tempi lunghissimi. Per alimentare per un anno un reattore tipo EPR da 1600 MW (del tipo che si vorrebbe costruire in Italia) occorrono 40 tonnellate di uranio (UO2). Attualmente per ottenere tale quantità di materiale occorre estrarre da miniera almeno 6 milioni di tonnellate di materiale grezzo. Per inciso, l’estrazione necessita di non meno di 220 tonnellate di esplosivo. Quindi il materiale grezzo deve essere lavorato per renderlo utilizzabile nei reattori. Tale lavorazione richiede 1,4 milioni di metri cubi di acqua e 22 mila metri cubi di acido solforico. Gli scarti della lavorazione possono riempire un volume gigantesco, calcolato da qualcuno uguale a quello che occupa la piramide di Cheope, e con un impatto ambientale e con problematiche di deforestazione e di inquinamento di proporzioni immani. E’ stato anche calcolato che per alimentare per 40 anni una centrale da 1000 MW occorre disporre in media di una miniera che occupa un’estensione di circa 38 kmq: su una simile estensione di territorio un impianto fotovoltaico produrrebbe la medesima energia di una centrale nucleare, con la differenza che nel primo caso il territorio resta impraticabile per tempi geologici lunghissimi mentre il campo fotovoltaico può essere smantellato senza problemi e riciclato al termine del ciclo produttivo.

Quale sviluppo per le energie alternative?

Se volessimo limitare l’effetto serra, l’inquinamento del territorio e le problematiche sanitarie, economiche, politiche e sociali cui si va incontro con l’uso delle energie provenienti da fonte non rinnovabile, quali sono il petrolio, l’uranio e per altri versi anche il metano, occorre guardare a cosa la tecnologia ci offre già oggi per far fronte al problema energetico tramite la produzione di energia da fonti rinnovabili. A livello europeo vengono portati avanti due progetti: “Supergrid” consiste nella produzione off-shore, ossia in mare, di energia elettrica da fonti rinnovabili, come quella fornita da generatori eolici che specie nell’Europa del nord trovano una valida collocazione geografica. Questo progetto dovrebbe fornire  una potenza di circa 169 GW proveniente dal solo Mare del Nord entro il 2050. Il progetto Desertec, che prevede un investimento di circa 400 miliardi di euro, è localizzano in Nord Africa ed ha l’obiettivo di realizzare centrali principalmente solari termodinamiche ed eoliche che dovrebbero portare energia elettrica in Europa. Anche Enel e Terna sono entrati a far parte, lo scorso anno, nel gruppo realizzatore del progetto.

Esistono incentivi per l’utilizzo del fotovoltaico?

In Italia la situazione è attualmente condizionata da alcuni colli di bottiglia che si sono generati con il Decreto sulle Rinnovabili del 3 marzo 2011 che, considerando raggiunti i limiti di potenza installata degli impianti fotovoltaici previsti con il terzo Conto Energia, preannuncia un Quarto Conto Energia in cui gli incentivi statali allo sviluppo del fotovoltaico subiranno decurtazioni mensili per la seconda metà del 2011 e semestrali dal prossimo anno fino al 2016.

Quindi è ancora conveniente puntare sul fotovoltaico?

E’ intuibile che ben pochi aspirerebbero a realizzare un impianto fotovoltaico se almeno non vi fosse un certo ritorno economico che compensi l’investimento effettuato. Gli attuali prezzi di mercato per un impianto “chiavi in mano” oscillano tra i 3500 e i 4000 € per kWp: una famiglia media che consuma  3000 kWh di energia elettrica all’anno avrebbe bisogno di un impianto di 2,5 kWp, del costo di circa 10000€. Per la costruzione dell’impianto di può ricorrere anche al mutuo bancario. Il mutuo può raggiungere anche il 100% del valore dell’impianto ma in tal caso si può dire addio all’incentivo statale del Conto Energia che andrà a ripagare la banca ed il vantaggio per il richiedente rimane solo nella possibilità di vedersi riconosciuto il cosiddetto Scambio sul Posto (SSP). Tale SSP consiste nel fatto che l’energia elettrica prodotta dal proprio impianto, qualora non consumata immediatamente dal richiedente, venga immagazzinata provvisoriamente nella rete elettrica nazionale. Da essa può quindi essere prelevata quando occorre, in particolare nelle ore in cui l’impianto fotovoltaico non funziona, ossia di notte.  In ogni caso, installando un impianto della giusta dimensione su un’abitazione, si può dire addio alla bolletta da pagare e si può addirittura guadagnare grazie all’energia che viene prodotta in eccesso. Per ragioni di convenienza economica, di sviluppo e di impatto sulla salute umana, l’energia solare rappresenta l’unica vera strada per il futuro.

di Francesco Servino