Rifiuti tombati, il disastro si estende alla Puglia

Alla presenza dei consulenti della Procura della Repubblica e della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, i carabinieri del Comando Provinciale di Foggia e del Noe (Nucleo Operativo Ecologico), durante le operazioni di carotaggio di una cava situata vicino alla diga Capacciotti a Cerignola, in località Borgo Libertà, hanno sospeso gli scavi perchè dal sottosuolo sono emersi pezzi metallici che fanno sospettare la presenza di fusti con materiale radioattivo. Sull’area, sequestrata lo scorso 11 Aprile nel corso dell’operazione Black Land a Francesco Pelullo, ritenuto uno dei proprietari dei terreni messi a disposizione della camorra, si stanno eseguando scavi per appurare la natura degli eventuali rifiuti tombati.

I militari sono all’opera da diversi giorni scandagliando le numerose cave abbandonate nella provincia di Foggia utilizzate per tombare una quantità “enorme” di rifiuti speciali e pericolosi provenienti dalla Campania: l’operazione segue le verifiche effettuate nella cava di Ordona, effettuate 15 giorni fa, dove sono state scoperto 500mila tonnellate di rifiuti di ogni genere in una cava non ancora colma, e quella di ieri ad Apricena, dove in una cava completamenta piena, coperta di terreno e mimetizzata, sono stati interrati rifiuti  pericolosi anche di tipo ospedaliero. Le investigazioni, avviate dai carabinieri del comando Provinciale e dal Noe dal Marzo 2013, hanno portato all’arresto di 14 persone tra amministratori, soci e autotrasportatori di società responsabili del traffico illecito di rifiuti dalla Campania alla Puglia che lavorano allo smaltimento e al trattamento degli stessi

Del trasporto di rifiuti speciali in Puglia fu lo stesso pentito di camorra Carmine Schiavone a parlarne, nella famosa deposizione alla commissione parlamentare d’inchiesta risalente al 7 Ottobre 1997 (resa pubblica il 30 Ottobre 2013 su decisione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati): un “sistema unico”, dalla Sicilia alla Campania, che passava pure per la Calabria, “ovunque non si rifiutassero il soldi” e ovunque c’era qualcuno interessato solo business dell’interramento. Secondo Schiavone, “fino al 1991, la zona del Sud, fino alle Puglia, era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall’Italia”. Un sistema adottato in particolare nel Salento e nelle provincie di Bari e di Foggia, ma i rifiuti finivano in discariche dislocate anche in Basilicata, Molise e Campania.

Insomma è disastro ambientale anche in Puglia e in particolare nel Basso Salento: nelle scorse settimane sono state scoperte discariche abusive a Patù, Scorrano, Tricase e Alessano. Proprio nell’area tra Supersano, Scorrano e Casarano il pentito della Sacra Corona Unita Silvano Galati indicò la presenza di rifiuti tombati. Nei pozzi di Tiggiano, inoltre, sono state riscontrate concentrazioni di diossina superiori alla norma, e in quelli di Neviano e Seclì è emersa una preoccupante presenza di PCB anche nei pozzi dell’Acquedotto Pugliese, sui quali a fine Maggio saranno effettuate le analisi dall’Arpa.

di Francesco Servino