Rifiuti fuori regione, gli intoppi

Il decreto sui rifiuti sta apportando più svantaggi che benefici: in Sicilia, ad esempio, il trasferimento dei rifiuti avveniva in maniera molto fluida, senza il bisogno di un nulla osta ufficiale da parte dei vertici regionali. In altre regioni, invece, serve un atto del presidente o una delibera soggetta al vaglio delle giunte. Passaggi burocratici che decretano situazioni di stallo e notevoli perdite di tempo. Il Governatore Caldoro ha pronto un piano: organizzare i parlamentari campani, in modo tale da esigere le modifiche del decreto quando questo finirà in aula per la conversione in legge. In particolare Caldoro si scaglia contro il nulla osta dei vertici delle regioni che, di fatto, ha decretato il flop del provvedimento approvato in Consiglio dei Ministri. Quel nulla osta inventato per far digerire il decreto alla Lega si è rivelato estremamente limitante e rende impossibili semplici accordi con i privati, così come avveniva in passato. Finora la prima regione ad aver dato il consenso ad accogliere i rifiuti della Campania è stata la Liguria, con l’assenso del governatore Burlando e del sindaco di Genova Vincenzi, che si dice disponibile ad accogliere 20 mila tonnellate di rifiuti nella discarica di Monte Scarpino, sulle alture di Sestri Ponente. “Mi aspetto lo stesso tipo di solidarietà da parte di Pisapia a Milano” dichiara De Magistris. E da Milano, puntuale, arriva la risposta dell’assessore comunale all’ambiente Maran, che dice: “Milano non è ideologicamente contraria ad aiutare Napoli: tutto quello che potremo fare per gli amici napoletani lo faremo, anche se in questo periodo il termovalorizzatore che garantisce lo smaltimento dei rifiuti milanesi è in manutenzione”. Palazzo Marino invierà a Napoli sei compattatori a gasolio da venti metri cubi, in attesa che l’Amsa, la municipalizzata della nettezza urbana, verifichi l’idoneità degli impianti milanesi ad accogliere una parte dei rifiuti campani. Per quanto riguarda il capoluogo lombardo, è da registrare anche la posizione del leghista europarlamentare Salvini, che annuncia una mozione per impedire che l’immondizia di Napoli giunga negli impianti meneghini: “La Lega ha fatto fin troppo per i napoletani: dalla mia parte ho l’appoggio dei napoletani che risiedono al Nord. Non ce l’abbiamo con De Magistris: a lui imputiamo solo il “no” secco al termovalorizzatore. Se De Magistris dichiara di volere il termovalorizzatore allora potremmo dargli una mano, ma non vogliamo aiutare chi insegue il mito del 70% di differenziata: Milano è al 38%, il resto si brucia in 13 impianti. La posizione di Pisapia? Se accettasse i rifiuti, i milanesi si ritorcerebbero contro di lui”. Nel fine settimana Caldoro ha preso i contatti con diverse regioni (Sicilia, Puglia, Molise, Marche, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Friuli). Unico territorio escluso la Calabria, perché commissariata proprio sulla gestione del ciclo. Sebbene il governatore abbia ricordato che i conferimenti vengono compensati dal punto di vista economico, si assiste per il momento a un valzer di titubanze da parte delle regioni: a parole quasi tutte sono disponibili ad accogliere i rifiuti, ma all’atto pratico ognuna attende le mosse dell’altra per capire come agire e come regolarsi. Intanto la situazione nella Provincia di Napoli è catastrofica: sono più di 15mila le tonnellate di spazzatura in strada e i roghi tossici di immondizia avvelenano l’aria di comuni come Giugliano, Pozzuoli, Afragola, Caivano, Mugnano, Sant’Antimo. Si registrano roghi lungo tutto l’asse mediano. A Melito non è bastato il controllo dei vigili urbani fino a mezzanotte per scongiurare gli incendi. In fumo anche la discarica abusiva di rifiuti tossici di Scampia. A Giugliano, per arginare l’emergenza sanitaria, i rifiuti vengono “disinfettati” con ammonio e calce viva: da una prima stima, comunque, pare che le 2000 tonnellate di giacenze in strada stiano calando. Altra piazza incandescente è Castellammare: i cumuli di immondizia ostruiscono alcune strade e rendono difficile l’accesso all’ospedale San Leonardo. I cittadini ce l’hanno a morte col sindaco Bobbio, e annunciano una fiaccolata di protesta contro l’amministrazione, rea di incapacità e di non riuscire a predisporre la raccolta differenziata porta a porta. Bobbio non ci sta, dichiara che sta facendo tutto il possibile e ricorda che le precedenti amministrazioni, per risolvere la crisi, si sono macchiate di gravi reati ambientali (come l’apertura di una discarica nei pressi dell’hotel Crowne Plaza, a picco sul mare).

di Francesco Servino