Regionali in Francia: la vittoria di Le Pen e quel legame con la Russia

La strategia del terrore dell’Isis ha sortito il suo effetto. E’ la paura, infatti, a far schizzare in alto il partito nazionalista di Marine Le Pen alle elezioni regionali in Francia: il Front National, al primo turno, è primo in sei regioni sfiorando il 30% e arrivando al 42% in Provenza-Alpi-Costa Azzurra (secondo il partito di centrodestra dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, terzi i socialisti di François Hollande).

La domanda sorge spontanea: come va interpretato il successo di Front National? Stiamo parlando di una forza politica di estrema destra che fa del populismo, della lotta all’immigrazione e dell’islamofobia il proprio punto di forza: facile credere che un risultato così importante sia emozionale e dovuto ai 130 morti nella strage di Parigi.

Il malcontento generale, gli scandali, la corruzione, la minaccia del terrorismo e l’esigenza di maggiore sicurezza hanno determinato e stanno determinando in tutta Europa un terreno in cui è facile per i populisti raccogliere proseliti: a credergli sono soprattutto i giovani, gli indignati senza punti di riferimento, chi ha perso la speranza. Se da un lato è evidente, ingiustificabile, il fallimento di una classe dirigente e politica che non si è saputa adeguare ai cambiamenti, dall’altro lato la crescita delle forze politiche di rottura va guardata con attenzione.

Front National nasce nel 1972 grazie a Jean-Marie Le Pen, padre di Marine, notoriamente a favore della pena di morte, delle restrizioni sull’immigrazione e del ritiro della Francia dall’Unione Europea. Il politico francese, in più occasioni, ha espresso posizioni xenofobe, razziste e antisemite: il 20 Agosto 2015, dopo aver ribadito che l’utilizzo delle camere a gas nella seconda guerra mondiale può reputarsi un “dettaglio”, è stato espulso dal partito dichiarando di essere deluso dalla figlia e di vergognarsi di averle trasmesso il cognome.

Marine Le Pen è stata tra le prime a comprendere che la contrapposizione ideologica sinistra-destra è roba da “vecchia politica” e su questo ha marciato abbondantemente: il superamento della dicotomia è un concetto ripreso/copiato da alcuni partiti italiani che a Front National dichiarano di ispirarsi. Si compie però un errore a soffermarsi sulle posizioni razziste perchè il primo punto del programma politico della Le Pen prevede l’uscita dall’Euro per riacquisire la sovranità nazionale e l’uscita dalla NATO: fra poco più di un anno la Francia dovrà eleggere un nuovo presidente, occorre quindi non sottovalutare i proclami.

C’è dell’altro. Forse i complottisti di mezzo mondo inizieranno a scatenarsi mettendo assieme, come in un puzzle, i pezzi che vanno dall’attentato terroristico a Parigi all’alleanza militare con Mosca, ma ciò che emerge dalle inchieste di Mediapart e Le Monde è ampiamente comprovabile: il Front National ha ottenuto ingenti finanziamenti economici (fino a 40 milioni di euro) da parte della banca di proprietà di un sodale del primo ministro russo Dmitri Medvedev e di Vladimir Putin come riconoscimento per il sostegno all’annessione della Crimea alla Russia.

Pare inoltre che il capo del dipartimento degli affari interni russo, Timur Pokopenko, abbia intrattenuto rapporti con i vertici del Front National: l’uomo avrebbe tentato di assegnare a Marine Le Pen il ruolo di osservatrice indipendente durante il referendum di annessione della Crimea del 16 Marzo 2014 (ritenuto illegittimo da ONU e Unione Europea).

Dunque il successo della Le Pen potrebbe essere destinato a scuotere gli equilibri in Europa grazie al rafforzamento di un patto con il Cremlino: Putin troverebbe, in questo modo, un partner forte e un “avamposto” nel vecchio continente. La superficie è il rifiuto delle politiche di austerità, la limitazione del flusso di immigrati, l’opposizione a un modello multietnico e multiculturalista, al velo e ai simboli religiosi negli edifici pubblici. A fondo vi è la volontà di agire contro l’euro e di disgregare l’Ue, istituendo un asse “Brest-Vladivostok” e includendo nel discorso la Russia che, per Marine Le Pen, è in grado di offrire garanzie “sul fronte dell’energia e della cultura”. “Facciamo affari col Qatar e l’Arabia senza indignarci troppo” ha dichiarato il presidente di Front National “e a livello di diritti umani non stanno messi meglio della Russia”. Preoccupante sintesi del pensiero di una donna “forte”.

di Francesco Servino