Reggia di Quisisana, un patrimonio da valorizzare

Quisisana è una frazione del comune di Castellammare di Stabia, sito notevolmente apprezzato dai cittadini per la presenza di spazi verdi che donano frescura soprattutto durante la stagione estiva e al cui interno sorge il Palazzo Reale, da secoli luogo ricco di storia e cultura.

Gli stabiesi non sono gli unici ad apprezzare l’incantevole scenario boschivo di questo luogo: numerosi sovrani sono rimasti affascinati dalla sua bellezza e salubrità.

Le origini della reggia sono incerte: di sicuro la sua costruzione è antecedente al 1280, come risulta da alcuni documenti di Carlo I d’Angio. A darle fortuna fu però Carlo II d’Angio, il quale, dopo avervi soggiornato, rimase piacevolmente colpito per la salubrità dell’aria e la splendida veduta sul golfo di Napoli.

Secondo fonti orali, il nome Quisisana, deriverebbe proprio da una frase pronunciata dal re angioino: “Qui si sana”, dopo esser guarito da una malattia proprio nella dimora stabiese.

Nel corso di pochi anni, la reggia divenne una delle mete per le vacanze estive dei regnanti. Nel 1401, durante la devastante epidemia di peste, fu scelta da Ladislao di Durazzo come rifugio dal contagio della malattia; proprio per la sua agevolata posizione la collina di Quisisana rimase immune al contagio. Con l’avvento dei Farnese, nel 1541, diviene loro proprietà insieme al feudo di Castellammare, conoscendo un periodo di totale degrado ed abbandono.

Con la salita dei Borbone al trono del Regno di Napoli, Carlo III portò in dote le proprietà della madre, discendente dei Farnese, tra le quali era compresa anche la Reggia di Quisisana. Con la dinastia borbonica, la reggia ritornò al suo antico splendore, subendo una serie di lavori di restauro ed abbellimento. Al giardino fu conferita una fisionomia tipicamente all’italiana, nel bosco furono costruite quattro maestose fontane, dette “fontane del re”.

Con i Borbone si assiste ad un rinnovamento non solo architettonico ma anche intellettuale: all’interno della reggia, i sovrani organizzavano feste aperte a tutta la cittadinanza ed ospitavano personalità di spicco della cultura partenopea. Proprio grazie alla presenza del palazzo reale, Castellammare divenne una delle tappe fondamentali del Gran Tour di poeti ed artisti internazionali.

Con l’Unità d’ Italia, la reggia passò ai Savoia: i sovrani del Regno d’Italia la cedettero al comune stabiese che, a sua volta, la diede in gestione ad una società privata. Nel 1898, la Reggia di Quisisana diventa un albergo con il nome di “Regina Margherita”, probabilmente in onore alla sovrana d’Italia: l’albergo ebbe vita breve, nel 1902 già risulta dismesso.

Nel corso della prima guerra mondiale, la struttura fu adibita ad ospedale militare.

Nel 1923, per volere del sindaco Francesco Monti, all’interno della reggia fu inaugurato un nuovo albergo, il “Royal Hotel Quisisana”. Le vicende belliche della seconda guerra mondiale costrinsero ad utilizzare nuovamente la struttura come ospedale militare. In seguito ad un ulteriore fallimento della società alberghiera, a partire dagli anni sessanta il complesso della reggia viene abbandonato all’incuria.

Dopo decenni di totale degrado ed abbandono, nel 2002 partono i lavori di restauro: terminano nel 2009, con due anni di ritardo rispetto al previsto. Si è a lungo discusso sul nuovo utilizzo della reggia: una scuola di restauro o un museo che raccogliesse i reperti archeologici degli scavi di Stabia; tali progetti al momento non sono ancora stati attuati.

Oggi il palazzo reale è sede di incontri letterari, mostre e manifestazioni culturali. La struttura attuale del palazzo, realizzata in muratura portante, si articola in corpi di fabbrica uniti fra loro a formare una “L”. La maggior parte degli  arredi interni e degli elementi decorativi sono andati perduti a causa dell’usura del tempo e delle infiltrazioni d’acqua.

Il bosco di Quisisana, che circonda la reggia, attualmente verte in uno stato di abbandono. Facendo una passeggiata nella selva, il degrado è tangibile in ogni punto. Un vero peccato, dato che questo bene naturale che oggi ci appare come una discarica secoli fa attirò sovrani e nobili signori.

di Vittoria Stella