Referendum sulle Trivelle, quello che c’è da sapere

Domenica 17 Aprile si vota per il referendum abrogativo sulle trivellazioni in mare richiesto dai Consigli Regionali di Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Marche, Veneto, Liguria e Sardegna.

Agli italiani viene chiesto di cancellare l’articolo del codice dell’ambiente che permette le trivellazioni vita natural durante dei giacimenti: il quesito riguarda 21 operazioni già in atto entro le 12 miglia marine dalla costa in Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Veneto, Marche ed Emilia Romagna.

Perchè sia valido il referendum deve raggiungere il quorum, deve cioè votare la metà più uno degli aventi diritto. Possono recarsi alle urne i cittadini italiani che hanno compiuto il 18esimo anno di età.

La vittoria del “Sì” bloccherebbe le concessioni per estrarre petrolio entro le 12 miglia dalla costa alla scadenza dei contratti attivi che, allo stato attuale, hanno una durata di trent’anni prorogabili a quaranta. Con la vittoria del Sì non saranno possibili proroghe anche se il giacimento non è esaurito. Da ricordare che le più vecchie richieste di estrazione ottenute negli anni ’70 hanno già ottenuto proroghe di 5 o 10 anni. Chi ha ottenuto le concessioni più recenti continuerà ad a estrarre idrocarburi per 15-20 anni ancora.

Se passa il No o il referendum non raggiunge il quorum, le compagnie petrolifere potranno presentare richiesta per prolungare le proprie attività. Se passa il Sì, si potranno comunque cercare idrocarburi oltre le 12 miglia e sulla terraferma.

Le associazioni ambientaliste sono ovviamente schierate per il Sì: le operazioni di trivellazione, infatti, mettono a rischio le coste italiane esponendole ai pericoli dell’inquinamento. Con il Sì, inoltre, si intende mandare un messaggio politico al Governo: basta con le fonti fossili, un paese evoluto investe nelle rinnovabili che rappresentano una strategia efficace di approvvigionamento energetico e un volano di sviluppo economico.

Schierato per il No è il comitato “Ottimisti e Razionali” costituito da personaggi dell’imprenditoria: sono quelli usciti sconfitti dal referendum sul nucleare, come il capo di Assoelettrica Chicco Testa. Per gli “Ottimisti” non c’è alcun pericolo legato al settore degli idrocarburi, solo vantaggi occupazionali ed economici.

Molti sono quelli che dipendono dalla politica prima di decidere per chi o cosa andare votare: qual è, dunque, la posizione dei partiti?

E’ di ieri la notizia che il PD ha deciso di astenersi dalle votazioni: in pratica, inviterà gli italiani a non recarsi alle urne. Una strategia di annichilimento del voto referendario secondo Greenpeace, uno “scandalo” secondo Legambiente.

Per i vicesegretari del PD Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani il referendum è inutile, perchè non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle, non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale e avrà il solo effetto di costare 300 milioni di euro agli italiani. Soldi che potrebbero essere impiegati per asili nido, scuole, sicurezza e ambiente.

La minoranza interna del partito però è insorta perchè la decisione non è stata presa collegialmente e alcuni esponenti del PD, come Gianni Cuperlo, hanno deciso di andare a votare lo stesso perchè “un referendum popolare non si può definire inutile“. Posizione contraria alle trivelle l’ha espressa anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

A favore del Sì e dunque contrari alle trivellazioni sono i partiti Sinistra, Ecologia e Libertà (che ha in messo in evidenza come la concessione per le isole Tremiti sia stata data a una società irlandese fallita), i Verdi, che con Bonelli parlano di “assalto delle lobby petrolifere“, il MoVimento 5 Stelle.

Insomma, è importante votare Sì non soltanto per bloccare le attività petrolifere in corso entro le 12 miglia dalla costa ma per far capire al Governo che bisogna attuare una politica energetica nuova: attualmente siamo schiavi delle importazioni di gas e petrolio, e con la vittoria del No continueremo ad esserlo perchè nessun piano per le rinnovabili verrà mai approntato con pesantissime ripercussioni sull’ambiente.

Il nostro paese deve tutelare le risorse che ha, il patrimonio ambientale, il turismo, la pesca, creare nuovi posti di lavoro investendo nell’innovazione. Quella di incentivare l’estrazione di idrocarburi in Italia appare più come la decisione presa da vecchi parrucconi per fare un favore a qualche petroliere, una mossa che pone l’Italia in direzione contraria alla Conferenza Mondiale sul Clima di Parigi tenutasi pochi mesi fa.

Chi crede che il mare non corra rischi, ovviamente, può sostenere anche il No, importante è non astenersi dal voto perchè questo referendum servirà a dare un segnale: vogliamo dipendere ancora dalle importazioni di gas e petrolio? O vogliamo renderci indipendenti puntando sulle energie rinnovabili? Ognuno è libero di pensarla come vuole, l’importante è far valere il proprio pensiero.

Di seguito le immagini dell’azione dimostrativa di Greenpeace condotta su una delle pareti preferite dai climbers italiani, la falesia della Montagna Spaccata di Gaeta (LT): un messaggio volto a far intendere che paradisi e anfratti naturali simili, che rappresentano una risorsa, vanno tutelati e non esposti a inutili pericoli.

di Francesco Servino

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