Rapporto Svimez 2014, Sud a rischio desertificazione

Drammatico è il Rapporto Svimez 2014 sull’economia del Mezzogiorno presentato oggi al Tempio di Adriano a Roma: nel 2013, al Sud, i decessi superano le nascite confermando il trend negativo dell’anno precedente. Un fenomeno così accentuato si era verificato solo nel 1867 e nel 1918, ovvero al termine di eventi drammatici come la Terza Guerra d’Indipendenza e la Prima Guerra Mondiale: il minimo storico registrato di 177mila nati è il più basso dal 1861.

Da segnalare un’ulteriore perdita di posti di lavoro scesi sempre nel Mezzogiorno del 3,8%: sono quasi 600mila i posti di lavoro bruciati nel quinquennio 2008-2013 al Sud, dove si scende a 5,8 milioni di occupati.

Al Sud, inoltre, solo una giovane donna su cinque ha un lavoro: in generale l’occupazione femminile si ferma al 33%. Il rapporto Svimez 2014 evidenzia come appena il 21,6% delle donne sotto i 34 anni sia occupato contro il 43,0% del Centro Nord e una media nazionale del 34,7%. Il confronto con la media dell’Unione europea è impietoso: nell’Europa “a 27” le donne sotto i 34 anni che lavorano sono il 50,9%.

Nel 2013 il Pil del Mezzogiorno è crollato del 3,5%, peggiorando la flessione dell’anno precedente (-3,2%). La regione più povera è la Calabria con un Pil pro capite nel 2013 di 15989 euro, meno della metà di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Lombardia. Nel Mezzogiorno la regione più ricca è l'”Abruzzo” con 21845 euro di Pil pro capite, seguono il Molise (19374), la Sardegna (18620), la Basilicata (17006), la Puglia (16512), la Campania (16291), la Sicilia (16152) e la Calabria (15989). Per il Sud è il settimo anno di recessione, forbice ancora divaricata nel 2015: le stime dello Svimez parlano del -0,7% a fronte del +1,3% del Centro Nord.

Il Mezzogiorno, nel 2013, torna ai livelli del 2003 con un Pil pro capite di 16888 euro, il 56,6% del valore del Centro-Nord: per fare un confronto, il Pil del Centro-Nord è di 29837. Appena il 21,6% delle donne sotto i 34 anni è occupato contro il 43% del Centro Nord. La percentuale media di donne occupate sotto i 34 anni nell’Unione Europea è del 50,9%.

Le famiglie assolutamente povere sono cresciute oltre due volte e mezzo, da 443mila (il 5,8% del totale) a 1 milione 14mila (il 12,5% del totale), il 40% in più solo nell’ultimo anno. Il 16,4% delle famiglie (con punte del 19,8% in Basilicata) ha un disoccupato in casa, il doppio del Centro-Nord (8,6%). Il 14,7% delle famiglie meridionali ha inoltre tre o più familiari a carico, più del doppio del Centro-Nord (5,9%), che arrivano in Campania al 19,8%. Nel Sud, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite determinate dalla crisi.

Nei prossimi 50 anni il Sud sarà interessato da uno stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, che porterà alla perdita di 4,2 milioni di abitanti. Un Sud, dunque, a rischio desertificazione industriale e dove si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013).

Le proposte dello Svimez per uscire dalla crisi? Riqualificazione urbana e delle aree interne, creazione di una rete logistica in ottica mediterranea, valorizzazione del patrimonio culturale.