Raccontiamoci: storie di donne al centro “Ti Ascolto”

Festa della Donna all’insegna del racconto a Boscoreale (NA): storie di donne coraggiose che quotidianamente lottano e non perdono la speranza nonostante le drammatiche esperienze vissute.

Presso il neonato centro antiviolenza e per la tutela dei diritti “Ti Ascolto” si è tenuto ieri sera l’evento “Raccontiamoci” organizzato dall’associazione “La Fenice Vulcanica”: ospiti Virginia Pietrellese dell’ass. “Donne del 29 Agosto”, Tina Zaccaria e Loredana Barrisciano dell’ass. “Noi Genitori di Tutti”, la dott.ssa Lucia Sibilla (primo presidente donna del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della Campania), il dott. Vincenzo Gioia (dirigente del commissariato di polizia di Torre Annunziata), Annarita Buondonno (insegnante di scuola dell’infanzia vittima di stalking).

La serata si è aperta con la performance delle giovani attrici di suor Nunzia che hanno trasmesso un importante messaggio ai presenti: mai lasciar spegnere la speranza. La voce della cantante Anna Vitulano, con il brano “Femmene e Mare”, ha creato l’atmosfera adatta alle testimonianze. In sala, esposizione delle opere della pittrice Serena Esposito.

Moderatrice dell’incontro Angela Losciale, presidente de La Fenice Vulcanica, che ha espresso un primo inevitabile ricordo per le proteste di Boscoreale e Terzigno: “Le Donne del 29 Agosto e le mamme di Acerra ci hanno spinto a fare ciò che facciamo oggi, sono sempre presenti in qualsiasi battaglia“.

Il 29 Agosto 2004, in località Pantano ad Acerra, la polizia e la Guardia di Finanza schierati a difesa dell’inceneritore caricavano un gruppo di manifestanti costringendo donne e bambini di un corteo pacifico a fuggire nelle campagne per ripararsi dai lacrimogeni: una zona già inquinata dalla Montefibre e in attesa di bonifiche si vide piazzare un inceneritore tra i più grandi in funzione.

Come raccontato da Virginia Pietrellese, il cosiddetto “termovalorizzatore” continua ad arrecare disagi non solo ad Acerra ma anche ai comuni limitrofi con il suo carico inquinante: la sensazione è che si sia trasformata la zona Asi in un vero e proprio polo della spazzatura perchè ad inquinare, oggi, è anche la seconda maggiore centrale termoelettrica a biomassa liquida d’Europa, la “FRI-EL”, entrata in esercizio a fine 2008 che brucia olio di palma crudo nel quale sono stati rinvenuti policlorobifenili.

Proseguono il racconto Tina Zaccaria e Loredana Barrisciano, mamme coraggio che hanno vissuto il dolore più grande che si possa ricevere nella vita, la perdita di un figlio: riunitesi nell’associazione “Noi Genitori di Tutti” trovano la forza per portare un sorriso a chi ne ha bisogno.

Solo di recente si è presa consapevolezza dei pericoli dell’inquinamento” spiegano le due mamme: “troppi bambini sono scomparsi, certamente non per gli stili di vita sbagliati come sostiene il ministro Lorenzin. In terra dei fuochi non basta “fare le mamme” per crescere i propri figli: bisogna lottare quotidianamente contro chi ci toglie il respiro. Noi mamme dobbiamo unirci per poter dire ai nostri figli di aver fatto il massimo per difenderli: non dobbiamo perdere la speranza ma continuare a dare fastidio fino quando le istituzioni non adotteranno il principio di precauzione e la smetteranno di dire che il problema della terra dei fuochi è circoscritto a pochi luoghi“.

Sedicenti esperti sostengono che il problema della contaminazione del terreno, dell’acqua e dell’aria riguarda un misero 1% del territorio campano: in realtà i rifiuti tombati sono di difficilissima individuazione e l’aria inquinata dai roghi tossici può espandersi ovunque ricadendo su zone comunemente ritenute al riparo. “Anche Boscoreale e Terzigno sono terra dei fuochi” ricorda giustamente la presidente della Fenice: i comuni vesuviani, nonostante siano fortemente interessati dalla problematica, vengono spesso esclusi dal triste novero.

Dalle problematiche ambientali e dalla difesa della salute e del territorio si passa a un altro tema di drammatica attualità: la violenza sulle donne.

Lucia Sibilla, primo avvocato donna presidente del Consiglio dell’Ordine della Campania, sostiene che “la violenza va combattuta solo con l’educazione, insegnando il rispetto ai bambini” e cita Oriana Fallaci: “Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna, come batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata“.

Le donne del secolo scorso, con le loro azioni, ci hanno spianato la strada e non va dimenticato” ricorda l’avvocato: “una donna di successo è quella che con i mattoni che le hanno lanciato ha imparato a costruire castelli. Ciò che caratterizza una donna è la capacità di risorgere dalle ceneri“.

La serata è intervallata da un’altra performance artistica: l’attrice Antonella Di Prisco, col suo monologo, invita le donne a non sprecare la propria esistenza e a trovare la forza di ribellarsi. E’ nella natura delle donne sopportare i difetti degli uomini, ma non bisogna mai giustificare le botte: chi picchia le donne o le ritiene una proprietà è solo uno stronzo.

Il racconto successivo è quello del dott. Vincenzo Gioia del commissariato di polizia di Torre Annunziata (NA) che preferisce utilizzare la definizione “atti persecutori” invece di stalking perchè “rende meglio l’idea del fenomeno. Ho visto donne “cadute dalle scale” che in realtà abitavano al pianterreno: solo da poco la violenza tra le mura domestiche è divenuta una problematica sociale. Ci riferiamo ai “reati sentinella” come a quelli che possono sfociare nel femminicidio: è importante denunciare ogni caso di violenza e ricorrere alle forze di polizia al primo schiaffo, perchè sicuramente non sarà l’ultimo. Un fidanzato violento non cambia: va lasciato“.

L’ultimo racconto è quello drammatico di Annarita Buondonno, insegnante di scuola dell’infanzia con due figli la cui vita è stata sconvolta dagli atti persecutori di un uomo che anche dal carcere non hai messo di vessarla. Anche Annarita, che vive un vero e proprio incubo, non perde la speranza: invita le donne a farsi forza e a denunciare, a non temere la trafila di giudici e tribunali e a fare affidamento sempre e comunque sulla polizia che ha il personale e le competenze per prestare aiuto e assistenza.

Una costante nei casi di violenza e di femminicidio, secondo l’avvocato Sibilla, è la condizione di solitudine e di abbandono: la cosa più importante è non lasciare sole le vittime, specie se si è amici o parenti stretti. “Si è sempre detto che tra moglie e marito non bisogna mettere dito: non è vero, dobbiamo prestare il nostro aiuto a chi ne ha bisogno“.

di Francesco Servino

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