Il Sud a 155 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia

Il Regno d’Italia nasce il 17 Marzo 1861 con le guerre definite “risorgimentali” combattute dal Regno di Sardegna e di Piemonte di Casa Savoia allo scopo di conseguire l’unificazione italiana: un processo che ha decretato il lento declino del Sud e l’instaurarsi della cosiddetta “questione meridionale”.

Come può essere riassunta e spiegata la questione meridionale a chi non la conosce? Come l’imposizione, maturata durante l’invasione dei mille, dell’Unità dell’Italia verso la quale la popolazione del Sud non era favorevole. I contadini, in particolare, abituati a un costo della vita basso, a una pressione fiscale quasi inesistente e alla libera vendita dei prodotti agricoli, si ritrovarono di punto in bianco ad essere schiacciati da regolamentazioni insostenibili che hanno provocato la miseria e a non poter più lavorare nelle terre demaniali a mano a mano privatizzate.

Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie, dominato dai Borbone, era il più vasto stato italiano, era considerato fiorente con le sue industrie operanti nel settore agricolo, cantieristico, navale, siderurgico e tessile situate prevalentemente in Campania, in provincia di Napoli e in Terra di Lavoro (Caserta). Comprendeva le attuali regioni dell’Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e i “domini al di là del Faro”, ovvero la Sicilia: le sue roccaforti difensive erano a Napoli, Gaeta, Capua, Pescara, L’Aquila, Civitella del Tronto e Messina.

L’attuale suddivisione amministrativa in regioni, province e comuni ha modificato la struttura originaria del Regno borbonico trasferendo, con logica devastatoria, la dipendenza di città e paesi da una provincia all’altra: la scomparsa della Terra di Lavoro, ad esempio, ha portato alla creazione dell’inesistente regione del Lazio.

Da allora il Mezzogiorno è divenuta una colonia destinata a soccombere sempre di più. E’ così dal 1860, quando una rivoluzione contadina venne chiamata “brigantaggio“: briganti venivano infatti definiti contadini ed ex militari dell’esercito borbonico in rivolta. Per sopprimere il brigantaggio, l’esercito italiano non esitò a compiere barbari massacri, come quello di Pontelandolfo e Casalduni nell’attuale provincia di Benevento, avvenuto il 14 Agosto 1861.

L’operazione colonialista iniziata subito dopo l’Unità d’Italia non ha portato a nulla di buono per il Sud, che renderà sempre di meno fino ad essere abbandonato a se stesso: il Mezzogiorno è come se non facesse parte dell’Italia, è una sorta di aggiunta. Nessuno si interessa alle sue sorti, a risolverne i problemi. Eppure, nel passato, conseguiva numerosi primati: uno su tutti, l’inaugurazione della prima tratta ferroviaria (la Napoli-Portici). E che dire di migliaia di telai duosiciliani messi fuori uso in due anni? Dovevano funzionare solo quelli di Biella. E il Sud doveva importare la stoffa. La cosiddetta piemontesizzazione della struttura amministrativa nazionale ha arrecato innumerevoli danni nel corso dei decenni.

Solo di recente un’importante opera di revisionismo storico sta facendo emergere la verità di fatti mai raccontati prima o del tutto travisati: racconti che andrebbe studiati, proposti nelle scuole, perchè ci interessano da vicino, molto più di tante altre cronache del passato meritevoli tutt’al più di una rapida lettura. Quanti conoscono le vicende di Napoli capitale di un Regno ancora un secolo e mezzo fa. E quanti sanno che l’origine di tanti problemi è frutto di imposizioni arbitrarie di chi non ha tenuto conto delle differenti condizioni di sviluppo del Sud.

Che esista una questione meridionale, nel significato economico e politico della parola, nessuno più lo mette in dubbio: c’è fra il Nord e il Sud della penisola una grande sproporzione nel campo delle attività umane, nell’intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione e per gli intimi legami che corrono tra il benessere e l’anima di un popolo, anche una profonda diversità fra le consuetudini, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale. Negarlo oggi è impossibile perchè c’è più consapevolezza: far riemergere l’orgoglio identitario è il primo importante passo per rianimare un Mezzogiorno trattato da colonia, una rivoluzione ideologica non destinata a provocare danni ma a instaurare una coscienza civica basata sul rispetto del territorio con le sue possibilità di sviluppo, le sue bellezze, la sua cultura.

di Francesco Servino