Presepi Pietro Paolo, l’arte del riciclo creativo

Alla costante ricerca di quelle attività ed eccellenze del territorio vesuviano degne di essere segnalate, mi reco nel piccolo laboratorio del signor Pietro Paolo Borrelli a Poggiomarino per calarmi anticipatamente in pieno clima natalizio ed assistere alla creazione di straordinari presepi artigianali.

Una passione nata poco più di una decina di anni fa ma che negli anni si è evoluta a tal punto che i lavori di Pietro Paolo potrebbero competere con quelli di San Gregorio Armeno: corre però l’obbligo precisarlo, è con l’umiltà e da autodidatta che negli anni il signore in questione ha acquisito una bravura crescente.

Pietro Paolo si accorge ben presto che per coltivare una passione come quella dei presepi non ci vuole solo tempo ma anche un bel pò di denaro: mi fa l’esempio delle tegole che servono a comporre un tetto, comprarle già fatte, “in bustina”, farebbe lievitare vertiginosamente i costi di realizzazione di un presepe rendendo la sola realizzazione di una o più coperture delle case qualcosa di estremamente oneroso, stessa cosa se si volessero acquistare belli e fatti altri tipi di ornamenti.

Così l’ingegnoso artista ricorre al riciclo creativo, cosa che a parer mio rende la sua attività ancora più affascinante e diversa da tutte le altre: diversi tipi di cartone provenienti, ad esempio, da scatole di scarpe vengono tagliati e ridipinti per la creazione di porte e finestre o per modellare fedelmente dei mattoncini che a primo impatto sembrano fatti veramente di terracotta. Vaschette del prosciutto e materiali trasparenti da imballaggio diventano vetri, il muschietto dei tronchi serve a dare quei tocchi di classe qua e là e la griglia di un ventilatore viene trasformata in un balconcino in ferro battuto. Tutti i materiali di scarto vengono reimpiegati, senza limiti alla fantasia.

Ogni creazione è originale, figlia di un parto mentale unico e che prende forma al momento, senza schizzi sulla carta. A volte Pietro Paolo realizza dei lavori su commissione cercando il più possibile di accontentare le richieste dei clienti, ma non viene mai meno alle sue convinzioni di fondo come quando rifiutò di creare un presepe per una signora che lo voleva in un vecchio televisore “perchè queste cose potevano essere innovative quindici anni fa“: sono d’accordo, non c’è migliore innovazione che la tradizione.

A sorprendere, dei presepi poggiomarinesi, è la cura dei dettagli, l’armonia che scaturisce dai vari pezzi unici nell’insieme: nulla è posto a casaccio e il risultato finale è una via di mezzo tra quei borghetti antichi medievali e una scenografia di Hermann Warn. Quando pare che un’opera sia finita, Pietro Paolo ci torna a lavorare sopra per aggiungere qualche dettaglio mancante, perchè nessuno spazio deve essere lasciato vuoto. Il risultato è un ravvivarsi della fanciullezza: osservando un presepe da vicino ti chiedi dove porti una scaletta nascosta, ti affacci tra le case e scopri nuovi particolari, dettagli unici, dalle finestre scorgi tavole imbandite e stanze da letto.

Io sto dentro al presepe, mi ci vedo dentro: immagino come sia vivere ciascuna scena e in base a questo aggiungo nuovi dettagli“: così descrive il suo lavoro Pietro Paolo. La scena più importante, quella a cui è riservato più spazio, è quella della natività, attorno al cui mistero ogni cosa si sviluppa, come da tradizione inoltrata dell’Ottocento, quando le scene di contorno si facevano sempre più dilatate e costituivano il set di episodi della vita quotidiana dei ceti popolari di Napoli e del Sud Italia.

Non mancano gli alterchi con quelli che all’interno dei presepi vorrebbero motorini dell’acqua e altri tipi di marchingegni: su richiesta, Pietro Paolo li aggiunge, ma preferisce non venire meno alla filosofia del reimpiego dei materiali piuttosto che ricorrere all’utilizzo di elementi già assemblati, in modo tale da contenere anche i costi delle sue creazioni.

Guai a dirgli che nei suoi presepi manca la grotta: ne ha ben donde l’artista perchè, bisogna ricordarlo, il presepe è la rappresentazione di un sogno, ed è per questo che al suo interno, come da tradizione napoletana, trovano spazio personaggi fuori dal tempo, scene di vita quotidiana e ambienti che non sono quelli della Palestina. La natività del signor Pietro Paolo è ambientate nei bassi, tra le case, negli ingressi che sembrano quelli delle antiche masserie vesuviane, tra archi che sembrano rifarsi al portone di Boccapianola. Pietro Paolo si affeziona talmente tanto alle sue creazioni che a malincuore le cede: “A volte dico che un presepe è già venduto perchè mi affeziono a ciascuno di essi, diventano una parte del mio cuore. Quando qualcuno mi chiede “quanto costa” io rispondo “quale vuoi”, per assicurarmi che il compratore comprenda il senso del lavoro che svolgo e che non voglia semplicemente un oggetto da piazzare da qualche parte. Se non fosse per motivi di spazio mi terrei tutti i presepi che realizzo“.

Quando arriva un compratore, Pietro Paolo lo conduce al suo laboratorio perchè prima di concedergli la sua opera deve spiegargli per filo e per segno tutte le particolarità, come è stata concepita l’idea, quali materiali sono stati utilizzati: “quello che do è quello che piace a me, deve essere chiaro questo“. E’ dunque un uomo d’amore Pietro Paolo, non solo perchè “presepista” ma per il rispetto che ha per le tradizioni e per il senso autentico del messaggio evangelico. La sua famiglia, armata di una buona dose di pazienza, lo assiste in tutte le sue “pazzie”, facendosene una ragione se ogni tanto, in casa, sparisce qualche oggetto, perchè sicuramente è finito dentro ad un presepe. Suo figlio e la sua fidanzata gli danno una mano andando in giro a reperire i materiali da impiegare, recuperando ovunque possibile, tra amici e conoscenti, oggetti che troveranno una nuova collocazione “artistica”.

Il signor Pietro Paolo con i suoi presepi sarà presente al Mercatino di Natale di Ottaviano con uno spazio adatto ad esporre tutte le sue creazioni: sarà l’occasione ideale per osservarle, immersi nel contesto ideale per poterle apprezzare. Per chi fosse interessato a contattarlo lascio qui l’indirizzo della pagina facebook gestita da suo figlio.

di Francesco Servino