Pechino, che diavolo succede? Inquinamento record in Cina

Mentre a Parigi è in corso il vertice internazionale sul clima (Cop21), Pechino è avvolta da un’inquietante coltre di polveri sottili: secondo l’istituto americano Berkeley Earth ogni giorno circa 4mila cinesi muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria, ovvero un milione e mezzo all’anno.

Nella capitale cinese la situazione è critica da circa una settimana: secondo i residenti, a Pechino non si ha la sensazione di respirare ma che sia lo smog a respirare te entrando di prepotenza nei polmoni. Tanto per fare un esempio, i 22 milioni di abitanti della città proibita respirano l’equivalente di quasi quarantotto sigarette al giorno, 300 particelle di pulviscolo contro le 25 limite fissate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La concentrazione delle Pm 2,5 nell’aria ha superato i 580 microgrammi per metro cubo in diversi punti della città: si tratta di particelle in grado di penetrare nel tessuto polmonare e, nel caso delle nano, direttamente nel sangue.

Il centro meteorologico cinese ha elevato l’allerta al livello arancione, il secondo allarme più grave: anziani e bambini sono costretti a restare in casa. Una fitta nebbia formata dallo smog inghiotte e contamina tutto. Precise disposizioni sono state date ai camion pesanti, che non possono circolare, e agli impianti industriali che devono ridurre drasticamente la produzione: a 2000 fabbriche è stata ordinata oggi la chiusura. L’arrivo dell’inverno ha inoltre peggiorato le cose: gran parte degli impianti di riscaldamento sono alimentati a carbone.

Il presidente cinese Xi Jinping ha manifestato a Parigi l’intenzione di tagliare drasticamente l’utilizzo del carbone puntando su un programma di sviluppo dell’energia nucleare che porterà alla costruzione di sei nuovi impianti all’anno e ha aggiunto che le nazioni in via di sviluppo non vanno penalizzate dalla necessità di combattere l’inquinamento globale: in altre parole, i paesi più arretrati sono liberi di produrre liberamente quanti gas serra vogliono rendendosi responsabili dell’aumento delle temperature della Terra. Non sembra la strada giusta, ma Jinping ha incassato l’endorsment del premier indiano Narendra Modi che la pensa più o meno allo stesso modo.

La Cina conferma purtroppo il triste primato di più grossa attentatrice alla salute del pianeta: nel 2013 le emissioni di diossido di carbonio nell’atmosfera da parte cinese sono state di 10 milioni di tonnellate, il doppio degli Usa e il triplo dell’Europa. E non è tutto: il picco delle emissioni si collocherà intorno al 2030. Una vera e propria catastrofe.

di Francesco Servino