Pasta Garofalo passa nelle mani degli spagnoli

Gli spagnoli di Ebro Foods, multinazionale quotata in borsa a Madrid che opera prevalentemente nel settore del riso, della pasta e dei condimenti, sottraggono alla Campania un vero e proprio pezzo di eccellenza, ovvero il 52% dell’antico Pastificio Lucio Garofalo, con un un investimento di circa 62,5 milioni di euro.

Al contrario di quanto avvenuto con la Riso Scotti di Pavia, acquistata sempre dagli spagnoli ma con il 75% del capitale mantenuto dalla proprietà italiana, la maggioranza di Garofalo passa in mani straniere portando il gruppo Ebro ad allungare la propria lista di marchi detenuti (circa 50 in 25 paesi). Un colosso che ha chiuso lo scorso anno con quasi 2 miliardi di euro di ricavi. Pasta Garofalo, dal 1952 sotto il controllo della famiglia Menna, ha chiuso il 2013 con oltre 134 milioni di ricavi.

L’obiettivo dichiarato degli spagnoli è quello di tenere salda l’identità dell’azienda e del prodotto, dai vertici alle maestranze fino al sito produttivo. Don Antonio Hernández Callejas, patron del gruppo Ebro, ha spiegato di aver scelto Garofalo per la qualità del prodotto e per accrescere il prestigio della propria azienda nel settore premium della pasta con l’acquisizione di un marchio italiano.

Non ci sta l’amministratore delegato Massimo Menna a sentir parlare di “svendita” o di pezzo della Campania, e dell’Italia, che se ne va e definisce l’acquisizione degli spagnoli un’opportunità per far conoscere al mondo la qualità e la professionalità della produzione della pasta di Gragnano. Perchè queste occasioni debbano sempre transitare per le mani di investitori stranieri resta comunque incomprensibile: la Spagna, infatti, si sta consolidando come forza nel settore produttivo delle eccellenze alimentari. E’ dunque una concorrente agguerrita e destano preoccupazione le sue mire, frutto di politiche di espansione sul mercato globale, sui principali marchi italiani. Più un pericolo, insomma, che una vera e propria opportunità per certi settori produttivi italiani.

Il settore agroalimentare in Italia vale il 17% del PIL, fattura 250 miliardi di euro l’anno e traina l’export internazionale con 24 miliardi di euro di vendite all’estero. Negli ultimi anni gli “scippi” di noti marchi italiani, soprattutto da parte di spagnoli e francesi, stanno diventano un fenomeno da non sottovalutare: il valore dei marchi storici passati dall’agroalimentare italiano in mani straniere dall’inizio della crisi supera ormai i 10 miliardi di euro. Anche la Star e la Fiorucci sono finite in mani spagnole (Gruppo Agroalimen di Barcellona e Campofrio Food Holding) così come alcuni noti marchi di olio (Bertolli, Carapelli e Sasso).

Un’operazione di colonizzazione del Made in Italy è in atto, come sottolineato pure da Coldiretti e Cia. Il brand Garofalo saldamente radicato nel Sud, ai piedi dei monti Lattari e alle porte di Sorrento, costituisce un’innegabile eccellenza della Campania, con la sua lunga tradizione e storia legata alla “città della pasta”. Si spera, di cuore, che possa essere questo uno degli ultimi scippi al patrimonio di eccellenze italiche.

di Francesco Servino