Ostara, le origini pagane della Pasqua

Pur essendo convinzione dello scrivente che il Cristo della storia sia un ibrido letterario e che la Bibbia si basi su principi astronomici documentati da molte antiche civiltà, specialmente inerenti il movimento del Sole attraverso il cielo e le costellazioni, con evidenti collegamenti con la divinità egizia Horus, non mi addentrerò negli anfratti delle credenze religiose ma mi limiterò a raccontare le origini “pagane” della più importante festività cristiana.

Per un corretto esame etimologico della parola Pasqua, così come è intesa dai cristiani, bisogna rifarsi al termine inglese “Easter” che ci riporta agli antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e in particolare a un’antica divinità pagana: la Dea Eostre.

Eostre è un’antica Dea della mitologia norrena collegata alla primavera e alla fertilità dei campi il cui nome deriverebbe da aus o aes, ovvero “Est”, dunque una divinità legata al Sole nascente e al calore. Eostre porta fertilità e la luce dall’Est all’equinozio di primavera chiamato dai popoli celti “Eostur-Monath” e successivamente “Ostara“. Eostarum è inoltre il termine antico del plurale tedesco per “alba”.

Per comprendere esattamente il mistero della religione e della vita stessa, dell’esistenza umana, bisogna ricondurre ogni cosa al ciclo della natura, al rincorrersi delle stagioni: l’armonia del creato è il ricongiungimento delle nostre azioni ai cicli della Terra. La primavera è la (ri)nascita del Sole che pone i suoi prodromi il 25 Dicembre, col neonato bambino, simbolo di vita e del culto arboreo. L’estate è il tempo della maturazione, della forza: grazie alla potenza del Sole tutto diviene più vigoroso e splendente. Poi c’è l’autunno, i primi acciacchi, la saggezza, la senescenza, e l’inverno, portatore di morte. La risurrezione della Terra è la resurrezione del Cristo, è la Pasqua. Il mistero della vita è più facile da spiegare ricorrendo all’iconografia, tramutando il Sole, le stagioni, gli atti di morte e di resurrezione della terra in racconti, divinità.

La simbologia dell’uovo è anch’essa chiarissima: l’uovo è l’incubatore della vita! Da esso nasce il pulcino, rappresenta la nascita. Anche Gesù, racchiuso nel suo uovo, prima in spoglie umane e poi incubato nel Santo Sepolcro, si libera dal guscio per raggiungere il Regno dei Cieli. L’uovo inoltre è associato al femminile, alla Dea Madre o Madre Terra, adorata dagli albori della civiltà, come testimoniato da antichissimi reperti. Dioniso, che in antropologia rappresenta il mito della resurrezione del Dio ucciso, in alcune statue della Beozia reca un uovo in mano.

Al giorno d’oggi ci limitiamo a seguire ciò che ci è stato insegnato, non ci poniamo domande perchè comporta fatica e, forse, qualche brutta notizia perchè credere al Paradiso, alle metafore del Cristo nato, morto e risorto dona una pace interiore che l’astronomia non sarà mai in grado di dare: è più facile credere a racconti tramandati che all’osservazione di una stella che per tre giorni sta ferma in cielo e poi sale in direzione della costellazione della Croce. D’altronde è andata perduta la ritualità pagana, contadina, che sopravvive trasformata nei riti riproposti in occasione di antiche festività cristiane: la danza attorno al fuoco, le fasi lunari, la nudità nei boschi sono concetti che destano scalpore a chi è abituato alla convenzionalità di una messa.

Horus, come Cristo, è nato da una vergine, il 25 Dicembre, ed è morto e risorto. Come lui il Dio babilonese Tammuz, riportato in vita dalla moglie Ishtar (da cui pure potrebbe derivare la parola “Easter”, Pasqua) e decine di altri profeti. Dunque è a Ostara che bisogna ricondurre le origini della Pasqua: a sostenerlo sono esimi studiosi del cattolicesimo come Albert Henry Newman, Ethel L. Urlin, Hazeltine, Englehart tutti concordi che la più grande delle feste cristiane proviene da antiche cerimonie pagane.

Ishtar, il pianeta Venere, che sorge prima del Sole e tramonta dopo di esso, in Fenicia divenne Astarte, in Grecia Eostre e in Germania “Ostara”. Easter, la Dea della Pasqua, non è altro che la Dea della fertilità, adorata in primavera alla rinascita della vita. Un periodo di quaranta giorni di astinenza era anticamente osservato in onore delle divinità pagane Osiride, Adone e Tammuz: la cosiddetta Quaresima, di cui invece non vi è traccia nella Bibbia. Ad osservare la quaresima erano gli adoratori babilonesi di Ishtar e gli antichi egizi.

Dio, nella Bibbia, condanna Easter (Ashtaroth), perchè in un certo senso è pericolosa la verità: la Pasqua è quindi il male, “togliete da mezzo Ashtaroth e servite solo l’Eterno“. I Figli d’Israele fecero “ciò che è male agli occhi dell’Eterno, servirono Baal e le Ashtaroth“. E’ uno di quei passaggi cruenti, come quando nel Deuteronomio (13:1-12) Dio ordina l’uccisione degli infedeli (“chiunque anche solo suggerisca di credere in altri Dei deve essere ucciso“), la lapidazione per le donne adultere (22:20-24) e l’uccisione degli omosessuali (Levitico 20): parlare di queste atrocità sarebbe problematico e un pò troppo lungo.

Riassumendo, tutti i popoli pagani dell’Impero Romano conoscevano la festività di Pasqua, che non è altro che è una festa primaverile: l’idea di resurrezione della natura è diventata resurrezione di Cristo. Cristo è la natura: non c’è tradizione pagana che non sia stata “rubata” e fatta propria dalla Chiesa Cristiana dei primi secoli, è da questo assunto che bisogna partire per comprendere i misteri della religione e della vita e di tanti usi e consuetudini che sono divenuti parte integrante dell’Occidente evoluto.

La Pasqua cade la prima Domenica dopo il primo plenilunio di primavera: perchè proprio in tale data e non in una data fissa? Perchè, appunto, è una festività legata all’equinozio di primavera: la modalità di calcolo del giorno in cui cade la Pasqua è un chiaro indizio delle origini culturali di questa festa.

In ogni nostra tradizione va individuata l’origine pagana, ovvero l’origine che trae dalla natura e dalla terra, non da divinità rappresentative: pensiamo ad esempio ai “fucaroni” o “fucarazzi” di Sant’Antuono del 17 Gennaio, che senso ha bruciare i rami secchi? Il ragionamento è lo stesso: con il 25 Dicembre ha inizio la rinascita della terra, ci si sbarazza del vecchio, della morte, dei rami secchi compiendo un atto di purificazione che favorisce la fertilità dei campi, la nascita dei germogli, la resurrezione della vita, scacciando in un certo modo la morte, il freddo.

Con questo articolo non intendo mettere in dubbio le convinzioni religiose o propinare idee di neopaganesimo perchè è mia personalissima opinione che ogni credenza vada rispettata: che si creda ad Ostara o che si creda alla “Pasqua” è la stessa identica cosa. E’ mutata la ritualità: dalla Pasqua contadina, pagana, si è passati alla Pasqua cristiana, dalle uova scambiate dai persiani si è passati alle uova di cioccolato e alle pastiere di grano (il grano, a cui si lega da sempre l’esistenza umana).

Si tratta semplicemente di ricerca e studio, convinzione che ci sia una verità dietro la verità. C’è un racconto che va oltre la storia di Gesù crocifisso e risorto: è quello dei nostri antenati. Interrogarsi può servire a creare un contatto più intenso con la natura e il Creato, perchè i comportamenti umani e gli stili di vita andrebbero ricondotti a modi di essere naturali, alla spiritualità della terra, all’armonia con il tutto che ci circonda e a cui purtroppo arrechiamo danno.

di Francesco Servino