Operazione anticamorra: sequestrato il Jambo, in fuga il sindaco di Trentola Ducenta

Una vasta operazione di polizia e carabinieri ha portato all’arresto, ad opera della squadra mobile di Caserta e del Ros dei carabinieri di Napoli, di 24 persone per i reati di associazione a delinquere di stampo camorristico, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, estorsione, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso d’ufficio, truffa, turbata libertà degli incanti.

Le indagini coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia hanno portato alla luce un sistema criminale finalizzato al riciclaggio dei proventi illeciti degli indagati, tra cui figurano assessori, il responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Trentola Ducenta ed esponenti dell’imprenditoria casertana.

Tra le persone a cui è stata notificata la custodia cautelare c’è l’attuale sindaco di Trentola, Michele Griffo, tutt’ora irreperibile così come altri tre indagati: su di lui grava l’accusa di concorso esterno al clan dei Casalesi (avrebbe avuto appoggi elettorali da parte della cosca in cambio di licenze, convenzioni e appalti pubblici). Raggiunto dalla misura del divieto di dimora in Campania l’ex sindaco Nicola Pagano.

Sequestrato il noto centro commerciale “Jambo”, del valore di sessanta milioni di euro, di proprietà di prestanome di Michele Zagaria, il boss dei Casalesi arrestato nel 2011: l’ampliamento dell’edificio, fino agli anni ’90 poco più che un ipermercato del valore di un milione di euro, sarebbe stato reso possibile dai rapporti privilegiati con l’amministrazione di Trentola.

Sotto i riflettori, oltre all’ampliamento del parco commerciale, anche lo svincolo della SS 265, uscita di Trentola Ducenta, più volte definito dalle autorità pericoloso e non a norma di legge: secondo la Dda sarebbe stato realizzato per favorire l’afflusso di clienti al Jambo, di fronte al quale si è obbligati a passare per entrare nel comune casertano.

Alessandro Falco, proprietario del Jambo, era il custode della liquidità di Zagaria e, secondo gli inquirenti, durante la latitanza ne recepiva le direttive comportandosi da vero e proprio “facente funzioni”.

di Francesco Servino