The dark side dell’omogenitorialità

Sono in treno e continuo a leggere della paternità di Vendola con annessi tutti gli insulti (inaccettabili), gli estremismi (incomprensibili) che accompagnano questa “vexata quaestio”. L’argomento è scottante, inutile ribadirlo, fiumi di inchiostro sono stati versati come dicono quelli che parlano bene e le implicazioni sono delicatissime e devono essere affrontate con perizia ed attenzione a dir poco certosina. Dicevo che tanto si è scritto e tanto si è dibattuto per capire da quale parte si trovi la “virtù” e da quale il “peccato” ho letto tanto, ho letto opinioni di esimi psicologi e psichiatri tutti più o meno equamente divisi, ho letto opinionisti moralisti e anche quelli meno, ho letto della Chiesa e ho letto il punto di vista della Cirinnà ma quello che manca profondamente, visceralmente è il punto di vista dei “figli” delle coppie omogenitoriali.

Ebbene mi sono preso la briga di andare a scovare qualche informazione e tra le tante (credetemi ce ne sono tante) mi ha colpito quella di Jean-Dominique Bunel, 66 anni, francese, cresciuto da due donne lesbiche che spiega che «non è stato il tabù dell’omosessualità a farmi soffrire, ma avere genitori dello stesso sesso».

E il motivo che lo ha spinto a opporsi pubblicamente alla legge del governo Hollande su matrimonio e adozioni per le coppie omosessuali è proprio l’esperienza che ha vissuto sulla propria pelle: «Questa legge in nome della lotta contro le disuguaglianze e le discriminazioni toglie al bambino uno dei suoi più sacri diritti, l’essere cresciuto da una mamma e un papà».

La sua è solo una delle tante testimonianze raccolte o ripubblicate sul blog di Robert Oscar Lopez, il professore americano allevato a sua volta da due donne lesbiche che gira il mondo per raccontare la sofferenza vissuta.

Ma il blog di Lopez riporta tante altre testimonianze come quella di Bronagh Cassidy figlia di due donne che nel 1976 fecero ricorso all’inseminazione artificiale mescolando lo sperma di due amici gay «per assicurarsi che nessuno avrebbe saputo chi fosse il padre». E oggi confessa: «Crescendo ho sempre avuto la sensazione di essere qualcosa di innaturale. Onestamente desideravo che Pat (la compagna della madre biologica) non ci fosse». Guardando alla propria esperienza, la donna osserva che i genitori omosessuali «vogliono avere un figlio e non prendono in considerazione come si sentirà il bambino», e legalizzare il matrimonio fra persone dello stesso sesso non servirà a trasformare queste coppie in “famiglie”, perché per i figli «resta irrisolta l’intera questione della propria auto-identità. Ho sempre avuto la sensazione di essere dentro un esperimento di laboratorio».

È una situazione analoga a quella delineata da Charles Mitchell, adottato da due uomini gay insieme ai due fratelli: «L’adozione omosessuale è un esperimento sociale tragico l’omosessualità ha distrutto la possibilità di farci vivere normalmente».

Fra le testimonianze raccolte nel blog di Lopez ce ne sono anche alcune, drammatiche, di adolescenti che ancora vivono con i genitori omosessuali. Una ragazza, anonima, che vive con due lesbiche, annota: «Trascorro la maggior parte del tempo a casa della mia migliore amica. Sto con il suo papà perché non ne ho mai avuto uno e lui è fantastico». Poi lo sfogo, le domande, i sensi di colpa: «Qualcuno deve dirlo, perché io non lo sento dire, i genitori gay sono egoisti in un certo senso. Non pensano a cosa vuol dire per me vivere nel loro mondo. Sono l’unica che si sente così? Sono una cattiva figlia perché vorrei avere un papà? C’è qualcun altro che ha due mamme o due papà che si chiede come sarebbe stato se fosse nato in una famiglia normale? C’è ancora qualcuno in grado di usare la parola normale senza prendere lezioni su ciò che è normale? Non conosco mio padre e non lo conoscerò mai. È strano ma mi manca. Mi manca quest’uomo che non conoscerò mai».

Un altro giovane anonimo, «figlio di un padre gay e di una madre surrogata», descrive la sua vita «con due papà. Mia madre biologica (che ha dato a mio papà il suo ovulo) viene spesso a casa mia. Lei ha 38 anni e quando provo a chiamarla mamma i miei papà diventano matti. Cosa ne pensate? Non pensate che sia normale odiare i miei papà? Ma devo essere il loro buon figlio perché hanno deciso di avermi? Io non odio i gay, ma vorrei che i miei genitori fossero eterosessuali. Sono una persona cattiva a sentire così? Tutti vogliono che io accetti ciò che non posso e non voglio accettare».

Certo ci saranno tante altre testimonianze in grado di affermare punti di vista diametralmente opposti a quelli appena citati, cosa per altro giusta e legittimissima ma quello che rimprovero a tutti i media è di avere dato tanto spazio, tanta voce ai PRO dei genitori omosessuali e poco spazio a chi, i figli adottati o nati in “affitto”, vive quotidianamente negativamente ed in prima persona questa realtà tanto discussa.

Non dobbiamo dimenticare che un confronto, di qualsivoglia natura, fonda la sua credibilità sulla completezza delle informazioni, che ci piaccia o meno, perchè solo la piena conoscenza ci rende la lucidità necessaria ad affrontare la delicatezza di certi argomenti.

di Giovanni Balletta