Nymphomaniac, la recensione

Nato agli inizi degli anni ’70, ho avuto la fortuna di assistere – adolescente – all’ondata straripante della commedia sexy all’italiana. Poi – sazio delle varie Fenech e Gloria Guida – ho alzato il tiro, trascinato dall’ormone.

E, da cinefilo, il primo interrogativo peregrino che mi sono trovato a dover sciogliere è stato: “Qual è la differenza tra un film erotico ed un film pornografico?”.

La risposta sembrava semplice: il film erotico è quello in cui non si vede quasi mai nulla di molto esplicito ma c’è l’atmosfera carica, l’ammiccamento, l’allusione, la battutaccia, il vedo-non-vedo… Mentre nel film porno si vede tutto… Non tanto qualche lacerto di nudità o qualche porzione più o meno generosa di genitale, quanto la penetrazione vera e propria (o altro atto sessuale esplicito).

Ma manco così andava bene.

Fu Umberto Eco a venirmi in aiuto, sul finire degli anni ’80, con un suo micro-saggio di semiotica cinematografica che ritengo utile riportare per intero, o quasi:

 <<C’è un criterio per decidere se un film è pornografico o no, ed è basato sul calcolo dei tempi morti. Un grande capolavoro del cinema di tutti i tempi, “Ombre Rosse”, si svolge sempre e unicamente (salvo l’inizio, bravi intervalli e il finale) su una diligenza. Ma senza questo viaggio il film non avrebbe senso. “L’avventura” di Antonioni è fatto unicamente di tempi morti: la gente va, viene, parla, si perde e si ritrova, senza che nulla accada. Ci può piacere o no, ma vuole dirci esattamente questo.

Un film pornografico invece, per giustificare il biglietto di ingresso o l’acquisto della videocassetta, ci dice che alcune persone si accoppiano sessualmente, uomini e donne, uomini con uomini, donne con donne, donne con cani o cavalli (faccio notare che non esistono film pornografici in cui uomini si accoppiano con cavalle e cagne: perché?). E questo andrebbe ancora bene: ma esso è pieno di tempi morti.

Se Gilberto per violentare Gilberta, deve andare da piazza Cordusio a corso Buonos Aires, il film vi mostra Gilberto, in macchina, semaforo per semaforo, che compie tutto il tragitto.

I film pornografici sono pieni di gente che sale in macchina e guida per chilometri, di coppie che perdono un tempo incredibile per registrarsi negli alberghi, di signori che passano minuti e minuti in ascensore prima di salire in camera, di ragazze che sorbiscono liquori diversi e si gingillano con magliette e merletti prima di confessarsi a vicenda che preferiscono Saffo a Don Giovanni. Detto alla buona e volgarmente, nei film pornografici, prima di vedersi una sana scopata occorre sorbirsi uno spot dell’assessorato ai trasporti.

Le ragioni sono ovvie. Un film in cui Gilberto violentasse sempre Gilberta, davanti, di dietro e di fianco, non sarebbe sostenibile. Né fisicamente per gli attori, né economicamente per il produttore. E non lo sarebbe psicologicamente per lo spettatore: perché la trasgressione abbia successo occorre che si disegni su uno sfondo di normalità. Rappresentare la normalità è una delle cose più difficili per qualsiasi artista – mentre rappresentare la deviazione, il delitto, lo stupro, la tortura, è facilissimo.

Pertanto il film pornografico deve rappresentare la normalità – essenziale perché possa acquistare interesse la trasgressione – nel modo in cui ciascun spettatore la concepisce. Pertanto se Gilberto deve prendere l’autobus e andare da A a B, si vedrà Gilberto che prende l’autobus e l’autobus che va da A a B.

Questo irrita sovente gli spettatori, perché essi vorrebbero che ci fossero sempre scene innominabili. Ma si tratta di una illusione. Essi non sosterrebbero un’ora e mezzo di scene innominabili. Quindi i tempi morti sono essenziali.

Ripeto dunque. Entrate in una sala cinematografica. Se per andare da A a B i protagonisti ci mettono più di quanto desiderereste, questo significa che il film è pornografico>>.

Perché questo lungo preambolo?

Giusto per sgomberare il campo: “Nymphomaniac” non è un film erotico, né tantomeno un porno.

E’ uno psicodramma.

Seligman, un distinto signore di mezz’età, s’imbatte in una donna – Joe – che giace sdraiata in un vicolo col volto tumefatto e sanguinante. Decide di soccorrerla, la porta a casa sua e, dopo averle disinfettato le ferite, le chiede di raccontargli la sua storia. Joe inizia quindi a ripercorrere gli episodi e gli incontri che l’hanno resa la ninfomane rea confessa che è oggi.

La versione del film ora nelle sale è quella censurata cui il regista ha dato la sua approvazione ma ai cui tagli non ha partecipato.

C’è indubbiamente molto sesso esplicito, ma è reso in maniera così meccanica e ripetitiva che, appunto, non ha mai a che fare con l’eros o col porno.

Sono lontani, a mio avviso, i tempi in cui un Bertolucci aveva ancora ragione a voler “épater le burgeois” col suo “Ultimo Tango” che fu sequestrato per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”; oramai la trasgressione sessuale è quasi cosa banale, tantevvero che Trier in questo suo film l’ha potuta tematizzare e rendere protagonista al punto che essa invade l’intero orizzonte narrativo.

Quella di Trier è un’esplorazione profonda sia dei meccanismi che portano l’anima umana alla dipendenza totale che di quanto ne consegue… Avrebbe potuto parlare – che so – dell’alcolismo, della tossicodipendenza, della bulimia, ma… Diciamo che con la sessualità ha voluto vincere facile…

Il film, al netto delle sequenze scabrose, è godibile nel mostrare questo scavo psicologico, questo confrontarsi tra una donna che si vuole vedere spietata solitaria e arida peccatrice malvagia e l’uomo, paterno e comprensivo, che tutto scusa e tutto vuole spiegare, spesso adoperando anche schemi mutuati da ambiti culturali inediti (il paragone delle tecniche di seduzione di Joe con le tecniche di pesca è sicuramente originale).

Sopravvalutato da chi l’ha visto come un capolavoro, ma troppo maltrattato da chi, senza avere presente le dinamiche narrative di cui all’inizio, l’ha trovato troppo porno, o peggio, lento (forse si aspettava orge ad ogni piè sospinto) il film merita comunque di essere visto…

Eppoi: i Rammstein che all’inizio fanno irruzione massiccia e metallica quando meno te l’aspetti, valgono davvero!!!

di Riccardo Bruno