Il nuovo Piano di emergenza del Vesuvio entra in vigore

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Direttiva approvata dal Presidente del Consiglio dei Ministri il 14 Febbraio scorso, è entrato ufficialmente in vigore il nuovo piano di emergenza del Vesuvio della Protezione Civile per gli abitanti della zona rossa. Definiti i gemellaggi tra i comuni vesuviani da evacuare e le Regioni e le Province Autonome ospitanti. E’ stata ridefinita, inoltre, la stessa area soggetta ai pericoli dell’attività vulcanica.

Alla base della ridefinizione della zona, gli studi che hanno portato il gruppo di lavoro della Commissione Nazionale, incaricata di aggiornare il piano di emergenza, a valutare l’ampliamento dell’area esposta ai flussi piroclastici. La Commissione Grandi Rischi-Settore Rischio Vulcanico, convocata dalla Protezione Civile per esporre il proprio parere, ha analizzato i più recenti studi sul tema, raffrontando la linea che individua l’area a media frequenza di invasione da flussi piroclastici tracciata nella pubblicazione scientifica del 2010 di Gurioli et al. “Pyroclastic flow hazard assessment at Somma Vesuvius based on geological record”, ritenendo gli studi sostanzialmente coerenti. Per l’individuazione delle zone esposte ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici, sono stati considerati anche i risultati del Progetto SPeeD che ha combinato l’analisi delle curve di carico del deposito di ricaduta di ceneri con i dati di vulnerabilità delle coperture degli edifici. La nuova zona rossa comprende, oltre ad un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici, definita “zona rossa 1”, anche un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici (ceneri vulcaniche e lapilli) definita “zona rossa 2”.

Entro l’1 Luglio 2014, il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, d’intesa con la Regione Campania e sentita la Conferenza Unificata, dovrà dare indicazioni a componenti e strutture operative per aggiornare le pianificazioni di emergenza in caso di evacuazione della zona rossa. Per farlo, queste avranno quattro mesi di tempo.

La nuova zona rossa comprende 25 comuni della provincia di Napoli e di Salerno, 7 in più rispetto ai 18 previsti dal piano di emergenza del 2001. Alcuni comuni ricadono interamente nella zona rossa, altri solo per una per una parte.

La cosiddetta “zona rossa” del Vesuvio è l’area da evacuare in caso di ripresa dell’attività vulcanica in quanto particolarmente soggetta al fenomeno dei flussi piroclastici, ovvero alla colata di magma e gas a temperature altissime (tra i 500 e i 2000 gradi) che scende dai fianchi dei vulcani esplosivi ad una velocità compresa tra i 50 e i 300 chilometri all’ora, con uno spostamento che può avvenire anche su lunghe distanze. Il fenomeno avviene per collasso delle colonna eruttiva ed è quello probabilmente più pericoloso e devastante per le aree attorno: viene definito, per la sua particolarità, “nube ardente”. Non esiste, attualmente, alcun sistema per contenere i flussi (a parte l’evacuazione cautelativa). Per tale motivo, il Vesuvio è considerato il vulcano più pericoloso al mondo.

I comuni che ricadono nella nuova zona rossa sono: Somma Vesuviana, Torre del Greco, Terzigno, Ottaviano, Ercolano, Sant’Anastasia, San Giuseppe Vesuviano, Pompei, Boscoreale, Pollena Trocchia, Torre Annunziata, Boscotrecase, Trecase, Portici, San Giorgio a Cremano, Cercola, Massa di Somma, San Sebastiano al Vesuvio. Nuove entrate, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano, Scafati – ricomprese per intero – e, solo in parte, il Comune di Napoli, con le circoscrizioni di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio (Municipalità 6), Nola e l’enclave di Pomigliano d’Arco nel Comune di Sant’Anastasia. In totale, quasi 823mila abitanti per una superficie di 356 Km2.

Nella prima versione di aggiornamento del Piano nazionale di emergenza definita dalla Protezione Civile, i 24 comuni e le 3 circoscrizioni di Napoli sono stati inclusi interamente nella “zona rossa”, assumendo come riferimento i limiti amministrativi: in un’ottica di condivisione e collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti nella pianificazione nazionale, è stato chiesto ai singoli Comuni della nuova “zona rossa” di proporre, d’intesa con la Regione Campania, confini diversi dai propri limiti amministrativi, nel caso in cui ritenessero di essere in grado di gestire evacuazioni parziali delle proprie comunità. Per questa ridelimitazione, la Protezione Civile ha posto due condizioni: che i confini proposti non fossero inferiori alla delimitazione della “zona rossa 1, cioè quella soggetta all’invasione di flussi piroclastici; che i Comuni in “zona rossa 2” potessero dimostrare di aver rafforzato le coperture degli edifici vulnerabili esposti alla ricaduta di depositi piroclastici. La Protezione Civile ha comunque ritenuto opportuno che i 18 comuni già individuati nel vecchio Piano mantenessero i confini amministrativi come perimetro della zona rossa, vista la consapevolezza maturata negli anni da queste comunità di vivere in un’area ad elevato rischio vulcanico e lo sforzo compiuto da alcuni enti locali per adottare opportune misure di prevenzione. Sono tre i comuni che hanno proposto delle ridelimitazioni: il Comune di Napoli, il Comune di Nola e quello di Pomigliano d’Arco. Per tutti gli altri comuni, sono considerati i limiti amministrativi come confini della nuova zona rossa.

Sedici Regioni italiane ospiteranno la popolazione evacuata, sulla base di uno “schema di gemellaggio” per garantire l’assistenza alla popolazione dei comuni in zona rossa: Portici in Piemonte; Nola in Valle D’Aosta; Cercola in Liguria; Torre del Greco e Somma Vesuviana in Lombardia; Pollena Trocchia in Trentino Alto Adige; San Giuseppe Vesuviano e Sant’Anastasia (compreso l’enclave di Pomigliano D’Arco) in Veneto; Palma Campania in Friuli Venezia-Giulia; Ercolano in Emilia Romagna; San Giorgio a Cremano in Toscana; San Gennaro Vesuviano in Umbria; Poggiomarino nelle Marche;  Ottaviano e le circoscrizioni di Napoli nel Lazio; Terzigno in Abruzzo; Massa di Somma in Molise; Torre Annunziata e San Sebastiano al Vesuvio in Puglia; Boscotrecase in Basilicata; Boscoreale in Calabria; Scafati e Trecase in Sicilia; Pompei in Sardegna.

Per rendere operativi i gemellaggi, le Regioni e le Province autonome dovranno sottoscrivere protocolli d’intesa con la Regione Campania e i comuni in zona rossa, in accordo con il Dipartimento, ed elaborare piani per il trasferimento e l’accoglienza della popolazione.

di Francesco Servino