Notte dei Musei, occasione persa per Terzigno

Sabato scorso si è tenuta in tutta Italia “La Notte dei Musei“, un evento che ha coinvolto alcuni comuni dell’area vesuviana: non solo Pompei e Ercolano con gli Scavi ma pure Torre Annunziata, con la Villa di Poppea, e Boscoreale, con il complesso di Villa Regina.

Fa una certa rabbia pensare che Terzigno sia rimasta fuori da una simile iniziativa, nonostante l’immenso patrimonio di Cava Ranieri: questo perché il paese non ha ancora un parco archeologico accessibile e un Antiquarium che esponga gli straordinari reperti rivenuti al suo interno.

Eppure la classifica dei musei de “Il Giornale dell’Arte” e “The Art Newspaper” ha messo in luce un dato che dovrebbe far riflettere: il British Museum di Londra è diventato il secondo museo del mondo per numero di ingressi – 6,7 milioni – scalzando il Metropolitan Museum di New York grazie ai 400mila visitatori che, da Marzo a Settembre dello scorso anno, hanno affollato la mostra “Life and Death in Pompeii and Herculaneum“, nella quale sono stati esposti i reperti provenienti dall’area vesuviana.

Come se non bastasse, la BBC, società pubblica radiotelevisiva britannica, ha prodotto un film sulla mostra (The Mystery of the People Frozen in Time) rivendendolo a 51 paesi esteri (Italia compresa).

Questo fatto incredibile deve far riflettere: gli stranieri si arricchiscono grazie ai nostri reperti. Noi non siamo in grado di tutelarli e di valorizzarli.

Si potrebbe aprire una parentesi pure sul vino: è notizia recente che l’indotto della Falanghina del Sannio è di quasi 90 milioni di euro. Eppure un’altra eccellenza di Terzigno, il Lacryma Christi, è tanto bistrattata se si pensa al danno che è stato fatto alla produzione vitivinicola anche in termini di immagine con l’apertura delle discariche di Stato.

Non è tardi per rimediare ma serve un’amministrazione attenta che comprenda che la cultura è un’occasione straordinaria di sviluppo, non solo “una perdita di tempo“, e che non tagli fuori dal civile dibattito costruttivo, per questioni meramente politiche e di interesse, i cittadini e le associazioni che nonostante il clima ostile continuano ad occuparsi di archeologia.

di Francesco Servino