Neoborbonici arrestati: sventolavano bandiera preunitaria

Due attivisti neoborbonici sono stati arrestati nella mattinata di ieri dagli agenti della Digos per il reato di “vilipendio alla bandiera”: i due hanno esposto un vessillo del Regno delle Due Sicilie in occasione della corsa storica dei bersaglieri sulla collina di Pizzofalcone nel quartiere Santa Lucia a Napoli. I due non avrebbero lanciato strali offensivi verso i militari ma si sarebbero limitati a una pacifica contestazione seguendo il corteo fino alla caserma Nino Bixio, nella quale sono entrati a seguito di altri spettatori.

Entrati liberamente, sono stati poi “accerchiati” e tratti in arresto con l’accusa di aver offeso la bandiera italiana. Non sono noti ulteriori dettagli della vicenda ma a quanto pare i due ragazzi, uno di San Giuseppe Vesuviano e l’altro di San Giorgio a Cremano, non si sarebbero resi protagonisti di schermaglie verbali o di episodi violenti e non avrebbero in alcun modo oltraggiato la bandiera italiana limitandosi, semplicemente, ad esporre in maniera critica quella del Regno delle Due Sicilie: è bastato tale gesto, che si può tranquillamente definire di una gravità nulla, per far scattare la denuncia. I ragazzi sono stati rilasciati dopo essere stati trattenuti per qualche ora in caserma ma dovranno rispondere del “reato” commesso dinanzi a un giudice.

Il gesto, stando alle parole di uno dei due ragazzi, aveva uno scopo ben preciso: “volevamo dimostrare che se pure nei libri la storia è scritta in maniera errata, la gente sta cominciando a conoscere quella che è la vera storia di questa terra. Abbiamo manifestato semplicemente il nostro dissenso per una colonizzazione che va avanti da 150 anni ma la sola presenza di una bandiera ha spaventato qualcuno“.

Intanto sono partite le prime iniziative di sostegno: La Radiazza, nota trasmissione di Gianni Simioli in onda su Radio Marte, ha chiuso il proprio spazio, questa mattina, con l’inno borbonico subito dopo aver intervistato telefonicamente uno degli arrestati.

Andarci con i piedi di piombo è un obbligo in attesa che emergano ulteriori dettagli della vicenda, ma dagli elementi che trapelano e che sono già stati resi noti pare assurdo, esagerato, che un semplice gesto di libertà di espressione e di dissenso pacifico possa essere punito addirittura con l’arresto, roba degna delle peggiori dittature.

Se davvero è bastato esporre la bandiera preunitaria per far scattare la denuncia allora il messaggio, da parte delle istituzioni, appare chiaro: colpirne due per educarne centomila. I neoborbonici iniziano a far paura perchè fa paura la verità. Fa paura che vengano messe in discussione le fondamenta di uno Stato forzatatamente unitario nel quale la storia è stata scritta dai “vincitori”, in molti casi barbari assassini a cui sono stati eretti monumenti nazionali.

Fa paura chi va a scavare negli archivi, nei documenti, e scopre una storia ben diversa, affossata dalle miriadi di luoghi comuni tesi solo a sputtanare Napoli e la sua ricchissima storia, perchè è più facile e conveniente additare il meridione come piaga d’Italia.

Non ci spieghiamo, altrimenti, quella che sembra essere una palese esagerazione che va a colpire il libero dissenso, la libertà di espressione e di pensiero. Chissà che tutto questo non possa dare il “la” ad un referendum indipendentista, così come avvenuto in altri parti d’Europa, con la Scozia e la Catalogna: il Sud è trattato da colonia e subisce vessazioni che non hanno pari in altre parti d’Italia, come ad esempio le discriminazioni nell’ambito delle assicurazioni RC Auto, e reclama, inascoltato, interventi decisi per tante problematiche senza mai essere ascoltato. Una mucca da spremere fino all’ultima goccia.

Di recente “Il Giornale d’Italia”, commentando il reato di vilipendio, ha tirato in ballo il caso della cava Ranieri a Terzigno parlando di reato di “vilipendio alla cultura”: di vero e proprio disprezzo della cultura napoletana si può parlare oggi. Il Sud, con le sue eccellenze, non ha rivali. Ma è meglio che ai meridionali venga tolta la capacità di “intraprendere”, è meglio che si sentano schiavi, perchè quando si renderanno conto del potenziale che gli è stato tolto potrebbero insorgere e reclamare quanto gli spetta di diritto. L’orgoglio, però, non può essere messo a tacere.

di Francesco Servino