Nel permafrost vivono virus letali?

Secondo i cacciatori di virus Jean-Michel Claverie e Chantal Abergel del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica di Marsiglia, nel permafrost della tundra russa potrebbero vivere organismi potenzialmente letali per gli esseri umani. La recente scoperta della riattivazione del Pithovirus Sibericum, un virus delle amebe di 30mila anni fa, apre la strada a tutta una serie di ipotesi “agghiaccianti” (è proprio il caso di dirlo): specie virali un tempo letali potrebbero tornare in vita a causa del progressivo scioglimento del permafrost!

Il dibattito sta animando la comunità scientifica da qualche giorno: dall’Università di Copenhagen, il biologo evoluzionista Eske Willerslev fa sapere quanto sia forte il rischio che i campioni prelevati siano stati contaminati da virus “giovani”.  Se così fosse, il Phitovirus sarebbe classificato dalla biologia come una mera “curiosità”.

Dal canto loro, Claverie e Abergel rispondono di aver ripetuto l’esperimento del prelievo dal permafrost per tre volte, ottenendo sempre lo stesso identico virus.

Secondo Fiorenza Ascenzi, docente di microbiologia generale all’Università La Sapienza di Roma, “per riprendere il proprio ciclo vitale questi microbi devono ritrovare lo stesso ambiente che li può ospitare, ma anche se ciò succedesse non sarebbe un pericolo per l’uomo, in quanto è molto difficile che questi virus possano fare i “salti di specie” ossia attaccare un’altra razza”.

Secondo la tesi del dottor Scott O. Rogers della Bowling Green State University dell’Ohio, il rischio di una epidemia legata allo scongelamento di virus dormienti da millenni è molto basso. D’altronde gli scienziati hanno scavato nel permafrost per decadi senza scoprire alcuna nuova patologia. Tuttavia, stando sempre alle parole di Rogers, “ci può essere sempre una prima volta“.