Nature, Campania laboratorio per lo studio delle patologie ambientali

Arriva dalla rivista “Nature” l’ultima interessante proposta sulla Terra Dei Fuochi, quella di trasformare le province di Napoli e Caserta in giganteschi “laboratori” a cielo aperto per lo studio di nuovi metodi per la dimostrazione scientifica dei danni prodotti dall’esposizione ambientale a sostanze tossiche, identificando nell’organismo degli abitanti delle zone inquinate specifici biomarcatori-spia.

Un gigantesco esperimento di “esposomica”, ovvero “epidemiologia ambientale” basata su un “nuovo approccio” che “si prefigge di passare al setaccio tutto quanto si può trovare nei liquidi corporei esaminati con avanzate tecniche di spettrometria, alla caccia di biomarcatori, i quali a loro volta vengono messi in relazione con mutazioni genetiche (del DNA e del RNA), epigenetiche, metaboliche e proteomiche”.

Grazie agli esposomi potrebbe essere possibile accertare il legame causa-effetto fra esposizione ai veleni, malattie e morti. Ad esempio, “la reale associazione fra PCB e linfoma non-Hodgkin” basandosi non più sulle misure di esposizione e i questionari tradizionalmente usati – fondamentalmente inutili – ma con un criterio nuovo e soprattutto allineato alla rivoluzione molecolare che interessa ormai da decenni biologia e medicina: potrebbero dunque venire alla luce associazioni anche inaspettate fra biomarcatori e le principali malattie croniche, di cui si sospetta ormai da tempo una robusta radice nelle esposizioni ambientali.

“Nature” ha tracciato le tappe di una vicenda taciuta per anni, quella di una fertile zona agricola della Campania i cui abitanti hanno “ragione ad essere preoccupati riguardo la propria salute” perchè “hanno vissuto per decenni in cima a un mucchio di rifiuti tossici potenzialmente letali, illegalmente e segretamente scaricati dalla mafia“. Una terra dove “il tasso di alcuni tipi di cancro è maggiore, e l’aspettativa di vita minore che in qualunque altra zona d’Italia“. La rivista del Regno Unito – la più antica e prestigiosa nell’ambito della comunità scientifica internazionale – abbraccia un’idea di Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori – IRCCS “Fondazione G. Pascale”: destinare allo studio sulla popolazione i fondi strutturali della Commissione Europea per la Campania, pari a quasi 7 miliardi di euro nel periodo 2007-2013.

La Campania potrebbe essere un campo di studio perfetto per un programma di biomonitoraggio” sostiene Ciliberto. “I precedenti esistono” – ricorda Nature – “Uno è la città di Salonicco, nel nord della Grecia, dove i nuovi poveri” figli della crisi economica “hanno iniziato a bruciare biomasse per riscaldare le case, contribuendo allo smog“. “Un progetto di ricerca dell’Unione europea abbina regolari analisi degli inquinanti atmosferici con analisi delle urine e del sangue di una coorte di persone, con l’obiettivo di determinare quantitativamente come la loro espressione genica, il metabolismo e il profilo proteico cambiano per effetto degli inquinanti entrati nell’organismo“, spiega la rivista.

L’Italia ha pochi soldi per la ricerca, ma Ciliberto ha un suggerimento: “Studi del genere” – sostiene il direttore scientifico del Pascale – “dovrebbero essere sostenuti dai fondi strutturali che la Commissione europea assegna alla Regione“. Per “Nature” l’esperto “potrebbe avere ragione: queste sovvenzioni ammontano a un totale di 6,9 miliardi di euro (9,6 miliardi di dollari) per la sola Campania nel 2007-2013, e la Commissione incoraggia esplicitamente il loro utilizzo per promuovere la ricerca e la capacità di sviluppo locali. Le assegnazioni della prossima tranche di fondi strutturali all’interno dell’Italia (periodo 2014-20) è ancora in discussione“. Secondo Nature “l’idea di Ciliberto merita di essere presa in seria considerazione” perchè “anche se i dati finali non dovessero essere risolutivi, ne sarà valsa la pena“.

In merito alla pubblicazione dell’articolo ha detto la sua anche l’oncologo Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Insitute for Cancer Research and Molecular Medicine e del Centro di biotecnologia del College of Science and Technology, Temple University di Philadelfia, il primo a coniare la definizione di “laboratorio di cancerogenesi a cielo aperto”. Lo scienziato napoletano ha voluto ricordare “il lavoro silenzioso e pluriennale di tanti ricercatori locali”: “Quanto scrive oggi “Nature” sulla Terra dei Fuochi è giusto” – afferma Giordano – “ma va ricordato che l’allarme sui rischi per la salute del legame tra inquinamento ambientale e tumori nasce dallo studio e dai lavori scientifici di ricercatori indipendenti e di attivisti che lavorano sul territorio, come ha ricordato il presidente della Repubblica Napolitano nella lettera che mi ha inviato“.

Ora” – osserva Giordano – “è interessante notare che iniziano a parlare quelle istituzioni che avrebbero dovuto fare prima il lavoro e non lo hanno fatto“. Sulla proposta di finanziare gli studi sulla Terra dei Fuochi con i fondi strutturali della Commissione europea destinati alla Campania, Giordano appare non molto convinto: “Attenzione alla spartizione dei soldi” – avverte lo scienziato – “tutti da negazionisti diventano propositivi“.

di Francesco Servino