National Geographic re delle bufale

Bob Arno è il più noto prestigiatore del mondo: su internet sono visibili i suoi video di fast-fingered pickpocket, l’arte del borseggio rapido. Il “re dei borseggiatori” incanta l’America con i suoi numeri, esibendosi dai palchi di Las Vegas. Ma non ha mai incontrato un vero ladro, e per mettere alla prova le sue abilità non poteva che venire a Napoli. Almeno così la pensa il National Geographic. Prima che agli stereotipi locali si aggiungesse la monnezza, quello più in voga era certamente il borseggio o lo scippo: si sprecavano le barzellette, come quella del tizio che nel traffico cittadino metteva il braccio fuori dal finestrino e gli fregavano l’orologio. Certo i fatti di cronaca, anche recente, non rendono onore alla città: basti pensare al turista morto a Napoli dopo essere stato scippato del rolex. Ma quello del National Geographic è tutto un artifizio, un falso orchestrato ad arte, come spiega Roberta Inarta, direttrice della Scuola di Cinema di Napoli, che ha fornito la troupe e gli attori per le riprese: “Non sapevo che lo scopo fosse quello di alimentare uno stereotipo di Napoli per fare ascolti. L’anno scorso siamo stati contattati dal National Geographic Italia per fornire attori e operatori di ripresa per un documentario da girare: abbiamo trovato la richiesta in linea con il nostro metodo e piuttosto prestigiosa, in quanto il successo della scuola sta nel mettere in contatto i nostri allievi con il mondo del lavoro”. Dura la critica dei Verdi: il commissario regionale Francesco Emilio Borrelli invita il National Geographic Channel a non mandare in onda il reportage: “Se National Geographic non specificherà le scene girate in presa diretta e quelle con gli attori denunceremo il canale. Dopo i rifiuti, non accettiamo nuovi stereotipi contro la nostra città e la nostra comunità. Vogliamo una corretta informazione, non solo nazionale ma anche internazionale su Napoli”. “La scuola di Cinema di Napoli” ribadisce Roberta Inarta “difende l’immagine della città di Napoli nel mondo e dunque appoggia l’eventuale cancellazione del programma.”. Pur non avendo il controllo preventivo sulla sceneggiatura, per la direttrice della scuola il nome National Geographic equivaleva a una garanzia di serietà: “Se avessimo conosciuto le finalità del progetto di National Geographic avremmo opposto un rifiuto ad un uso stereotipato della nostra città. Infatti, abbiamo condotto la produzione in posti splendidi della città pensando di reclamizzarne le eccellenze paesaggistiche, mai intuendo che tali panorami potevano prestarsi ad una folcloristica rappresentazione della stessa”. “Non abbiamo voluto affatto criminalizzare Napoli e i suoi abitanti” replica il direttore di National Geographic Channel, Sherim Salvetti: “Il reportage non identifica la città partenopea con il borseggio: volevamo fornire ai turisti una serie di suggerimenti per evitare di esserne vittima”. Il documentario è intitolato “Napoli, i re del borseggio” e viene reclamizzato nel seguente modo: “Bob Arno non ha mai incontrato un vero ladro, fino a quando non ci porta a Napoli”, dove in sostanza misura le sue abilità. Come se non bastasse, Salvetti dice di aver intervistato ex borseggiatori si sono trovati un lavoro onesto, ma come spiega Roberta Inarta “anche quelli sono comparse”. Al momento il documentario non è stato tolto dal palinsesto: è plausibile che il network voglia sfruttare a pieno l’hype per fare audience. National Geographic, seguitissimo da milioni di affezionati in tutto il mondo, compie uno scivolone in basso, dimostrando di poter ricorrere a mezzucci quando le circostanze lo richiedono. Bob Arno, invece, più che le sue abilità di borseggiatore mette in evidenza quelle di ciarlatano: d’altronde, a Las Vegas, hanno trovato modi più legali per spillare soldi alla gente.

di Francesco Servino