Napoli verso una nuova emergenza rifiuti

La Campania chiederà chiarimenti al Consiglio di Stato in merito alla sentenza che ha sancito che i rifiuti solidi urbani non possono essere smaltiti fuori regione senza l’autorizzazione preventiva di chi li riceve, bocciando il ricorso presentato congiuntamente con la società Italcave secondo il quale il trasporto transregionale dei cosiddetti rifiuti speciali (frazione secca e umida) è consentito dopo la loro lavorazione negli stabilimenti di tritovagliatura ed imballaggio (Stir), tesi non accolta dal Tar.

La decisione del Consiglio di Stato ha spinto l’assessore all’ambiente della Regione Puglia a dire “stop” ai camion provenienti dalla Campania con a bordo i rifiuti stabilizzati in uscita dagli Stir. Nei giorni scorsi era stata la città di Bergamo a pronunciare il primo “no” ai rifiuti. Secondo l’assessore regionale all’ambiente, Giovanni Romano, in trenta giorni la situazione va risolta per scongiurare il peggior scenario possibile.

Nei prossimi giorni si attende un interessamento degli uffici legislativi del Governo: secondo Romano, la decisione del Consiglio di Stato potrebbe creare problemi non tanto alla Campania, che sta monitorando i rapporti con gli smaltitori pugliesi e ha creato un gruppo permanente tra i responsabili tecnici per tenere sotto controllo le attività di gestione rispetto a quello che potrà essere comunicato dalla Regione Puglia, quanto alla Calabria, al Lazio e soprattutto alla Liguria che ha una discarica chiusa a seguito del nubifragio.

Nel frattempo la SapNa, la società che gestisce il ciclo dei rifiuti in provincia di Napoli, si sta muovendo sul fronte della giustizia amministrativa e ha incaricato gli avvocati di attivare la procedura prevista dall’articolo 112, comma 5, del codice del processo amministrativo che consente di richiedere allo stesso giudice che ha emesso la sentenza di ottenere chiarimenti in ordine alle modalità di ottemperanza. Il nodo da sciogliere è capire se il provvedimento del Consiglio di Stato, che prevede l’autorizzazione della Regione ricevente per permettere il trasporto dei rifiuti, riguardi anche il rifiuto stabilizzato lavorato negli Stir con un processo che dura oltre 20 giorni e che lo rende rifiuto speciale destinato al recupero energetico.

Le interpretazioni sono diverse: le società provinciali campane, così come anche il Comune di Napoli, ritengono che la sentenza non si applichi a questa categoria; la Puglia sostiene che il provvedimento abbia effetto su qualunque tipo di rifiuto e ha dato indicazione agli impianti di non permettere lo scarico dei rifiuti campani, il che rappresenterebbe un problema serio, in particolare per la provincia di Napoli che conferisce a tale regione 1000 tonnellate di rifiuti al giorno.

L’alternativa sarebbe quella di individuare altri impianti in Italia disponibili ad accogliere i rifiuti stabilizzati che lasciano gli Stir napoletani che, assicurano dalla società provinciale, hanno tutte le carte in regola per quanto riguarda le analisi sulla “qualità” del prodotto.

Si dice fiducioso il vicesindaco di Napoli e assessore all’ambiente Tommaso Sodano che dichiara che non ci sarà un’altra emergenza rifiuti: in due mesi bisognerà ragionare sull’organizzazione e sull’autonomia dell’intero ambito territoriale ottimale puntando ad un solo impianto di riferimento, lo Stir di Caivano. Lo stesso Sodano ha però affermato che “sui rifiuti non bisogna mai stare sereni” perchè mancano ancora gli impianti intermedi, aggiungendo che la nascita dell’Ato e la disponibilità annunciata di Caldoro a rivedere “alcune cose” rispetto all’impiantistica possono dare l’opportunità di realizzare “un impianto” nella zona occidentale di Napoli così da mettere al riparo la città per il futuro evitando, possibilmente, la costruzione del termovalorizzatore di Napoli Est.

L’unica strada, per Napoli in particolare e per l’intera regione, resta dunque quella di sostituire le discariche con gli impianti per il trattamento dell’umido o di compostaggio, come chiedono ormai da anni le associazioni e i comitati contro le discariche. Si spera, a tal proposito, che siano vere le dichiarazioni dell’amministratore unico delegato della SapNa, avvocato Enrico Angelone, che si dice pronto a sostituire le discariche con gli impianti di recupero. Resta da capire perchè la Regione, ad oggi, si sia ostinata a non voler realizzare tali impianti.

di Francesco Servino