Napoli, scompaiono i cassonetti… E pure la differenziata

Pare sia stata accolta con giubilo la notizia dell’installazione, in via sperimentale, di due “cassonetti a scomparsa” per la spazzatura in Piazza Garibaldi e Corso Umberto a Napoli.

Si tratta di piccoli cestini per la “microraccolta” che fuoriescono dal manto stradale ma che nascondono al di sotto di essi dei compattatori. In teoria tornerebbero utili pure per la raccolta differenziata di vetro e plastica, con il “vantaggio” di poter accumulare più rifiuti, evitando quindi la dispersione in strada. Una soluzione esteticamente all’avanguardia.

Dal punto di vista del decoro urbano si tratta infatti di un’innovazione, resta da capire quanto utile. Certamente rappresenta uno sberleffo per chi si batte da sempre per una raccolta differenziata spinta, porta a porta, e per la maturazione di una coscienza civica che faccia sì che per le strade non si vedano più quei cumuli imbarazzanti e pericolosi di spazzatura.

Non è questo il modo migliore per eliminare il problema rifiuti. Anzi, con i cassonetti ci si pone in direzione ostinata e contraria rispetto a quella che vuole essere la riduzione a morte degli stessi con una scelta che è un delirio in considerazione del rapporto costi-benefici. Già il porta a porta normale consentirebbe di eliminare tutti i rifiuti in strada. Sull’utilizzo, poi, che si dovrebbe fare dei cassonetti calano numerosi dubbi.

A Roma una decisione simile è stata attuata per risolvere il problema dei disperati che rovistano tra la spazzatura alla ricerca di oggetti da vendere per guadagnare qualcosa, scene a cui proprio in Piazza Garibaldi si assiste nelle prime ore della notte e che hanno una matrice e una connotazione differente. Problemi che non si possono nascondere con la stessa facilità di un cassonetto.

A Reggio Emilia un cassonetto del costo di 205mila euro era stato progettato per servire solo 400 persone e aveva costi di manuntezione nell’ordine delle decine di migliaia di euro.

Critiche ci sono state anche in Umbria, a Perugia, perchè, se è pur vero che i cassonetti a scomparsa possono raccogliere 50 volte più immondizia dei normali cassonetti, è antieducativo e incivile far passare il concetto che la città è decorosa se si nascondono i rifiuti sotto terra invece di promuovere la riduzione e gli stili di vita sostenibili.

La tanto paventata rivoluzione green voluta da De Magistris, che si spinse a dichiarare un obiettivo del 70% di differenziata entro 6 mesi dall’avvio del progetto, sembra ormai un’utopia e tutto ciò porta a fare una serissima riflessione: a che punto è e che fine farà il piano della raccolta differenziata nella città di Napoli? La prima delibera “rivoluzionaria” della giunta prevedeva alcuni passaggi chiave tra cui l’estensione della raccolta differenziata “quantitativamente“, estendendo la raccolta porta a porta, e la “massimizzazione” del recupero di materia per rendere effettivamente residuale la frazione indifferenziata. E’ per tale scopo che troveranno installazione i cassonetti a scomparsa?

Non si faccia passare, per cortesia, tale messaggio. Che nessuno racconti questa balla. Quella dei cassonetti è un’operazione di marketing per la città, buona o cattiva è da vedere, ma non risolve proprio nulla: Napoli deve fare ancora molto per raggiungere gli obiettivi di legge del 65% e scelte come questa la allontanano pericolosamente.

di Francesco Servino