Monuments Men, la recensione

Durante la seconda guerra mondiale, a capo di un insolito plotone composto da sette direttori di musei, curatori e storici dell’arte, Frank Stokes (interpretato da un troppo posato George Clooney) convince Roosevelt a farsi mandare in Germania per salvare i capolavori d’arte rubati dai nazisti in tutta Europa e restituirli ai legittimi proprietari. Esperti più di quadri che di armi, intrappolati dietro le linee nemiche, i sette si ritrovano pericolosamente alle prese con l’esercito tedesco che ha ricevuto l’ordine di trafugare ogni opera d’arte in Europa per destinarla al grandioso Führermuseum.

La situazione precipita quando la caduta del Reich è imminente e le SS hanno l’ordine di dare esecuzione al “Decreto Nerone” che ordina la distruzione di tutti gli oggetti d’arte trafugati in caso di morte del Führer. Stokes e i suoi dovranno anche vedersela con la “Brigata Trofeo” dell’Armata Rossa che ha il loro stesso compito, sebbene da svolgere più aggressivamente: recuperare le opere d’arte ma senza restituirle ai proprietari bensì portarli nella Madre Russia come risarcimento di guerra.

La pellicola è la trasposizione cinematografica del libro omonimo “Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia” (The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi Thieves, and the Greatest Treasure Hunt in History) scritto da Robert M. Edsel nel 2009.

L’argomento è interessante e la riflessione senza dubbio meritevole.

In guerra, quando si combatte e si distrugge per cause spesso – ma non sempre – giuste (e quale causa più giusta della lotta al nazismo?), quando lo “spreco” di vite umane è giustificato soltanto dalla bontà della causa, la vita di un uomo è sacrificabile per salvare un’opera d’arte (nel film, Stokes parla – un po’ pomposamente – di “conseguimenti storici “) espressione dello spirito, della cultura e dei valori dell’umanità intera? L’argomento meriterebbe serie riflessioni e dibattiti etici; nel film la risposta è senz’altro positiva – se non vale morire per l’arte, vale sicuramente rischiare di morire – risposta sugellata [ATTENZIONE SPOILING!!] dalla morte di due membri del gruppo durante la missione.

Lo spunto però viene portato avanti in maniera un pò troppo banale e meccanica: scontato l’esito finale e quasi nessun personaggio viene posto davanti ad un qualche serio dilemma o scelta.

Clooney è sbiadito sia come interprete che come regista, la storia scorre in maniera forse troppo prevedibile, senza grandi sussulti, si risolve perlopiù in macchiette o brevi scenette che vedono quasi sempre gli attori interagire a due o tre alla volta; per fortuna che ci sono Bill Murray e John Goodman in gran rispolvero, altrimenti certe scenette sarebbero anche più sciape.

Ed è sconsolante, quando ci si ritrova a sperare che – per movimentare la trama – il bravo soldato e marito Matt Damon (restato a Parigi per portare avanti le indagini riguardanti opere trafugate) abbia un flirt con Cate Blanchett, nel ruolo di una francese che inizialmente ha collaborato nel saccheggio con le gerarchie naziste,  ma che poi si pente e decide di aiutare Damon a ritrovare quadri, statue e quant’altro nascosti in sperdute località della Germania.

Mettici che poi il film è anche viziato dalla solita ottica all’americana in cui i Nazisti sono sempre i Cattivoni ad una dimensione la cui  prospettiva e le cui motivazioni non meritano nemmeno di essere non dico approfondite, ma almeno contemplate.

Il film si riscatta per due momenti, uno all’inizio ed uno alla fine.

Alla fine, trent’anni dopo le vicende narrate, uno Stokes anziano e malfermo porta il nipotino in Belgio ad ammirare la statua della Madonna di Michelangelo recuperata, con la speranza che chi ammiri quella, come tante altre opere d’arte dalla sorte analoga, sappia le dolorose vicende che ne hanno accompagnato il recupero.

Il secondo momento è a qualche minuto dall’inizio, quando la loro missione è in partenza ed il gruppo è in Europa: Stokes-Clooney, comunicando alla radiotrasmittente, fa un toccante discorso che poi sintetizza tutto lo spirito migliore dell’impresa.

E’ per questo che noi combattiamo… Per la nostra cultura, per il nostro stile di vita….Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una via di ritorno…. Ma se distruggi i loro conseguimenti… E la loro storia….E’ come se non fossero mai esistiti… Solo ceneri che galleggiano -.

di Riccardo Bruno