Monnezza alle province, pronto il piano

Il confronto tra Regione, Comune di Napoli e Province ha condotto a un piano che prevede lo spostamento della spazzatura presso gli impianti sparsi per tutta la Campania, in base a un accordo sottoscritto il 4 Gennaio 2011 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che consente di operare in questo modo in periodi di accertata criticità. “Abbiamo elaborato un programma condiviso che sfrutta le potenzialità degli impianti Stir e delle discariche delle altre Province” spiega il redivivo assessore regionale all’Ambiente Giovanni Romano “è un sistema che ha sempre funzionato e che si è fermato solo per fattori esterni”. L’assessore ha garantito “il graduale e costante recupero di ciò che si è accumulato nelle strade di Napoli e Provincia” precisando anche i tempi, “entro il 15 Luglio”, sposando la linea De Magistris che già aveva annunciato il ritorno alla normalità nel giro di 5 giorni: promessa clamorosa che non è riuscito a mantenere e che gli è costata cara in termini di credibilità. Gli fa eco, manco a dirlo, Berlusconi, che a margine di un dibattito alla Camera, in uno scambio di battute sull’emergenza rifiuti con gli onorevoli del PdL Cesaro e Cosentino e con il senatore Sibilia, Presidente della Provincia di Avellino, ha dichiarato: “Come al solito dovrò intervenire io”. Si fa largo l’ipotesi di riaprire Macchia Soprana. Segnali che cominciano a infastidire i napoletani, che nella nuova giunta hanno riposto piena fiducia: domani alle 16, nella sala Pignatiello, al terzo piano di Palazzo San Giacomo, è previsto un nuovo incontro tra i rappresentati di movimenti, comitati e associazioni ambientaliste provenienti da tutta la Provincia e l’assessore all’Ambiente e vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano, dopo le “prove tecniche di democrazia partecipata” di martedì scorso non andate a buon fine (quando Sodano ha disertato l’incontro scatenando le furie dei presenti, lasciando l’onere di calmierare le acque al giornalista di Terra Francesco Iacotucci). Intanto, dal Consiglio Comunale, è partito un appello al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinchè solleciti il Governo sulla gravità del rinvio del decreto legge che consentirebbe il trasferimento fuori regione dei rifiuti. Sul fronte delle proteste, situazione critica ad Acerra, dove la polizia ha caricato i manifestanti per consentire la ripresa delle attività di scarico dei camion carichi di rifiuti in una delle due aree individuate dalla Provincia. In prima linea, tra i manifestanti, il sindaco Tommaso Esposito e i suoi consiglieri, che nei giorni scorsi si sono addirittura attaccati ai parabrezza di due camion per bloccarne il transito: il sindaco ha emesso un’ordinanza che non solo vieta lo scarico di rifiuti nella “piazzola numero 2” ma chiede pure la rimozione delle ecoballe presenti nel sito. “L’ordinanza è stata emessa in coerenza con quanto diciamo da tempo” spiega il sindaco “ovvero che in quel sito non si possono sversare rifiuti: il Tar e il Consiglio di Stato ci danno ragione. Inoltre ho visionato i pozzetti per la raccolta del percolato e sono pieni. I rifiuti conferiti sono tritovagliati”. Sempre ad Acerra, nella notte, sono stati dati alle fiamme due compattatori in attesa di conferire rifiuti al termovalorizzatore e l’Arpac e l’Asl stanno svolgendo le analisi sulla seconda area individuata dalla Provincia come sito di trasferenza. Intanto il TAR della Campania ha accolto la richiesta di sospensiva, presentata dalla Provincia di Napoli, dell’ordinanza del sindaco di Caivano, Antonio Falco. Sono ripresi, quindi, i conferimenti nel sito di trasferenza di Ambiente Ecologia. Sul fronte vesuviano, la preoccupazione dei comitati per un possibile arrivo di rifiuti da Napoli resta alta: la Sari, dopo un breve periodo di tregua, ha ripreso a emanare miasmi e presenta continui problemi strutturali, con continui guasti all’impianto di bruciatura del gas e black out che si susseguono durante la notte. La situazione è paradossale, perché la discarica è quasi satura e se chiude si corre il rischio di un’emergenza anche nell’area vesuviana. “Acerra e Caivano hanno già dato”, urlano i comitati “sono paesi che hanno bisogno di bonifiche, non di accogliere altra immondizia” e ancora “ai napoletani interessa far sparire l’immondizia dalla città, non importa in che modo”. Qualcuno propone di separare almeno la frazione umida da quella secca e di tenere a casa quest’ultima finchè è possibile. A Napoli la situazione è drammatica, soprattutto nei quartieri della Municipalità II (Avvocata, Montecalvario, San Giuseppe, Porto, Mercato, Pendino), in pratica le zone dove operava la Lavajet, i cui operai sono in sciopero perché non ricevono gli stipendi. Situazione catastrofica anche a Pozzuoli, Fuorigrotta e Pianura. Leggermente meglio va al Vomero e all’Arenella, dove le tonnellate d’immondizia in strada sono “solo” una decina. La raccolta prosegue in qualche modo anche a Posillipo. Lascia sgomenti l’iniziativa degli abitanti dei Quartieri Spagnoli, che ieri sera hanno lanciato quintali di immondizia nelle strade della centralissima via Toledo: “Non stiamo vandalizzando la strada” spiegano i residenti “stiamo solo ripulendo i Quartieri Spagnoli, abbandonati a se stessi”. Ai Gradoni di Chiaia, in piazza Santa Caterina da Siena, un gruppo di signore armate di scope ha sparpagliato sacchi della spazzatura per strada, bloccando il transito alle automobili. A Piazza Trieste e Trento, di fronte allo storico Caffè Gambrinus, i manifestanti hanno ribaltato i cassonetti stracolmi di immondizia. Per la città aleggia un’afa insopportabile mista a puzza. A Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli sono 500 le tonnellate di rifiuti non raccolte. Identica situazione a Miano, Piscinola, Marianella, Scampia, Secondigliano e San Pietro a Patierno. Il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, coglie la palla al balzo e dichiara: “E’ necessario il termovalorizzatore: incontrerò a breve il sindaco di Napoli per convincerlo delle mie ragioni, altrimenti mi deve spiegare dettagliatamente quali alternative ha in mente”. Infine, si continua a lavorare per chiedere lo sblocco dei 145 milioni di euro dell’unione europea, e si da la colpa dell’emergenza a possibili “boicottaggi” messi in atto dalle associazioni criminali e ad accordi non rispettati sottoscritti in passato. Prosegue anche l’inchiesta della Guardia di Finanza di Milano sui 32 milioni di euro della Tarsu consegnati, tramite conti corrente postali, a una società del Nord (l’Aip di Milano, fallita) che non aveva nessun contratto di riscossione con il Comune: cinque anni di buco mai contestato, dal 2005 al 2009, ma il periodo sotto inchiesta parte dal 2001. Si parla anche di una bancarotta fraudolenta da 18 milioni di euro. Sotto indagine è finita la dirigente dell’ufficio Sviluppo Commerciale del Comune, Ida Alessio Vernì, compagna dell’ex senatore di Rifondazione Comunista ed ex assessore comunale Raffaele Tecce.

di Francesco Servino