Meglio morto che pentito

“Meglio morto che pentito” è lo slogan che aleggia per le strade di Castellammare di Stabia dopo il grave atto intimidatorio compiuto ai danni del quotidiano Metropolis, la cui redazione è stata minacciata dai familiari di Salvatore Belviso, esponente del clan D’Alessandro, affinchè ritirasse dalle edicole tutte le copie del giornale, in un estremo tentativo di tenere celata una verità, quella del suo pentimento avvenuto in carcere, che sarebbe comunque trapelata. Una maglietta, esposta nella vetrina di un negozio in piazza Spartaco (e prontamente ritirata dopo le polemiche, a detta dei venditori “per il cambio stagionale”) riportava il delirante messaggio. Non è chiaro se gli episodi siano legati: la stessa maglia è apparsa anche in un negozio di Pianura, a poche centinaia di metri dalla chiesa di San Giorgio, dove undici anni fa vennero massacrati a colpi di pistola due ventenni che con la camorra non avevano nulla da spartire: Gigi Sequino e Paolo Castaldo. Furono scambiati per esponenti di un clan avversario. A Castellammare cala un’ombra inquietante: nel mese di Maggio, in occasione dei festeggiamenti di San Catello, i portantini si sono fermati ad omaggiare il boss Renato Baffone, detto Battifredo, consuocero dei D’Alessandro, sotto al balcone della sua abitazione, scatenando le ire del sindaco Bobbio che si è sfilato la fascia, ha abbandonato il corteo ed è entrato in polemica con il vescovo. I negozianti di Castellammare hanno la memoria corta e dimostrano anche poca solidarietà nei confronti di Gino Tommasino, anche lui gestore di un negozio di abbigliamento, consigliere comunale del PD massacrato da un commando di cui faceva parte proprio Belviso: sulla sua morte gravano molti dubbi, è vero, ma la questione è di più largo respiro e riguarda la dignità di un popolo che invece di demolire la camorra, che nei simboli trova la propria forza, espone uno slogan di delinquenza e giustificando gli atti di violenza. La camorra continua a spargere sangue, a dispetto di quanti affermano che sia diventata meno truculenta e più accorta alla gestione del potere economico. Sembra che si stia tornando indietro di decenni a Castellammare di Stabia, così come nella confinante Torre Annunziata, dove ha sede Metropolis. Il quadro è desolante se perfino il sindaco di Torre Annunziata, Giosuè Starita, in occasione della messa in onda del film Fortapasc anziché spendere una parola in ricordo del coraggio e del valore di un giornalista impegnato contro la camorra, Giancarlo Siani, ne ha approfittato per dire che non andava trasmesso perché infanga l’immagine della città. Per dovere di cronaca, è da segnalare il clamoroso passo indietro di Metropolis, a cui la redazione di Terra ha comunque espresso vicinanza: il quotidiano torrese ha concesso un box in terza pagina ai familiari di Belviso, responsabili dell’intimidazione e dell’assalto alle edicole, in cui viene smentita la notizia del pentimento. Durissima la replica del sindaco Luigi Bobbio, ex pm antimafia a Napoli: “Ognuno si regola secondo quel che il suo cuore e il suo fegato gli dettano” ha commentato, stigmatizzando la concessione degli spazi a chi è da considerarsi una “belva sanguinaria”.

di Francesco Servino