Via libera al massacro delle nutrie in Lombardia

Via libera dal Consiglio Regionale della Lombardia alla legge ammazza nutrie. Un passaggio fondamentale delle modifiche alla Legge Regionale 7 Ottobre 2002, n. 20, consente infatti l’eliminazione su tutto il territorio lombardo dell’animale responsabile di ingenti danni all’agricoltura e ai corsi d’acqua, incluse le zone dove è vietata la caccia, “anche con le armi da sparo, il gas, le trappole e le armi da lancio individuale”. Una vera e propria barbarie.

L’animale, da Giugno di quest’anno, secondo quanto stabilito da una nota circolare interministeriale emessa dal Ministero della Salute e da quello dell’Agricoltura, non fa più parte della fauna selvatica, non è più protetto ed è stato declassato a specie nociva. Addirittura un passaggio della nota autorizzerebbe indirettamente l’impiego di questi anmali in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate per la non applicabilità della legge 20 Luglio 2004, n. 189. La nutria resta comunque tutelata dall’articolo 544 bis e ter del Codice Penale che sanziona il maltrattamento degli animali.

In Lombardia si calcola ci siano oltre un milione di esemplari, la maggior parte (180mila) in provincia di Mantova ma molti anche in provincia di Brescia e Cremona. Ovviamente sono i sorti gli animalisti: la Lega Antivivisezione Italiana (Lav) annuncia battaglia per una legge che non risolve il problema delle nutrie ma legittima metodi cruenti di uccisione. Per la Lav avrebbe fatto meglio la Regione Lombardia a incentivare procedure di contenimento meno violente e più risolutive come la sterilizzazione.

Sono più di dieci anni che la Lombardia cerca di risolvere il problema delle nutrie senza venirne a capo. Non è uccidendole a ogni costo, con ogni mezzo e a ogni ora che si risolverà il problema del loro proliferare. Solo una campagna di cattura e sterilizzazione può portare a risultati di riduzione del numero di esemplari, ma è più costosa più rispetto a qualche proiettile.

Le nutrie sono originarie del Nord America, importate in Italia per motivi economici perchè allevate per la produzione della pelliccia di “castorino”. Rivelatesi un investimento poco redditizio, sono state liberate in natura e sono andate a vivere e a riprodursi in ambienti simili a quelli da cui provengono creando, indubbiamente, dei problemi all’agricoltura e ai corsi d’acqua, danneggiando ad esempio gli argini, dove vanno a ricavarsi le tane scavando nella terra, indebolendo le strutture di contenimento.

In Italia il fenomeno non è stato affrontato quando le nutrie erano poche e ora il rischio è di mettere in atto un’immotivata strage, foriera di maltrattamenti animali, senza certezza di risoluzione del problema. Le nutrie sono presenti non solo in pianura padana ma lungo la costa adriatica, in Abruzzo e sul versante tirrenico del Lazio, nonchè in alcune zone della Campania, in Sicilia e in Sardegna. Anche l’ENPA valuterà se ricorrere contro la legge che non privilegia metodi ecologici ma autorizza la mattanza con tutte le armi possibili e immaginabili, comprese balestre, archi, fionde e carabine ad aria compressa, metodi che causano una morte lenta e dolorosa agli animali. Senza contare lo spreco di risorse pubbliche che potevano essere impiegate direttamente per la tutela delle arginature fluviali e dei canali.

Non tutti, però, potranno farsi “giustizia” da soli: gli autorizzati all’abbattimento sono la polizia municipale e provinciale, gli agenti venatori volontari, le guardie giurate, gli operatori della vigilanza idraulica, i cacciatori e i proprietari o conduttori dei fondi agricoli in possesso di porto d’armi e con copertura assicurativa, tutti assoggettati al coordinamento previsto dai piani e ad una adeguata formazione di base. Per questo piano di eradicazione la Regione ha stanziato, per il 2014, 150mila euro: 15mila per l’attuazione di metodi di controllo selettivo, 55mila per lo smaltimento delle carcasse, 80mila per il finanziamento della attività di monitoraggio.