Just Writing My Name, Napoli 2011

L’idea che sta dietro “Just Writing My Name” è facile da intuire: scrivere il proprio nome! L’evento internazionale, indirizzato ai writers “senza regole e senza restizioni”, ha fatto tappa per la seconda volta a Bagnoli, in un’intensa giornata che visto sfidarsi cinquanta tra i più noti graffitari d’Europa che, bombolette spray alla mano, hanno dato libero sfogo alla propria creatività su un muro lungo 400 metri in via Cupa Starza, a cinquanta metri dalla stazione Agnano della Cumana, creando una gigantesca decorazione con a tema due film di culto: Wild Style e Beat Street. Just Writing My Name è la possibilità di cambiare le idee, incontrare amici, passare allegramente il tempo e, ovviamente, imbrattare un bel muro. Pardon, “dipingere” un bel muro: il writing, l’arte dei graffiti, è una manifestazione artistica e culturale a tutti gli effetti, basata sulla libera espressione del proprio stato d’animo, delle proprie sensazioni, emozioni, della creatività che prende forma nei variopinti disegni che appaiono sui muri, che spesso servono a ridare vitalità a luoghi sottoposti al degrado, abbandonati o persi nel grigiore più desolante della città o delle periferie di cemento. I murales, quelli nei quali molto spesso sono celate le firme degli autori, i “tag”: una pratica che ha origine negli anni ’70 a New York, quando i ragazzini dei quartieri poveri marcavano il territorio con nomi fittizi accompagnati molto spesso da un numero. Il primo writer a suscitare scalpore fu Taki 183, che attirò l’attenzione del New York Times che gli dedicò un articolo: Who is Taki? Poi arrivarono Keith Haring, Banksy e Obey. Il fenomeno si è espanso in Europa negli anni ’80 e a Napoli negli anni ’90. Ogni writer ha il proprio nome di battaglia: Dems333, Smote, Ogre, Gris, Reso, Katre, Kidkash, Serva, Ryos, Inok, tanto per citare quelli di fama internazionale. I graffitari di Spagna, Francia e Svizzera si sono uniti a quelli a quelli campani (Shaone, Eroin, Zentwo, Pencil, Nedo) per dare libero sfogo alla propria creatività e per suscitare lo stupore e l’interesse di chi osserva per la prima volta un graffitaro all’opera, le cui azioni vengono molto spesso associate al vandalismo: i writer che scelgono di dipingere sui luoghi messi a disposizione dalle amministrazioni comunali si distinguono da quelli che sporcano gli edifici di interesse storico o architettonico e portano avanti una ricerca artistica che li porta a elaborare uno stile personale riconoscibile e distinguibile da tutti quanti gli altri. Il writing come forma di libera espressione, come forma di aggregazione e come movimento che si pone un fine: il recupero visivo, ma anche sociale, delle periferie degradate. L’evento in Italia è stato organizzato da quattro associazioni operative sul territorio: 400ml, Thinks, Bereshit, Caracol e finanziato da Subway Shop e Urban Jungle ed è patrocinato dalla Municipalità X di Bagnoli-Fuorigrotta. Just Writing My Name promuove la libera espressione e celebra la lungimiranza di un quartiere, Bagnoli, che da tempo, di concerto con l’amministrazione pubblica, ha dato ampio spazio al graffitismo: una delibera di Giunta Municipale (la n.2  dell’8 Marzo 2011) rende questa pratica legale su diversi spazi municipali. L’evento è proseguito fino a sera al Parco Totò con i contest live dei rapper e le sfide di rime free style, le breaking battle (battaglie di break dance 2 contro 2) e i dj & live set con Dj Uncino, i T.i.k. Bros. e i Cianuro Prod. Per chi volesse approfondire l’argomento o avvicinarsi a questo mondo, maggiori informazioni sono disponibili sul sito ufficiale www.justwritingmyname.com. Questo invece è il promo dell’evento napoletano.

di Francesco Servino