Intervista a Raffaele Cantone

Il ruolo della camorra nell’unità d’Italia

“Garibaldi, nel momento in cui arriva a Napoli, acquisisce la capacità di intimidazione e la struttura di controllo sociale dei Borboni, che si fondava sulla camorra. La camorra, in Campania, così come la mafia in Sicilia, è sempre stata presente nei momenti storici di trapasso perchè ha un rapporto strettissimo con la società. Ormai è certo che la mafia ha svolto un ruolo fondamentale per favorire l’arrivo degli americani nel 1943 in Sicilia. La camorra assunse un ruolo fondamentale passando armi e bagagli dai Borboni allo Stato Unitario. Ma non è compito di un magistrato riscrivere la storia sulla base delle sentenze”.

L’intreccio camorra-calcio.

“Il calcio ha una grande caratteristica: la trasversalità. Si fanno molti più affari nelle tribune che non nelle borse merci. Controllare una squadra di calcio significa avere la possibilità di interloquire con il mondo delle istituzioni, con l’imprenditoria, con la politica locale. Le organizzazioni hanno interesse a inserirsi nelle piccole squadre perchè quello che avviene nella serie C e nella serie D è meno noto, è meno conosciuto. Le mafie fanno affari soprattutto dove non c’è visibilità. Puntare su una partita di calcio della serie C2 rende allo stesso modo che scommettere su una partita di calcio di serie A, ma nessuno va a verificare se il rigore c’era o no o se il portiere ha fatto una papera. La mia certezza è che la criminalità organizzata abbia interesse soprattutto nel calcio minore, perchè il calcio minore è quello che crea il rapporto più immediato con la popolazione. Questo meccanismo rappresenta per la criminalità organizzata un’occasione per fare affari e per aumentare il proprio potere”.

Il commissariamento straordinario dei comuni.

“Il controllo di un ente locale, per la criminalità organizzata, è fondamentale, perchè l’ente locale gestisce il quotidiano: le concessioni edilizie, le autorizzazioni sanitarie, le autorizzazioni commerciali. Controllare il quotidiano significa controllare la città, sapere quali appalti vengono fatti, favorire i parenti e gli amici. Bisognerebbe stabilire meccanismi che comportano una bonifica reale del territorio, perchè i periodi di amministrazione straordinaria rischiano di essere una parentesi al massimo tranquilla, ma nella migliore delle ipotesi i “gattopardi” si ritirano in attesa di tempi migliori per riprendere in mano tutto quello che c’è da riprendere”.

Infiltrazioni mafiose nei comuni vesuviani.

“Quando entrai nella Dda già si parlava di San Giuseppe Vesuviano e del boss Fabbrocino: devo dire, con franchezza, non mi risulta che questo signore sia andato a chiedere i voti con i mitra. Fino a quando riterremmo che la lotta all’illegalità sia un problema di poliziotti, carabinieri e magistrati non andremo da nessuna parte. Bisogna lavorare sulla credibilità, bisogna lavorare sull’educazione e far capire alle persone che il voto è una cosa importante. Alle primarie del centrosinistra a Napoli è stato sperimentato il voto per i sedicenni, ma i sedicenni vendevano il voto per 5€. Se una persona crede che la propria dignità valga cinque euro, allora vuol dire che qualcosa non quadra. Non sono un sociologo ma credo che bisogna lavorare tantissimo sull’educazione, bisogna offrire alla città soluzioni credibili. La vicenda di Napoli ci dimostra che non è vero che le persone non prendono in considerazione le soluzioni credibili. Non è vero che dinanzi alle soluzioni credibili le persone si tirano indietro. Quindi bisogna dare soluzioni alternative credibili, lavorare tantissimo sull’educazione e chiedere alla politica di occuparsi della politica e non di fare gli affari. In provincia, dove abito io, la maggior parte dei consiglieri comunali non si sono occupati un giorno di politica. Non se ne fregano nulla della politica perchè hanno degli interessi: il terreno deve essere inserito nel piano regolatore, hanno bisogno di una licenza per l’esercizio commerciale. Noi dobbiamo lavorare tantissimo sul civismo, dobbiamo far capire alla gente che il voto è l’unico momento in cui il cittadino esprime la dignità. Io farei un appello fortissimo alla dignità individuale: una persona che vende la dignità è una persona peggiore dei camorristi. Se adottiamo l’atteggiamento di dire “è sempre colpa dello Stato, è sempre colpa degli altri”, meccanismi di autoassoluzione su cui si è fondato da sempre il nostro vittimismo, non andremo da nessuna parte. Cominciamo a vedere gli aspetti positivi di miglioramento che ci sono in un pezzo della società: un pezzo della società è molto più interessato, è molto più consapevole. In prospettiva l’aumento della consapevolezza porterà alla coerenza delle scelte”.

La camorra nel vesuviano.

“Gli esponenti di spicco della camorra sono quasi tutti della zona vesuviana. Cutolo è quello che ha creato la nuova idea della camorra: quando Cutolo fece la trattativa ormai accertata giudiziariamente con lo Stato per la scarcerazione di Cirillo (l’assessore regionale ai lavori pubblici sequestrato dalle Brigate Rosse, n.d.r.), non chiese soltanto i benefici carcerari o i soldi, chiese gli appalti. E non mi risulta che Cutolo facesse l’imprenditore edile, quindi Cutolo aveva già creato un meccanismo di imprese capace di utilizzare l’indotto camorristico per i suoi fini. Anche Fabbrocino non era un imprenditore qualsiasi. Fabbrocino ha operato nel settore della carne quando la gente non sapeva nemmeno cos’era la carne. Ha operato nei settori del tessile quando venivano considerati di scarso interesse rispetto alle esigenze della criminalità organizzata. La camorra di queste realtà è sempre stata una camorra molto più mafiosa, una camorra molto attenta al controllo delle attività imprenditoriali e molto attenta agli equilibri politici locali. Anzi, attentissima, dato che dalle intercettazioni risultano tentativi di dirigere i comuni in una direzione piuttosto che in un’altra. Sono abbastanza ottimista: non credo che vedremo la fine della criminalità organizzata in questa generazione e nella prossima, ma in prospettiva le cose miglioreranno. Il fatto stesso che si riesca a parlare di camorra con libertà rispetto al passato non è poco. In certi comuni, come San Giuseppe Vesuviano, e in certe realtà era difficile pronunciare la parola camorra. E non sto parlando di cinquecento anni fa, sto parlando di 7, 8 o al massimo 10 anni fa”.

Questione “munnezza”.

“Sono talmente fissato sulla munnezza che credo che questo problema non lo risolveremo per colpa del vittimismo, perchè cerchiamo di scaricare sugli altri le responsabilità. Se ognuno facesse quello che gli spetta sarebbe una rivoluzione enorme. La rivoluzione consiste nel fare il proprio dovere senza chiedersi che cosa fanno gli altri. Ogni volta vogliamo trovare l’alibi alle nostre omissioni e alle nostre carenze, prendendocela con lo Stato che non funziona (e spesso non funziona) e con i comportamenti degli altri che fanno straschifo. Il vittimismo e l’addossare agli altri le colpe è una delle ragioni per le quali siamo come siamo e stiamo come stiamo. Io abito in una zona dove il problema delle discariche abusive è grave, e le persone stanno cominciando a chiudere i propri terreni. L’art. 2050 del codice civile prevede infatti la responsabilità dei proprietari dei terreni: se ogni persona chiude il proprio terreno si risolve il problema. Se abbiamo un problema grave legato ai rifiuti è perchè molta gente faceva finta di coltivare i campi ma in realtà faceva altro. E questo l’hanno fatto persone che dicono di essere perbene, vanno a messa la domenica e prendono anche la comunione”.

Come mai non ha accettato la candidatura a sindaco di Napoli?

“Io sono sicuro che non ci si possa inventare amministratore, l’amministrazione è un lavoro molto difficile. Io al massimo sono in grado di aprire un codice penale, che è cosa ben diversa dal fare l’amministratore del comune. Ognuno deve anche ridimensionare le proprie forze e le proprie capacità rispetto alle scelte che deve fare. Siccome credo che non ci si improvvisi, bisogna stare attenti che le candidature non diventino un coperchio; tra tutti gli appellativi che qualcuno mi potrebbe dare, quello che mi darebbe più fastidio è quello di coperchio. La speranza nasce dalla conoscenza e dall’interesse: abbiamo sempre visto il bicchiere mezzo vuoto, adesso cominciamolo a vedere mezzo pieno. Perchè la consapevolezza delle persone cresce e non è poco. La consapevolezza si traduce in conoscenza, e la conoscenza è l’anticamera dell’impegno”.

di Francesco Servino