Guerra tra istituzioni

Lo scenario che si profila a Napoli è quello di una vera e propria guerra, combattuta sulla pelle dei cittadini. Una guerra in cui subentrano gli interessi delle lobby affaristiche e criminali, in un intreccio apparentemente facile da sbrogliare che segue una linea ben precisa: Berlusconi, Cesaro, Cosentino, consiglieri d’opposizione del comune di Napoli. “I napoletani si pentiranno di aver scelto De Magistris”, dichiarava il premier il 31 Maggio. I disordini seguono il classico canovaccio: ragazzi che scendono in strada incappucciati alle 6 del mattino, quando c’è il cambio di turno di vigilanza, per ribaltare i cassonetti e appiccare fuochi che sprigionano diossina, trasformando i rifiuti normali in rifiuti speciali, allungando i tempi di raccolta. De Magistris parla di una vera e propria strategia messa in atto da “forze oscure che si mettono di traverso” e annuncia che non renderà noto più nessun provvedimento perché ogni volta subisce dei boicottaggi. Effettivamente, dopo la prima delibera per far fronte all’emergenza e l’ordinanza che prevede la raccolta 24 ore su 24 dei rifiuti in strada sono aumentati i blocchi e i roghi di spazzatura: ai disordini si è unita la protesta di Lavajet, la ditta che raccoglie 300 tonnellate di rifiuti al giorno, a cui Sodano minaccia di non rinnovare il sub-appalto con Asia (la società partecipata del Comune che gestisce la raccolta). Intanto i compattatori diretti ai siti di trasferenza vengono scortati dalle forze dell’ordine. Secondo una stima fornita dal vicesindaco di Napoli, la capacità complessiva di tutte le discariche del napoletano non raggiunge le 60mila tonnellate. Si sono delineati quindi due fronti: il fronte del Comune, che dice “no” allo stato di emergenza, perché la nomina di un commissario governativo con poteri speciali consentirebbe la costruzione del termovalorizzatore di Napoli Est, e quelli che invece dicono “si” (Regione e Provincia) perché mirano a concedere gli appalti con procedure semplificate. Ad alimentare le dietrologie il fatto che Caldoro abbia bandito l’Asia dall’appalto per la costruzione dell’inceneritore (avrebbe dovuto realizzarlo assieme alla A2A, la ditta che gestisce quello di Acerra): Sodano arrivò al punto di voler ritirare il permesso di edificazione a Ponticelli per impedire la costruzione dell’impianto. “Discariche e termovalorizzatori, a mio avviso non c’è altra strada” dichiara Caldoro: “La differenziata è un’ottima cosa, ma nel breve periodo serve solo a ridurre i volumi: senza un luogo dove portare i rifiuti si ricomincia daccapo”. Caldoro, alla sua maniera, attacca il Governo, che secondo lui nel 2008 riuscì a far ripartire il ciclo, ma poi non ha aperto altre discariche (in particolare quella di cava Vitiello, un invaso da più di 6 milioni di tonnellate): “Rinunciare all’apertura di Cava Vitiello a Terzigno è stato un grave errore”, ammette chiaramente il governatore. Fu grazie alle proteste dei terzignesi che al Governo Berlusconi fu strappato il decreto che assegnava 150 milioni di euro alla Campania come misura finanziaria di sostegno al ciclo integrato dei rifiuti e di compensazione ambientale: le parole “Andretta”, “Cava Vitiello” e “Serre” vennero soppresse dalla legge 14 Luglio 2008, n. 123. Da allora nessun piano è stato disposto, e ci si è messa contro l’Unione Europea che ha bloccato un fondo da 145 milioni, perché già troppi miliardi (!) di euro sono stati sprecati durante i commissariamenti, e i piani presentati da Bassolino prima e da Caldoro poi non convincono. De Magistris parla di interessi “enormi” scippati alla camorra: tanto per iniziare si parla dell’affare da 300 milioni di euro del termovalorizzatore di Napoli Est. “Diversi ambienti vogliono che Napoli resti sotto la spazzatura: mi sembra evidente guardando quel che il Governo non ha fatto. Vogliono la vera e propria emergenza per specularci sopra, rispondono ad interessi poco leciti: con il piano ambientale della Giunta si interrompe quello che è stato il business dei rifiuti a Napoli”. Sul fronte nazionale continua la diatriba tra Lega e PdL: i padani non vogliono rifiuti speciali nelle regioni del Nord – anche se ad oggi le regioni del centro e del sud sono le uniche ad aver dichiarato di volerla accogliere – e spingono anche loro per lo stato di emergenza. Una posizione “irresponsabile” secondo Berlusconi e Caldoro: per il governatore della Campania il decreto che consente il trasferimento di rifiuti fuori regione “andava approvato venti giorni fa” dal Consiglio dei Ministri e la posizione della Lega “è inaccettabile, così come le parole di Roberto Calderoli (ndr, faremo volare le sedie!)”. Calderoli accusa Berlusconi di voler “truffare il Nord” trasformando per legge i rifiuti solidi urbani in rifiuti speciali. In effetti il decreto serve a neutralizzare una sentenza del Tar laziale che dà un’interpretazione “restrittiva” del rifiuto speciale di origine urbana, bloccando 800 tonnellate di rifiuti che andavano fuori dalla Campania. Proprio in virtù della legge oggetto della decisione del Tar, decine e decine di tonnellate di rifiuti industriali pericolosi continuano a viaggiare da Nord a Sud. “Massimo rispetto per le parole di Napolitano ma Napoli non va aiutata” spiega il governatore leghista Zaia “penso che sia lampante la volontà di non risolvere il problema perchè sono già tre anni che il Governo lo sta affrontando: non vorrei dare le colpe ai cittadini, ma in questo lasso di tempo non è stato avviato nessun programma serio. Nel Veneto abbiamo fatto una scelta responsabile anni fa, oggi abbiamo la raccolta differenziata al 60-80% e nella provincia di Treviso non abbiamo le discariche da 11 anni”. Dice la sua anche il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che invita “a non lasciare soli i cittadini di Napoli e della Campania di fronte ai rischi per la salute, perché ne va dell’immagine dell’Italia intera”. Errani aggiunge: “il Governo deve riconoscere l’emergenza convocando un tavolo tra le parti”. Il tempo stringe, e le province campane hanno necessità di svuotare gli Stir, condizione necessaria per il ritorno alla normalità. La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per epidemia colposa perché non sono stati presi provvedimenti adeguati a fronteggiare i disagi connessi alla permanenza dei rifiuti in strada: tra gli indagati ci sarebbero alcuni tecnici, responsabili dell’Asl, che sono tra i soggetti istituzionali responsabili della salute pubblica. Si muove il fronte dei Verdi, con il commissario regionale campano Francesco Emilio Borrelli che racconta: “Un gruppo di imprenditori e cittadini napoletani, guidati da Alessandro e Andrea Cannavale, figli dell’attore recentemente scomparso Enzo, ha lanciato una campagna per la riduzione dei rifiuti conferiti nel week end. Il progetto si chiama “questo fine settimana, adotta il tuo sacchetto” e invita i napoletani a conservare la spazzatura nel week end dentro le proprie abitazioni al fine di diminuire il numero di tonnellate per le strade della città”.

di Francesco Servino