Latte inquinato, arrestato l’imprenditore Gravante

Il personale del Comando Provinciale di Caserta del Corpo Forestale dello Stato ha eseguito, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, un ordine di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Gravante, 75 anni, proprietario del marchio commerciale “Foreste Molisane” e di diverse società operanti nel settore zootecnico e agroalimentare per la produzione, trasformazione ed imbottigliamento del latte .

Gravante si trova adesso agli arresti domiciliari: l’accusa, per lui, è quella di aver minacciato di licenziamento i dipendenti di una sua azienda di Gioia Sannitica affinchè smaltissero gli effluenti dell’allevamento di bestiame e i reflui provenienti dalle sale di mungitura direttamente nel fiume Volturno. I dipendenti, inoltre, erano costretti a sversare nel fiume le acque di lavaggio delle stalle e delle sale di mungitura, addizionate a prodotti detergenti ed acidi di notevole intensità, e a bruciare e interrare rifiuti speciali.

Le indagini sono scattate in seguito all’autodenuncia di un ex dipendente dell’imprenditore criminale che ha rotto il muro di omertà per asserito senso civico: l’uomo ha ammesso di aver preso parte, per lunghi anni, a condotte illecite di smaltimento dei rifiuti per ordine del suo proprietario e sotto minaccia di licenziamento.

All’autodenuncia sono seguite ulteriori circostanziate e concordanti dichiarazioni da parte di alcuni ex dipendenti che hanno confermato la costrizione a compiere i reati in oggetto al fine di non essere licenziati. I rei confessi sono tutti indagati a piede libero per il reato di attività di gestione non autorizzata dei rifiuti.

L’attività di smaltimento illecito dei rifiuti andava avanti da venti anni e veniva svolta con modalità tali da eludere i controlli, generalmente in orario serale o notturno o in occasione di piogge e temporali, momento adatto a mascherare i reflui dell’allevamento nella limacciosità delle acque del Volturno, grazie a un sistema nascosto di pompe idrauliche e canalizzazioni pronte all’occorrenza. Ogni giorno, nelle acque, veniva rilasciato un carico organico specifico pari a quello di una città di 24mila abitanti.

Qualche anno fa il WWF ha denunciato lo stato di degrado del fiume Volturno: nel 2011 sono state condotte indagini anche col telerilevamento ad opera del Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato e della Guardia Costiera di Napoli che hanno portato al sequestro di una serie di scarichi illeciti, alcuni provenienti da aziende bufaline, senza che emergessero responsabilità a carico dell’azienda di Gravante, abile ad eludere i controlli.

Inoltre, nell’azienda di Gravante, all’interno di grosse buche appositamente predisposte, avveniva l’incenerimento e l’intombamento dei rifiuti: ogni giorno, dal 1994 al 2008, sono stati bruciati e interrati, su una superficie di 100 mq e a una profondità di circa 3 metri, tutti gli scarti dell’azienda consistenti in bottiglie di Tetra Pak, polietilene e polietilene tereflatato oltre a etichette di carta e di plastica, per un equivalente di 6,5 quintali di rifiuti al giorno e il tutto per ottenere un risparmio sui costi di smaltimento di appena 30 centesimi al chilo Secondo l’ordinanza del gip, l’indagato non voleva proprio sentir parlre di rifiuti e pretendeva che gli scarti fossero eliminati secondo il metodo criminale.

Ma la vergogna più grande è che il comune di Gioia Sannitica, nel 2007, abbia conferito a Gravante la cittadinanza onoraria nominandolo “re del latte”, nonostante l’imprenditore ricevesse un contributo pubblico di circa 70 euro per il benessere di ciascun animale ma tenesse le sue bestie in una condizione insostenibile, immerse nei liquami. Ancora più inquientante è il racconto di un dipendente secondo il quale il latte scaduto reso veniva mischiato con quello in lavorazione e nuovamente messo in commercio.

Nei prossimi giorni il Corpo Forestale dello Stato, insieme agli uomini e ai mezzi dell’Esercito Italiano, 21esimo Reggimento del Genio Guastatori di Caserta, in collaborazione con l’ARPAC, effettuerà dei saggi di scavo atti a rinvenire, caratterizzare e campionare i rifiuti tombati nel sottosuolo. E chissà che non emergano altri particolari agghiaccianti.

di Francesco Servino