Girolamini, tra politica e strani intrecci

E’ notizia recente la confessione di Massimo De Caro di aver rubato “una ventina di antichi erbari” dalla biblioteca del ministero dell’agricoltura. Difeso dai penalisti Leo Mercurio, Ester Siracusa e Grazia Volo, racconta anche i metodi utilizzati: l’investitura politica, l’amicizia con il custode e i libri preziosi sottratti di notte con degli scatoloni.

Una vita da falsario: sedicente dottore, professore all’Università di Verona e principe di Lampedusa, in realtà non è nulla di tutto questo. Grazie agli appoggi della politica, in particolare dell’associazione nazionale del Buongoverno, che ha come presidente nazionale onorario Marcello Dell’Utri e della quale Massimo Marino De Caro era segretario organizzativo nazionale, il bibliofilo riusciva a coprire ogni sua magagna, fedele ai canoni borgesiani che da sempre lo contraddistinguono. Una carriera “pirotecnica”: assessore alla cultura al comune di Orvieto, responsabile per le relazioni istituzionali dell’Inpdap per il Nord Est, vicepresidente della società di gestione del porto di Rimini, console onorario del Congo e presidente di Avelar Energia dal 2007 al 2010, società della holding Renova, di proprietà dell’oligarca russo Victor Vekselberg.

“Hanno messo un lupo a guardia degli agnelli”: così, secondo Maurizio Bifolco, assistito dai penalisti Elio e Manuela Palombi, che per quindici anni ha svolto il ruolo di libero professionista nelle principali case d’aste d’Europa, era stata commentata in certi ambienti la notizia della nomina di De Caro alla guida della biblioteca dei Girolamini, la più antica della città di Napoli, aperta al pubblico nel 1586 e dotata di più 159mila libri, alcuni dei quali molto antichi, con pregevoli fondi librari.

L’istituzione versa da anni in stato di degrado: la precarietà della custodia avrebbe portato alla sparizione di migliaia di volumi. Dal 2012, inoltre, il “lupo” avrebbe fatto incetta: Marino Massimo De Caro, “creatura” di Dell’Utri e di Galan, nominato direttore della biblioteca da Lorenzo Ornaghi, ministro per i beni e le attività culturali, ex rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, era come un bambino in un negozio di caramelle. Una nomina che ha suscitato perplessità, tanto che degli esponenti della cultura partenopea, guidati dal professor Francesco Caglioti, docente ordinario di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università Federico II di Napoli, organizzano una raccolta firme per sollecitarne la rimozione. Tomaso Montanari, anche lui docente di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università Federico II di Napoli, scriveva nel suo blog sul Fatto Quotidiano di aver trovato la biblioteca della chiesa dei Girolamini in un caos indescrivibile e di aver sentito voci di “auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili”. Eppure nel 1981 lo storico Luigi Firpo fu profetico: “Cacciate via i cattivi custodi, restituite i Girolamini alla Napoli seria e civile”.

Inizialmente De Caro aveva giustificato i furti dicendo di aver portato via i libri per restaurarli e proteggerli dalle tarme. Dopo essere stato raggiunto da una seconda ordinanza cautelare con l’accusa di associazione per delinquere, De Caro ha ammesso di aver venduto una parte di quei testi, anche all’estero, e di aver guadagnato 35-40mila euro. Soldi che, a suo dire, voleva “utilizzare per riqualificare la Biblioteca” e per coprire le “tante spese” affrontate fino ad allora di tasca sua. Dichiarazioni rilasciate davanti al gip Francesca Ferri del Tribunale di Napoli. Alcuni testi vengono inviati alla casa d’aste di Monaco di Baviera “Zisska e Schauer”: 500 volumi posti sotto sequestro e in attesa della rogatoria internazionale. Per il gip Ferri, proprio in virtù della facilità con la quale i libri uscivano dall’Italia per essere consegnati, ad esempio, alle case d’asta straniere, De Caro può essere definito “capo e promotore di una vera e propria organizzazione criminale transnazionale” finalizzata all’acquisizione dei libri.

Padre Sandro Marsano, il religioso che aveva abdicato dal proprio ruolo di direttore per far posto a De Caro, rimanendo consevatore della biblioteca, sarebbe stato consapevole dei libri sottratti e venduti da De Caro e avrebbe intascato a più riprese denaro dal direttore, fino a 60mila euro, accompagnandolo in numerosi viaggi in Italia e all’estero. Senza la collaborazione di Marsano, De Caro non avrebbe potuto portare a termine l’obiettivo di accedere ad ogni ora, in compagnia di soggetti di sua esclusiva conoscenza, alla biblioteca, di pernottare all’interno del complesso e di ottenere la disattivazione del sistema di videosorveglianza dei locali. La condotta “omissiva e commissiva” di Marsano non sarebbe in alcun modo giustificata.

Il 19 Aprile 2012, a seguito dell’apertura straordinaria della biblioteca Giambattista Vico (il filosofo napoletano, così come Benedetto Croce, era un assiduo frequentatore della biblioteca e ad essa donò le prime edizioni di tutte le sue opere), l’intero complesso librario viene posto sotto sequestro dai carabinieri. L’iniziativa “La verità con i tuoi occhi” doveva essere il giorno in cui De Caro e Marsano mostravano il lavoro di recupero della storica biblioteca. Tra la folla anche il maestro Roberto De Simone. Piomba la procura, che mette sotto sequestro la biblioteca, per evitare la sparizione dei libri e l’inquinamento delle prove. Otto riprese video inchioderebbero De Caro nell’atto di sottrarre i preziosi testi. Il direttore finisce sotto indagine da parte del nucleo tutela del patrimonio artistico dei carabinieri di Roma, coordinato dai pm Michele Fini e Antonella Serio e dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo, e si autosospende dall’incarico. I pm ipotizzano la sottrazione di oltre 2200 libri. Le indagini portano inoltre al ritrovamento, in provincia di Verona, di un deposito contenente 257 volumi trafugati a Napoli. Molti volumi hanno già preso la via dell’estero: si viene a conoscenza di alcuni acquirenti residenti in Inghilterra, Giappone e Stati Uniti, nei confronti dei quali vengono avviate le procedure di recupero del materiale venduto illegalmente. Le indagini portano inoltre all’arresto del direttore De Caro, del conservatore della biblioteca padre Sandro Marsano, difeso dall’avvocato Bruno Von Arx, e all’apertura di indagini nei confronti del senatore del PdL Marcello Dell’Utri e della sua collaboratrice Maria Grazie Cerone.

Il nome di Dell’Utri salta fuori quando la Procura di Napoli dispone la perquisizione di un appartamento in via Crispi a Roma, le cui utenze risultano intestate a Marino Massimo De Caro. L’appartamento risulta essere la sede del Circolo del Buongoverno, associazione che fa capo al senatore: Maria Grazia Cerone, collaboratrice di Dell’Utri, già indagata in stato di libertà, e Marino Massimo De Caro riferiscono ai carabinieri che nei locali ha sede la segreteria politica di Dell’Utri e che la stanza occupata fino a un anno fa da De Caro è saltuariamente occupata da un collaboratore del senatore. A questo punto, “per il rispetto dovuto alle prerogative parlamentari tutelate dalla Costituzione”, i carabinieri non danno corso alla perquisizione. Un atto di depistaggio, secondo il gip, in quanto la stessa Cerone spiegava a una conoscente che proprio perchè lei aveva “dichiarato queste cose” i carabinieri non hanno portato via niente. In un’altra conversazione, la Cerone aggiungeva: “Sinceramente la roba è tanta, la roba è tanta, eh… Tante scatole, perciò è impossibile portale via”.

Tre i rarissimi libri rubati da De Caro che sono finiti nella celebre collezione del suo amico bibliofilo Marcello Dell’Utri, indagato a Firenze per una vicenda collegata: si tratta di un testo di Giambattista Vico, il De Rebus Gestis, uno di Leon Battista Alberti, il Momo, e una preziosa “legatura” di Demetrio Canevari, che sul mercato mondiale vale una fortuna. Precedentemente, anche due edizioni originali di un libro di Galileo Galilei edito a Padova nel 1606 dedicato a Cosimo II (Le operazioni del compasso geometrico e militare) sono finite nella collezione di Dell’Utri: ce n’erano due sole copie in Italia, una nella biblioteca dell’Università di Padova e un’altra nell’Abbazia di Monte Cassino. Rubate tutte e due e sostituite con delle copie costruite da un abilissimo falsario.

I libri, per il senatore, col tempo sono divenuti una vera e propria garanzia: per 659mila euro rivenderà a De Caro una lettera scritta da Cristoforo Colombo. Nel 2007 Dell’Utri decide di comprare i diari di Mussolini per 12 milioni di euro: si rivelano un falso prodotto da una signora di Vercelli, tale Amalia Panvini, già condannata per la produzione di altri falsi manoscritti del duce. Dell’Utri spende e spande per allargare la sua biblioteca tramite un conto corrente aperto presso il Credito Cooperativo Fiorentino, presieduto dall’amico e collega di partito Denis Verdini. Un conto che già nel 2006 risultava scoperto per due milioni di euro: a coprire i buchi interveniva Silvio Berlusconi, ma nei periodi di emergenza la banca permetteva a Dell’Utri aperture di credito senza garanzie, esclusa la villa di Torno, ipotecata fino al terzo grado. Nella biblioteca di via Senato, nel centro di Milano, lasciata a Settembre di quest’anno per i costi “non compatibili” dell’affitto (i 120mila libri custoditi finiranno in un anonimo centro polifunzionale di Segrate), è passata la crème de la crème della mafia: da Natale Sartori, socio della figlia di Vittorio Mangano, seguito fino a lì dalla Dia, a Salvatore Aragona, che al telefono con Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio, dirà che Dell’Utri, per le elezioni del 1999, ha preso impegni con il boss Gioacchino Capizzi ma “poi non s’è fatto più vedere”. Dai mafiosi all’immagine di uomo colto: gira a un certo punto la voce, alimentata ancora nel 2012, che Dell’Utri sia vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Bibliofilia di Umberto Eco, l’Aldus Club, poi smentita dallo stesso scrittore che dirà “io, che predico l’astensione dalle cattive compagnie, sarei presidente dell’Aldus Club di cui è vicepresidente Marcello dell’Utri. E’ altresì falso che Dell’Utri sia vicepresidente dell’Aldus Club anche perché non ne è neppure socio”. Nel Febbraio 2010 Dell’Utri chiede l’ennesima proroga al fido per 400mila euro: il Cda dell’istituto la concede perchè il senatore è uno dei maggiori collezionisti al mondo di libri antichi. La sua collezione dovrebbe avere un valore di alcuni milioni di euro, inoltre dovrebbe vendere qualche volume. Invece continua ad acquistare: il 29 Marzo sborsa 17mila euro per 17 volantini delle Brigate rosse stampati nelli anni ’70. Nel frattempo arrivano i liquidi dall’amico Berlusconi, che per 20 milioni di euro compra la villa del senatore sul lago di Como. Sono gli ultimi fondi: Berlusconi chiude i rubinetti e Denis Verdini, coinvolto nello scandalo P3 che lo vede indagato per corruzione e violazione della Legge Anselmi sulle società segrete, si dimette da presidente e consigliere del Cda del Credito Cooperativo Fiorentino.

Anche Giancarlo Galan riceve in regalo un libro antico, sulla caccia, rubato ai Girolamini: l’ex ministro si giustifica dicendo di aver introdotto De Caro al ministero dell’Agricoltura, e poi ai beni culturali perchè non poteva dire di no a “un uomo quale deve tutto: Marcello Dell’Utri”. Galan, dopo la nomina a ministro per i Beni Culturali, avrebbe detto a De Caro: “Massimo, per le biblioteche hai carta bianca”. Per Diana De Feo, parlamentare del Popolo della Libertà e moglie dell’ex direttore del Tg4 Emilio Fede, De Caro, chino sui volumi sparsi alla rinfusa, ricorda l’immagine suadente “di un medico amorevolmente dedito ai suoi pazienti da curare”.

De Caro aveva organizzato la sottrazione, il trasporto e la vendita di cica 4mila testi sottratti ai Girolamini. Il “lupo”, in qualità di consigliere dell’allora ministro Dell’Utri, rubò anche un trattato di Galileo Galilei, il Siderus Nuncius, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli sostituendolo con un fac-simile. Al gip Francesca Ferri, De Caro dichiara: “Mi bastarono pochi giorni per comprendere la fragilità dei Girolamini e la possibilità di sottrarre libri. Ciò che mi fu subito chiaro, in particolare, è che erano già numerosi gli ammanchi e questo rendeva più semplice portare via ciò che mi interessava. Il primo trasporto avvenne già a metà Giugno, e fui io stesso nei giorni precedenti a selezionare i volumi da portar via, non potendomi avvalere di altri, poichè non avevo ancora ottenuto da Marsano la disattivazione degli allarmi della struttura. Dinanzi al movimento di denaro creatosi attorno a me e alla Biblioteca, fui avvicinato da don Marsano. Gli dissi che il denaro che vedeva uscire dalle mie tasche e che ormai avevo preso a consegnargli a più riprese proveniva dagli anticipi dell’asta in Germania, dove avevo fatto confluire volumi della Biblioteca, che gli indicai come doppioni non registrati. Marsano si limità a dirmi che era bene che nessun altro, all’infuori di noi due, fosse a conoscenza di ciò”.

Per fare sparire i pezzi più pregiati, circa 100mila volumi sono stati spostati e gli antichi cataloghi manomessi, tagliati e raschiati per cancellare le tracce. Per non essere intercettati e parlare indisturbati, De Caro e Marsano si rifugiano nel santuario di Pompei e in una villa degli scavi, lasciando i cellulari in Biblioteca: il direttore promette al religioso che se fossero precipitati gli eventi avrebbe escluso ogni sua responsabilità. In una delle perquisizioni a casa di Marsano vengono trovati 44 volumi, dei quali almeno 6 risultano “con certezza provento di furto: 3 rubati dall’Istituto Culturale Società di Scienze, Lettere ed Arte di Napoli e altri 3 dal Convento dei Colleviti di Pescia (Pistoia)”.

Il 29 Agosto 2012, dal carcere di Poggioreale, padiglione Firenze, nel quale è tutt’ora detenuto, Marino Massimo De Caro scrive una lettera al direttore del Corriere del Mezzogiorno nella quale si dichiara preoccupato per le sorti della biblioteca dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli istituita dall’avvocato Gerardo Marotta e, citando Oscar Wilde, dichiara “le peggiori cose si fanno con le migliori intenzioni”, chiedendo scusa per ciò che ha fatto. Nella stessa lettera De Caro definisce “ottuso” il modo di vedere la cultura da parte del professor Tomaso Montanari e invita le “migliaia di intellettuali” (2mila, tra cui Dario Fo, Franca Rame, Mirella Barracco, Gerardo Marotta, Cesare de Seta, Carlo Ginzburg) che hanno sottoscritto la petizione promossa da Montanari per denunciare “l’inadeguatezza” di De Caro, privo “dei benchè minimi titoli scientifici” e della “minima competenza professionale”, a sottoscrivere una donazione annuale di “15 centesimi al giorno” per provare a pagare il fitto per una degna sede alla importantissima biblioteca di Marotta, rendendosi disponibile a pagare questo “obolo” per la cultura e per i libri. Riferendosi infine, ancora una volta, al professor Montanari, De Caro conclude “nella cultura il privato non è il diavolo” e “amor librorum nos unit”. Verso la fine degli anni ’70, l’avvocato e filosofo Gerardo Marotta ottenne dal Governo l’autorizzazione a collocare nel convento i suoi preziosi libri e alcune attività dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ma il progetto, complice anche il terremoto dell’Irpinia, non andò in porto, e nella biblioteca trovarono ricovero gli sfollati. Da allora ha avuto inizio l’incuria e l’abbandono.

Furti in Italia e all’estero, rapporti con oscuri oligarchi russi che avrebbero versato consistenti somme di denaro a Dell’Utri, tramite De Caro, giustificate dall’acquisto di un documento antico. Intrallazzi perfino a Buenos Aires, città dove De Caro ha vissuto per anni: Alejandro Cabello, suo assistente personale (come si apprende su Linkedin), fa luce sui rapporti tra il suo datore di lavoro e il libraio argentino della “Imago Mundi” Daniel Guido Pastore, coinvolto in un’inchiesta su una serie di furti alla Biblioteca Nazionale di Madrid e a quella di Saragozza. Una vicenda che riguarda il traffico di libri dello scrittore argentino Jorge Luis Borges e sull’antico gioco del calcio fiorentino sulla quale ha indagato la polizia spagnola. Secondo Cabello, si trattava di “cinque libri antichi di notevole valore tutti relativi al gioco del calcio fiorentino e tutti di piccole dimensioni”. Cabello li avrebbe ritirati a Buenos Aires verso la fine di Febbraio nell’appartamento di Pastore e portati a Verona a casa di De Caro.

Il 4 Gennaio 2013 è fissata la prima udienza del processo immediato nel filone sul peculato dinanzi alla quarta sezione del Tribunale di Napoli. Oltre a De Caro, sotto processo finiranno la presunta socia ucraina Viktoria Pavlovskiy, Alejandro Eloy Cabello e sua moglie Lorena Paola Weingadt, Mirko Camuri, ballerino professionista e “custode” dei libri trafugati.

di Francesco Servino