Dossier tumori, intervista a Maria Rosaria Esposito

Avvocato, qual’è l’utilità del censimento che avete condotto?

L’idea era quella di aggiornare il registro dei tumori di Terzigno, che esiste ed è fermo al 2007. Un gruppo di volontarie, a partire dal mese di Novembre dello scorso anno, ha raccolto in forma anonima i dati, contrassegnando le patologie tumorali con dei codici. Abbiamo raccolto un centinaio di schede, senza l’aiuto delle istituzioni, ma i casi di tumore a Terzigno sono molti, molti di più. Molte di queste schede non sono state compilate direttamente dai malati, che nel frattempo sono venuti a mancare, ma dai loro familiari e parenti, e coprono un arco di tempo che va dal 2007 a oggi. Circa la metà dei casi, il 41%, fanno cerchio attorno alla discarica di cava Ranieri. Le istituzioni, l’ASL, l’Arpac e la Procura devono indagare per capire quali sostanze pericolose stanno provocando l’insorgenza di gravi malattie. Malattie che si sviluppano in una forma molto rapida e aggressiva, come confermano i medici. Quando avremo tutti i dati agganciati al registro dei tumori chiederemo alle istituzioni e all’amministrazione comunale che venga bonificato il territorio.

Cosa la impressiona delle testimonianze raccolte?

La cosa che mi ha colpito è l’incidenza delle malattie in una strada che affaccia su cava Ranieri, in cui in tutte le abitazioni ci sono problemi legati ai tumori, anche all’interno della stessa famiglia, con marito e moglie morti a distanza di appena un mese. Un caso che mi ha sconvolto è la morte di un mio compagno di classe, che ha lottato fino all’ultimo contro la malattia, e di una mamma che ha preso parte con noi ai presidi e che in un paio di mesi si è spenta per leucemia, lasciando soli al mondo due figli piccoli. A Terzigno ammalarsi di tumore è diventato comune come avere l’influenza.

Il sindaco di Terzigno ha emesso un’ordinanza che vieta l’utilizzo dei pozzi perché le falde acquifere sono inquinante: non basta come provvedimento?

Il sindaco, con l’ordinanza che vieta l’uso dei pozzi artesiani, si è semplicemente scrollato di dosso le responsabilità che gli spettano e non ha per niente risolto il problema: ricordo che è lui l’ufficiale di governo rispetto alla salute dei cittadini, e ha il potere e la facoltà di bonifica, non solo delle acque ma anche del suolo. Il punto è sapere che cosa il Comune sta facendo per risolvere la situazione. L’ordinanza non basta, ed è per questo che ho scritto un’istanza che verrà depositata a breve, sottoscritta dai cittadini di Terzigno, in cui richiedo ai sensi dell’articolo 5 della convenzione di Aarhus una serie di atti che il sindaco di Terzigno avrebbe dovuto mettere in esecuzione per la salute dei cittadini.

Da una conferenza dei servizi saltò fuori la proposta di irrigare le coltivazioni con il percolato depurato proveniente dalla Sari.

Questa proposta non è passata perché alla conferenza dei servizi erano presenti i comitati e i cittadini di Terzigno che si sono opposti. Non possiamo vivere con l’incubo costante e perenne che ci sia qualcuno che attenti alla nostra salute se ci distraiamo un attimo. Ci dobbiamo mantenere sempre in rete e sempre informati perché temiamo che in qualsiasi momento possa verificarsi una situazione di pericolo.

Che senso ha la sua lotta?

Lottare per i propri diritti e per le cose giuste è un dovere delle persone e un esempio da dare ai propri figli. Solo quando avremo in Campania un ciclo dei rifiuti virtuoso e non criminale la situazione a Terzigno e in tutte le zone martoriate si normalizzerà. Dobbiamo controllare la filiera, da quando il sacchetto esce dalla casa del cittadino fino all’ultimo atto. Tutto quello che lasciamo a terra, tutto quello che bruciamo, lo lasciamo ai nostri figli: gli stiamo regalando un Inferno.

Come avvocato quali sono le difficoltà che incontra?

L’emergenza continua in Campania ha prodotto una serie di leggi che hanno derogato ai criteri più normali. Data la situazione, è difficile trovare un escamotage che ci consenta di fermare la gestione criminale dei rifiuti. Gli avvocati non ci sono riusciti. Non ci sono riusciti a Serre, non ci sono riusciti a Chiaiano. Pianura sta venendo fuori da un processo terrificante dal quale è emerso che lo sversamento di rifiuti illeciti ha prodotto una serie di morti e una situazione sanitaria disastrosa. Non voglio che Terzigno diventi un’altra Pianura: al di là del dato processuale, al di là del nesso causale rimane un dato fondamentale, rimane la vita delle persone.

di Francesco Servino